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L’avvincente dualismo di STRE torna a catturare menti e cuori in “Uscire”, un inno dance-pop iper catchy dall’attitude punk che si muove tra passato, presente e futuro

STRE riconferma versatilità, originalità e carisma in “Uscire”, un’esplosione di ritmo per ritrovarsi e ricominciare

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Come promesso a fine 2022, in occasione dell’uscita di “A Pezzi”, brano apprezzatissimo da pubblico e addetti ai lavori, trasmesso dalle più illustri emittenti italiane ed eseguito live sul palco del Lungomare partenopeo per il prestigioso Capodanno a Napoli 2023, il cantautore, musicista, regista e videomaker campano STRE torna in radio e nei digital store con “Uscire”, il suo nuovo atteso singolo.

Eclettico, brillante, camaleontico e definito dalla critica come una delle migliori promesse della scena pop-rock nazionale, l’artista inaugura l’anno con un pezzo che riconferma la versatilità della sua Arte, senza abbandonare l’affascinante dualismo a cui ci ha abituati sin dalla sua prima release.

Il titolo, infatti, racchiude come sempre un’accezione ambivalente, enfatizzata anche da un abbraccio melodico il cui punto di forza è la spiccata originalità dell’arrangiamento, che spazia da suoni di matrice euro-dance anni ’90 a ritmi tipicamente punk-ska con sfumature funky, accennando a barre rap nelle strofe; il tutto, per raccontare le difficoltà derivate dalla fine di una relazione che possono, o per meglio dire, necessitano, di un balzo oltre se stessi, oltre il proprio dolore, per essere comprese, affrontate e lasciate andare.

“Uscire”: da una relazione di coppia giunta al capolinea, da tutte le abitudini legate ad essa, da quella comfort-zone che rappresenta sì afflizione e tormento, ma è pur sempre familiare alla nostra coscienza, connessa a tutti quei ricordi, rapsodici e costanti al contempo, che ci impediscono di riappropriarci della nostra libertà individuale, della nostra identità. Ma anche “uscire” con gli amici per un drink e staccare i pensieri, evadendo per qualche istante da quelle gabbie interiori in cui noi stessi ci inseriamo per il timore di un salto nel vuoto che non è altro che un tuffo nell’amor proprio, cullati da quelle wave autentiche e connaturate al nostro DNA che ci consentono di ritrovare noi stessi.

«Questa canzone – dichiara STRE -, costituisce il sequel diretto di "A pezzi", in cui descrivevo quanto mi sentivo frammentato, sia moralmente che fisicamente. In "Uscire", racconto ciò che ne consegue, ovvero, come ho scritto nel testo, quel momento in cui "dovrò poi ricucire", per poi “resuscitare". Perché dopo la fine di una relazione, ci si sente un po’ morti dentro, si instaura una routine dalla quale è difficilissimo discostarsi in maniera istantanea, da un giorno all'altro».

Una routine da cui la mente non riesce a sfuggire, tornando senza sosta a quei momenti condivisi, distrutti a volte dalla stessa abitudine, da quella consuetudine tanto cara all’essere umano che tende troppo spesso a trasformarsi in monotonia, riflettendo in maniera sempre più opaca e distopica un’immagine divenuta ormai irregolare, frastagliata in quei bordi che un tempo erano il confine di pace e serenità, ma ora sono soltanto un ciglio raggelato, con «tutte le parole da scongelare»,  da cui scorgere la nostra vita a picco sul mare, un mare da cui possiamo scegliere se farci travolgere e affondare, o trasportare a riva per ricominciare a vivere - «tutto da ricominciare, dopo di te» -.

«In questo brano – conclude l’artista – ho voluto coniugare l’uscire da una storia d’amore all’uscire con gli amici per andare in città a bere qualcosa, come ho cercato di esprimere nella copertina, che raffigura un drink versato in un bicchiere che sta per rompersi in mille pezzi, e questo per prendere il largo, appunto “uscire”, da quel dolore che ci impedisce di pensare e lasciar andare definitivamente ciò che ormai si è rotto e ci fa solo del male».

La release è accompagnata dal volutamente irriverente videoclip ufficiale, girato nel cuore di Napoli ed immancabilmente diretto e montato dallo stesso STRE, che si ritrova, come in un incubo, catapultato dal suo letto nel caos cittadino, in un sublime traslato della stasi nei confronti dell’esistenza; un’esistenza celere e frenetica, intenta a proseguire la sua corsa inarrestabile, mentre il cuore di chi soffre la osserva statico, inerte, immobile. La clip, in una perfetta commistione di passato, presente e futuro, eleva il valore intrinseco del brano mediante metafore visive e l’alternanza di sequenze più vintage con riprese in stile VHS.

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