Quante volte siamo rimasti delusi da un artista che ci piaceva? Quante volte dopo i primi album si inizia a sentire il gusto di una minestra riscaldata? Come se l’artista non avesse più niente da dire e si stesse sforzando di continuare a cantare solo per “portare la pagnotta a casa”. Come se provando a sperimentare nuove sonorità per non rassomigliare sempre a sé stesso, perdesse la propria essenza. Bene, con Ermal Meta questo non è avvenuto.
Il cerchio si riapre. Dopo tre album storici con la sua band, la Fame di Camilla, e tre album (in studio) da solista a scandire il tempo della sua crescita professionale, ecco il quarto. “Tribù Urbana”, un vero e proprio concept album che arriva dopo il terzo posto al Festival di Sanremo e dopo l’uscita del singolo “No Satisfaction”. L’unico da solista che non contiene al suo interno una traccia che ne porta il nome. Undici brani che si raccontano e si incastrano, undici brani che parlano con la pancia e con il cuore. Quel cuore che solo Ermal sa accarezzare con le sue parole. E se il linguaggio dell’amore è un linguaggio universale in questo album il nostro capobranco ha dato voce davvero a tutti, senza distinzione e confini, includendo sempre e mai odiando.
Tribù Urbana ci insegna ad amarci, a sentirci uguali e a non aver paura dell’altro ma a provare a comprenderlo e sentirlo vicino. Niente di più necessario in questo momento storico. Siamo come Nina e Sara, come Youssouf, Tommaso e Marta. Siamo gli invisibili e i fenomeni. Siamo come Ermal che, però, da vero lupo unisce e aggrega il branco dando a ognuno un posto preciso senza mai farlo sentire indietro, ricambiando con la protezione ogni atto di fedeltà nei suoi confronti.
Anche i suoni dell’album ci parlano dell’artista. Da note romantiche e melense si passa a ritmi più duri ed elettronici, quelli che piacciono tanto a Meta. Competente e curioso non ha fatto sconti nemmeno agli accordi e agli strumenti musicali, includendoli tutti.
Ermal ci mostra la sua anima in controluce senza sforzi, come ha sempre fatto, ma questa volta sento di poter dire che ha superato sé stesso. Le vite degli esseri umani come piccole lucine, quelle che da sempre manifestano l’esistenza. A partire dai fuochi che accendevano le prime tribù, arrivando alle città dell’uomo moderno, dai vicoli di Atene al centro di Dublino, si accendono milioni di luci, le nostre vite uguali nelle loro diversità.
“Tribù Urbana” è uscito da meno di ventiquattr’ore e già è stato in grado di commuovere e far riflettere. Contro ogni mia personale previsione, contro i miei pregiudizi (che ancora una volta si dimostrano ingannevoli) mi ha stupita, mi ha ricordato di quanto sia importante essere grati alla vita e di come l’amore vinca sempre sull’odio. Si prospettano ancora grandi emozioni per gli ascolti che verranno e la metabolizzazione di ogni brano, fino a quando riusciremo ad urlare e cantarci addosso ogni storia.

