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I Rosso Marte ci raccontano il loro nuovo singolo "Abbandonati alle cose"

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Esce giovedì 13 ottobre 2022 su tutte le piattaforme digitali "Abbandonati alle cose", il nuovo secondo singolo dei Rosso Marte. Un nuovo capitolo tormentato per il duo di Roma che si conferma una delle nuove realtà più interessanti dell'underground della capitale. 

Un brano che nasce da un pattern di batteria di Luca, dove Claudio ha trovato un riff in seguito. Il testo è nato da un collage di frasi scritte in momenti diversi. Raccontano di un senso ritrovato dopo un passato tormentato, di come soffrire per amore ci cambia e può spaventare rimettersi in discussione, il messaggio è: non bisogna chiudersi in se ma abbandonarsi agli eventi della vita, saperli cogliere e affrontare comunque, perché ne vale la pena. Una canzone che ha trovato subito la sua collocazione e amata dalla band per la sua diversità e unicità. Un riff isterico e armonico allo stesso tempo, trova la sua collocazione in un canto sofferto ma gioioso e sonorità tra il funk e lo stoner.

Era impossibile resistere, e abbiamo fatto loro qualche domanda. 

  • Quali sono le cose a cui vi siete abbandonati? 
     

Ciao e grazie per l’intervista! Ci siamo abbandonati ai sentimenti, alle emozioni. Si vive per quello, infatti la canzone parla della difficoltà di aprirsi a nuove emozioni avendo sofferto molto per una storia passata. Si parla di una storia d’amore, ma vale anche per tutto il resto, noi esortiamo ad abbandonarsi agli eventi della vita, traendone il meglio, per quanto certi eventi trascinino con sé dolore e amarezza vale sempre la pena viverli. In un certo senso si segue il filo logico aperto con “Godi e Persevera” il nostro primo singolo, che incita  a seguire i propri obiettivi senza dimenticare d godersi la vita. In questo secondo capitolo si va più sulla sfera sentimentale, anche musicalmente molto diversa, vogliamo da subito mettere in risalto i nostri diversi volti musicali.

  • É vero che, per quanto riguarda l'amore e le sue ferite, il tempo guarisce ogni ferita? 


Assolutamente no, si può avere l’illusione attraverso il tempo di far assopire il dolore, guarire le ferite, ma le cicatrici rimangono sempre. L’unica differenza rispetto a quelle reali che sono solo un segno indolore, quelle dell’anima tornano più o meno spesso a solleticarci e a perseguitarci. Dipende chiaramente da quanto profonde siano le ferite, detto ciò, citando Fight Club: Non vogliamo morire senza cicatrici. 

  • Avete avuto delle esperienze dolorose comuni che vi hanno unito in questo brano? 

Siamo entrambi usciti da una lunga storia d’amore proprio in concomitanza con la nascita della band, quindi in qualche modo ci siamo sentiti vicini anche su questo aspetto. Ci confidiamo spesso sulla nostra vita sentimentale, siamo diventati buoni amici e ci chiediamo consigli a vicenda. Nella nostra esperienza è fondamentale avere sentimenti in comune con gli altri membri della band, se non si cantano le stesse idee, la stessa gioia o lo stesso dolore, la band non ha molto senso di esistere .

  • Roma vi ha accolto bene? Vi siete già esibiti dal vivo dal vostro debutto discografico con "Godi e perservera"? 
     

Ci siamo esibiti in una “data zero” fuori Roma a Castel Madama, la sera stessa dell’uscita del primo singolo. Una bella festa che abbiamo voluto fare per debuttare nel modo migliore che conosciamo: suonando e festeggiando con gli amici. Abbiamo avuto anche modo di sperimentare la nuova scaletta per il prossimo tour. È stata una bellissima serata e siamo stati felicissimi di questo riscontro così sentito, ci è servito molto. Abbiamo fatto molti concerti dal 2021 fino a settembre, anche nel periodo in cui le nostre energie erano focalizzate sulla registrazione e la post produzione dell’EP. Ma abbiamo notato che è stato un vero e proprio percorso di miglioramento, possiamo affermare entrambi che il live set che abbiamo oggi sicuramente ci rappresenta al meglio, anzi è proiettato già nel prossimo lavoro in studio. Il primo live ufficiale dopo l’uscita di “Ciao Freud” sarà  sabato 12 novembre al Whislist a Roma, in occasione del Release Party dell’album. Stiamo lavorando per il tour del prossimo autunno.

  • Quali difficoltà avete incontrato sinora? 

 

Molte, fare musica indipendente in Italia non è semplice. È difficile suonare dal vivo, quindi stabilire accordi decenti con i gestori dei locali o anche produrre con le proprie forze un disco da zero e promuoverlo. Fortunatamente nel nostro percorso abbiamo trovato delle persone meravigliose che hanno creduto davvero nel nostro progetto, questo ci ha dato un grandissimo slancio. Parlo anche dei collaboratori, per la grafica, l’ufficio stampa, i video makers, i fonici, siamo stati fortunati a trovare persone e professionisti meravigliosi. Ma auto prodursi rimane una grande difficoltà. Sembra che il settore musicale sia lasciato da solo in Italia, senza sovvenzioni e aiuti statali a differenza di molti altri paesi europei. Fortunatamente c’è una grande rete di musicisti e addetti ai lavori appassionati di quello che fanno, con questa grande comunità le difficoltà si affrontano a testa alta.

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