In un settore musicale sempre più veloce e affollato, esistono percorsi che scelgono di crescere lontano dalle scorciatoie. Quello di Luigi Segnana, è uno di questi. Musicista, produttore, fondatore dell’etichetta indipendente Mashhh! Records e autore di un progetto artistico dalla forte identità che prende il nome di [lessness], negli anni ha costruito un linguaggio personale mantenendo una notevole coerenza creativa. "Movida" arriva al termine di un percorso fatto di ricerca, autonomia e attenzione ai dettagli, dimostrando come l'indipendenza possa ancora rappresentare uno spazio fertile per sviluppare una visione artistica autentica.
Guardando il tuo percorso fino a oggi, quali sono stati i vantaggi più importanti dell'aver scelto una strada indipendente?
L'indipendenza è stata fondamentale per il mio percorso creativo — non una scelta romantica, ma una necessità reale. Non dover sottostare a indicazioni di mercato, non essere influenzato da esigenze esogene, significa poter sfruttare a pieno le proprie potenzialità creative in qualsiasi direzione si voglia. Certo, ci sono dei contro — non dal punto di vista artistico, ma più legati a questioni pratiche ed economiche: meno aiuto nell'attirare l'attenzione, meno risorse per sviluppare certe idee. Ma ho imparato che è quando si ha poco che si riesce a tirare fuori il meglio di ciò che si ha a disposizione, senza sprechi, senza distrazioni. La scarsità , paradossalmente, è una forma di disciplina.
Esiste una decisione artistica presa per "Movida" che probabilmente sarebbe stata più difficile da difendere in un contesto meno libero?
È difficile dirlo con certezza, non essendomi mai trovato in quella situazione. Ma probabilmente alcune canzoni non sarebbero state pubblicate — la lunghezza dell'album è stata già criticata da qualcuno — e certe sonorità sarebbero state edulcorate per venire incontro a esigenze di mercato. Tutto questo avrebbe reso incompleto il percorso artistico che ha portato a Movida, ne avrebbe limato gli angoli più scomodi, quelli che per me sono invece i più onesti. Ma chi lo sa — forse in un altro universo le cose sono andate o stanno andando diversamente. In questo universo, il disco è esattamente quello che volevo che fosse.
Negli ultimi anni il concetto di indipendenza musicale è cambiato molto. Cosa significa oggi essere un artista indipendente? E quali sono le sfide più sottovalutate che un artista indipendente deve affrontare oggi?
Essere indipendenti oggi significa avere una libertà enorme e una responsabilità altrettanto grande — su tutto, dalla produzione alla comunicazione alla distribuzione. La sfida più sottovalutata, secondo me, è proprio questa moltiplicazione dei ruoli: devi essere artista, manager, ufficio stampa e social media manager allo stesso tempo, e farlo senza perdere il filo di quello che sei davvero. Il rischio è che la macchina della promozione diventi più importante della musica. Mantenersi concentrati sull'essenziale, in un momento in cui tutto chiede attenzione immediata, è forse la cosa più difficile — e la più necessaria.
Mashhh! Records ha rappresentato una parte importante della tua storia. Cosa ti ha insegnato quell'esperienza?
Moltissimo — soprattutto su me stesso e sull'universo discografico indipendente italiano, su quanto ci sia di sotterraneo e vitale nella cultura indie di questo paese. La soddisfazione di conoscere artisti con stili, sensibilità e idee diverse è stata enorme. Detto questo, eravamo ingenui in un mondo che non permette di esserlo — e a volte l'ingenuità e l'entusiasmo portano a lasciarsi trasportare troppo, a non capire bene cosa sia davvero necessario per crescere un passo alla volta. L'ingenuità non era un difetto in sé — era semplicemente costosa. E quella lezione, pagata sulla propria pelle, vale più di qualsiasi manuale.
Nel tuo caso la dimensione artistica e quella tecnica convivono continuamente. Ti senti più compositore, produttore o musicista?
Compositore, senza dubbio. Sono un musicista e un produttore nel migliore dei casi mediocri — forse anche compositore, a dirla tutta. Ma datemi qualsiasi cosa faccia un suono e io ci scrivo una canzone. Come diceva John Lennon — forse. La composizione è il momento in cui tutto si chiarisce, in cui le idee trovano una forma e smettono di essere solo rumore nella testa. Il resto — la produzione, il mixaggio, gli strumenti — sono strumenti al servizio di quella forma. Necessari, ma secondari. La canzone viene prima di tutto.

