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Vacanze di Natale: una tradizione lunga uno stivale

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Si avvicina il Natale, come tutti gli anni, e come tutti gli anni facciamo regali, vogliamo essere più buoni, vogliamo mangiare, vogliamo giocare a tombola, vogliamo fare una vacanza, vogliamo innamorarci, aspettiamo Babbo Natale.
Pare che il Natale non invecchi mai, è sempre la festa per eccellenza, che mette d'accordo tutti, che permette a chi abita lontano dai propri cari di ricongiungersi con loro.
Dietro al Natale girano centinaia di leggende, ipotesi, magie, credenze e, nel senso buono, soldi e incassi stratosferici.
Da anni, in Italia, c'è "l'antica" tradizione del film di Natale, meglio noto come cinepanettone.
Le trame, in linea di massima, sono sempre simili: gruppi di persone, amici e sconosciuti si trovano a vivere le proprie vacanze natalizie in svariati punti d'Italia e del globo e si vede una serie di avvenimenti che cercano di essere divertenti, ma ad onor del vero, non sempre si riesce a far ridere, molto spesso le battute sono banali, ridondanti e sfiorano la volgarità, ma nonostante tutto, il "cinepanettone" ogni anno registra una presenza massiccia di pubblico e relativo incasso straordinario.
Le ipotesi sono varie, ma non starò qui ad elencarle, mi vorrei concentrare su un paio di punti:
Come spesso accade per le serie tv troppo lunghe, le opinioni sono sempre comuni, ossia, le prime stagioni sono eccezionali ma man mano la trama perde valore, si allunga, e il più delle volte la stagione conclusiva delude i fan accaniti che non hanno perso un solo episodio e che magicamente fa dimenticare la bellezza degli episodi iniziali, e questo credo possa valere anche per la serie dei cinepanettoni, è una tradizione che si protrae da oltre 30 anni e col tempo ha perso la brillantezza dell'inizio, perché credetemi, c'è il primo episodio della serie, il primo e originale Vacanze di Natale che ha poco da condividere con quelli realizzati negli ultimi anni.
Analizziamo il contesto storico: Vacanze di Natale è uscito nelle sale cinematografiche italiane nel Natale del 1983, diretto e cosceneggiato da Carlo Vanzina, figlio di Steno.
Oggi siamo a fine 2020 e sono passati quasi quarant'anni dalla prima pellicola natalizia e incredibile a dirsi, ma neanche tanto, se si volessero rivedere gli anni '80 basterebbe guardare questo film.
Il film è ambientato nella gettonatissima Cortina D'ampezzo, non si parla inglese, non si dice weekend o business; la moneta che gli attori usano per pagare è la Lira, la colonna sonora è composta da canzoni in voga all'epoca come "L'anno che verrà", "Maracaibo" e "Una vita spericolata" ma anche da un genere musicale che in quegli anni veniva suonato in tutte le discoteche dello stivale, l'Italo disco, sotto genere della disco music, dove gli interpreti erano tutti italiani che cambiavano nome e cantavano esclusivamente in inglese come fossero stranieri.
Si vedono le Maserati dei "Cummenda" milanesi, i nuovi borghesi che negli anni '60 avevano iniziato a lavorare in cantiere diventando poi capo mastro ritrovandosi in pieno boom economico e che un ventennio dopo erano pronti a godersi i frutti dei sacrifici fatti in precedenza; i proletari che per la prima volta riescono a permettersi una bella vacanza fuori porta ma che fanno fatica a integrarsi con i "nuovi ricchi" che credono di essere superiori a loro; i giovani spensierati non parlano di disoccupazione, spread, crisi, posto fisso; l'Europa non viene mai nominata, al massimo qualche squadra di calcio; l'omosessualità inizia a non essere più un tabù; il Governo non chiede sacrifici, prudenza, austerità.
Dal film si evince un'Italia diversa da quella di oggi, gli attori non hanno gli occhi tristi, come se la tristezza non fosse mai esistita, come se quella felicità non dovesse finire mai.
Queste sono solo alcune delle immagini che il film regala, se si aggiunge una maestria tecnica nelle riprese, un affiatamento del cast, un montaggio superbo e una trama "originale" essendo il primo film che inaugura la fortunata serie cinepanettoniana, il passo verso l'immortalità è molto breve.
Il film è schietto, fresco, leggero e, guardandolo oggi, profondamente malinconico.
Sono sempre più sicuro che negli anni, questo film dei Vanzina entrerà di diritto nella lista delle grandi pellicole del cinema italiano.

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