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Locarno Film Festival, tornano le Locarno Shorts Weeks

Ventidue cortometraggi, dal 1° al 28 febbraio, con cui iniziare ad assaporare cinema in un 2022 che ad agosto celebrerà il 75esimo anniversario del Locarno Film Festival

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Al via la quarta edizione dell’evento off e on demand del Locarno Film Festival che allarga l’orizzonte della manifestazione oltre l’edizione estiva. Ventidue cortometraggi, dal 1° al 28 febbraio, con cui iniziare ad assaporare cinema in un 2022 che ad agosto, tra lunghi e corti, celebrerà il 75esimo anniversario del Locarno Film Festival. 

Li abbiamo visti, li abbiamo amati, li abbiamo premiati e ora ricominciamo da capo, guardandoli un’altra volta. O – per chi non l’avesse fatto nel 2020 – scoprendoli ora, due anni più tardi.

Sono i 22 cortometraggi che dal 1° al 28 febbraio daranno vita alla quarta edizione delle Locarno Shorts Weeks, l’evento digitale e invernale del Locarno Film Festival, realizzato grazie al sostegno di Swiss Life. Evento che sottolineando il valore e l’attenzione che il Festival dedica al cortometraggio, mette ancora una volta i giovani talenti del cinema internazionale al centro.

Ci saranno i Pardini d’oro e d’argento di Locarno2020, film svizzeri e internazionali, dell’universo Pardi di domani e di quello Open Doors. Ventidue modi di osservare il mondo e di raccontarlo con il cinema, in pochi (o pochissimi) minuti.

La selezione è stata fatta appositamente per mostrare una costellazione di possibilità cinematografiche”, racconta Eddie Bertozzi, curatore della selezione e responsabile del comitato di selezione Pardi di domani. “Una varietà di stili, un portfolio di preoccupazioni vitali, urgenze del cuore, avvertimenti del pianeta”.

Ogni giorno, a partire dal 1° febbraio, il sito del Locarno Film Festival sarà piattaforma e vetrina per un cortometraggio nuovo, lasciandolo poi disponibile per una settimana, durante la quale il pubblico potrà vederlo e votarlo. In palio il Locarno Shorts Weeks Audience Award, per il corto più votato, e un’esperienza a Locarno75, per chi tra il pubblico, sarà più fortunato. 

La paura dell’ignoto e il peso della scelta - History of Civilization di Zhannat Alshanova, Trou Noir (Black Hole) di Tristan Aymon – e come superarli - The End of Suffering (A Proposal) di Jacqueline Lentzou, Push This Button if You Begin to Panic by Gabriel Böhmer, O Black Hole! di Renee Zhan.

L’arduo percorso per scoprire e accettare noi stessi - Kado (A Gift) di Aditya Ahmad, Spotted Yellow (Zarde khaldar) di Baran Sarmad, Gramercy di Pat Heywood e Jamil McGinnis – e lo svelamento delle nostre radici (Pacífico Oscuro di Camila Beltrán, Nha Mila di Denise Fernandes).

Il fragile equilibrio tra gli umani e l’ambiente che ci circonda – Icemeltland Park di Liliana Colombo, Parcelles S7 (Land Lot S7) di Abtin Sarabi, Manong ng Pa-Aling (Man of Pa-Aling) di E. del Mundo – e i legami umani altrettanto fragili che spesso non riescono a connetterci – Thiên đường gọi tên (A Trip to Heaven) di Linh Duong, Nour (Noor) di Rim Nakhli, Where to Land di Sawandi Groskind, Giòng sông không nhìn thấy (The Unseen River) di Phạm Ngọc Lân.

La rivisitazione attuale dei generi e delle loro politiche interne - Aninsri daeng (Red Aninsri; Or, Tiptoeing on the Still Trembling Berlin Wall) di Ratchapoom Boonbunchachoke, 1978 di Hamza Bangash, Liar Land di Ananth Subramaniam.

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