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Bohème chiude la stagione del Circo Massimo

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La Boheme, di Giacomo Puccini, ha chiuso la stagione musicale estiva che il teatro dell’Opera di Roma ha organizzato per il corrente anno 2021. Una sceneggiatura modernamente apparecchiata ma dai toni veristi alla maniera del Verga ideata da quel mostro di bravura che è Davide Livermore ( anche regista ) fatto da cornice al dramma di Mimì, ricamatrice di fiori, e di Rodolfo, scrittore agli inizi di una sperata carriera che lo tolga dalle pene di una vita ancora tutta da definire e, soprattutto, che gli dia da mangiare tutti i giorni. Rodolfo vive in una soffitta fredda e tre suoi amici, altrettanto squattrinati come lui, che rispondono ai nomi di Marcello, Colline e Schaunard; una sera, per scaldarsi, decidono di dare alle fiamme, gettandoli in una stufa. i pochi fogli che l’aspirante poeta aveva riempito di drammi che chissà mai se poi avrebbero visto le stampe. Arriva Mimì, una fioraia piena di grazie e di serene speranze, alla quale si è spento il lume e chiede aiuto a Rodolfo che immediatamente si presta per aiutarla: è colpo di fulmine ed i due si innamorano, come è noto. La vicenda si snoda poi in un ambiente festoso ( è la vigilia di Natale ) all’interno del quale una moltitudine di personaggi fantasmagorici che meravigliosamente rappresentano l’atmosfera del Quartiere Latino dove l’opera è ambientata, rendono l’idea della gioia alla quale gli amici di Rodolfo e lui stesso, con Mimì e la ex fidanzata di Marcello. Musetta, attivamente partecipano. La ingiustificata gelosia di Rodolfo nei confronti di Mimì mette in crisi il loro rapporto ed i due, pur innamoratissimi, stanno per decidere di lasciarsi non appena arriveranno i primi caldi della primavera, ma Mimì, malata, comincia a sentirsi talmente male che gli amici mettono insieme i poche soldi che hanno per chiamare un medico e comperarle un tanto desiderato manicotto scaldamani; ma il medico non fa in tempo ad arrivare perché la dolce e delicata ragazza muore tra le braccia di Rodolfo. Giovani spensierati che vivono un’età utopica all’interno della quale tutto appare bellissimo ma che, però, esprimono un profondo senso di disagio sociale che viene dal Livermore descritto con assoluta grazia anche attraverso le meravigliose musiche che sanno esattamente esprimere l’animo della partitura opera di Luigi Illica e di Giuseppe Giacosa. L’orchestra ed il coro sono quelli del teatro dell’Opera di Roma che mette in campo anche la sua scuola di danza per esprimere tanto la gioia che i dolori dei personaggi in scena e l’insieme della scenografia ben esprime il sentimento che i librettisti e l’autore delle musiche avevano in animo. Veramente grande l’esibizione della soprano Vittoria Yeo nei panni di Mimi e di Piero Pretti, il tenore che interpreta Rodolfo, ma altrettanto degne di nota sono quelle di Simone Del Savio ( Schaunard ) e di Gabriele Sagona ( Colline ), di Sara Blanch ( Musetta ) oltre che di altri personaggi che coronano la intera vicenda quali Benoit l’insoddisfatto padrone della soffitta in cui vive Rodolfo ( Sergio Petruzzella ) e Alcindoro (, uno stagionato apprezzatore delle grazie di Musetta ( Domenico Colaianni ) oltre che del giocattolaio Parpignol interpretato da Sergio Petruzzella. Un centinaio di orchestrali diretti dal Maestro Jordi Bernàcier ha eseguito magistralmente le musiche opera del Cigno di Busseto.

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