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"SPENCER": un film quasi perfetto su Lady D

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Diana coraggiosa e ribelle, Diana che prende in mano il suo destino e rompe tutti gli schemi, rifiuta le liturgie soffocanti di un mondo che l’aveva imprigionata in un sogno fasullo e che destruttura il mito della corona. Una donna generosa e amatissima, sofisticata e pop al tempo stesso, coraggiosa e vulnerabile, che esce dalla corte reale ed entra nel mito per diventare icona universale di libero pensiero ed emblema di modernità. Il matrimonio fra la Principessa Diana e il Principe Carlo è in crisi da tempo: malgrado le voci di presunti flirt e di un imminente divorzio, la famiglia reale cerca di preservare la pace in vista delle festività natalizie, tradizionalmente trascorse dai reali nella proprietà di Sandringham: sono giorni in cui si mangia, si beve, si va a caccia; sono però anche i giorni cruciali della scelta non più rinviabile; Diana, pur conoscendo le regole del gioco questa volta ha deciso: quest’anno non sarà come gli altri e niente sarà più come prima. La bravissima Kristen Stewart, assolutamente fisicamente somigliante a Lady Diana, è la protagonista di un film, “ Spencer “ che immagina quanto potrebbe essere successo nei tre giorni di soggiorno della famiglia reale a Sandringham House raccontandone il decorso tra il serio ed il faceto ed evidenziando le abitudini ormai obsolete, descrivendone sopratutto l’ambiente ovattato, le falsità, la mancanza di vitalità in ogni cosa che accade all’interno dei rituali fatti di etichetta e di ridicole, ormai, consuetudini che regolamentano finanche i cambi di abbigliamento durante il corso della giornata. Basato su un soggetto di Steven Knight questo film di Pablo Larrain narra la storia di Lady Diana, Lady D, una principessa che era entrata nel cuore di una favola ma che l’aveva rifiutata, scegliendo di non diventare regina pur di non rinunciare a se stessa. L’ombra dell’amante del marito, Camilla, sempre presente, è pesante e grava su di lei come una spada di Damocle, un peso che Carlo non contribuisce affatto ad alleviare e che, anzi, alimenta in vari modi come quando regala, a lei ed all'amante gli stessi oggetti tra i quali una collana di perle che Diana è costretta ad indossare e che appare a i suoi occhi come un cappio mortale del quale vorrebbe servirsi per morire. Allo spettatore la solitudine di Lady Diana Spencer appare provocata da “ ragioni di Stato “, quelle stesse ragioni che un’altra regina che la precedette, Anna Bolena, la inducono a convivere con l’ombra di quest’ultima sia quale donna tradita che come regina pubbòicamante spergiurata. I numerosi personaggi a latere della protagonista contribuiscono non poco a rendere l’idea di una corte inglese bacchettona ed egoista, fossilizzata su antiche tradizioni ormai superate ed in un certo senso spiegano l’interesse del regista su un personaggio che, amato dal popolo, è invece inviso a Sua Maestà, al marito ed a tutta l’ampia gamma, la corte, che fa da corona ad un ambiente polveroso; ne nasce un film assolutamente interessante, mai oltre i limiti di quanto intende raccontare e che avvince lo spettatore per il soggetto, per la fotografia, per le sottigliezze degli atteggiamenti dei singoli personaggi i quali nell'insieme contribuiscono alla riuscita di un film che certamente farà parlare e discutere. Certamente, questo attesissimo film già proiettato a Venezia intende, per mano di Larrain, posizionarsi tra noi di oggi e la memoria della lady più odiata dalla corte; e lo fa con l’utilizzo di una meravigliosa, delicata fotografia che fa apparire la storia non come la descrizione di fatti realmente accaduti ma come un sogno del cui effettivo svolgimento non riusciamo a renderci conto per quanto appaiano irreali.
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