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Tamorre in alto per l’ultimo saluto a Marcello Colasurdo

A Pomigliano d’Arco chiesa gremita per i funerali di Marcello Colasurdo, grande interprete della tammurriata e della musica popolare vesuviana

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Una chiesa gremita di persone, centinaia se non migliaia di persone, che hanno cantato e ballato, pianto e partecipato come al funerale di una persona di famiglia. Le immagini che da ieri pomeriggio copiose sono state pubblicate sui social, partecipazione collettiva all’ultimo saluto, raccontano chi è Marcello Colasurdo. Un grande artista, una vita intensa e geniale, vibrante e straordinaria. Era nato a Campobasso 68 anni fa ma era campano nell’anima, anima e voce della musica popolare vesuviana e del territorio che l’aveva adottato. 

Mercoledì la notizia è arrivata come un fulmine, purtroppo non inaspettata per le sue condizioni di salute, ed immediato è stato il fiume impetuoso di commozione, ricordi, commiati, sui social e non solo. Chiunque ha ballato al ritmo della sua tamorra, chiunque l’ha conosciuto in mille e più occasioni, ha sentito di aver perso una parte della sua vita e una persona cara e familiare. «Adesso alzate le vostre tammorre nell'alto dei cieli e suonate per me! Io da lì continuerò a suonare per voi nei cerchi della terra e dei campi elisi. grazie a tutti per l'amore che mi avete dato» è una frase che si è diffusa in poche ore e ha unito nell’abbraccio del ricordo del re della tammurriata, della voce della musica popolare vesuviana e una persona generosa e sempre pronta a dar voce alla sua terra. Ci sono stati studenti che hanno ricordato come sia giunto nella loro facoltà tornando da una registrazione in uno studio RAI, operai che hanno ricordato come Colasurdo li ha raggiunti ed è stato la voce della loro lotta per il lavoro, ha cantato contro la guerra (sul suo profilo facebook e anche sul manifesto funebre spicca la sua frase «meglio na tammurriata che na guerra»). E, poi, ovviamente, Mamma Schiavona, la Madonna di Montevergine e la Juta dei femminielli. «La sua intima relazione di amore per Montevergine continuerà a risuonare per sempre nella musica delle tammorre di tutti i pellegrini di Mamma Schiavona – ha scritto il sindaco di Mercogliano Vittorio D’Alessio - la Candelora a Montevergine 2024 sarà dedicata a te, amatissimo Marcello». 

Interprete della canzone tradizionale vesuviana, voce storica degli 'E Zezi - Gruppo Operaio,  nel 1996 fondò i Marcello Colasurdo Paranza, ha collaborato con tanti rappresentanti della musica popolare (o ad essa collegati): Nuova Compagnia di Canto Popolare, Enrico Capuano, Modena City Ramblers, Almamegretta,  99 Posse, Daniele Sepe ed altri. È stato anche attore cinematografico e teatrale, lavorando per registi come Federico Fellini e Mario Martone. 

In uno dei reportage entrati nella storia del giornalismo italiano di tutti i tempi Pansa esordì “scrivo da un paese che non c’è più”. Marcello Colasurdo è stato la voce, la danza, la gioia e la passione di c’era, c’è e ci sarà. Quella Napoli da mille colori cantata da Pino Daniele, quei mille colori che riescono sempre a splendere oltre ogni avversità, ogni ingiustizia, ogni disgrazia, ogni sporco su una carta che – parafrasando sempre Pino Daniele – si esprime pulita. E colorata. Quella Campania che è un pezzo di mondo ai piedi del Vesuvio, mondi che si incontrano e da sempre nella Storia costruiscono arcobaleni di incontri, culture, passioni, vite, di storie che forse non finiranno mai sui libri della Storia con la S maiuscola ma lo sono. Il popolo di Mamma Schiavona che tutto perdona e tutto può, la Candelora che a Montevergine è la Juta, è devozione che sa andare oltre la devozione ed è una festa che è scolpita degli annali delle tradizioni popolari italiane e non solo. 

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