C’è qualcosa di profondamente contemporaneo in “Fast Food Dei Disagi”, il nuovo singolo di Dellamore, soprattutto nel modo in cui prende il caos emotivo e lo trasforma in immagini taglienti. Federico Tarantino, dopo anni di evoluzione artistica e personale, sembra aver trovato una voce capace di stare in equilibrio tra cinismo e vulnerabilità. Nel brano si ride delle proprie crepe, ma quel sorriso dura pochissimo. Sotto le punchline c’è una fotografia piuttosto lucida di una generazione che vive tutto velocemente: rapporti, emozioni, dipendenze, persino i crolli emotivi.
Con il nuovo album “Nascondino” ormai all’orizzonte, Dellamore sembra voler scavare ancora più a fondo dentro quel senso di smarrimento quotidiano che spesso fingiamo di ignorare.
“Fast Food Dei Disagi” è un titolo parecchio evocativo. In che modo pensi che il nostro periodo storico sia un vero e proprio “fast food”?
Oggi tutto è servito veloce e decorato per un effetto wow che rilascia quelle microdosi di dopamina di cui ormai siamo tutti schiavi. Le informazioni, le notizie, le relazioni, i reels, la musica… tutto fa parte di un menù che tende ad essere consumato in fretta, e a farti guardare più il contenitore che il contenuto, e spesso anche il contenuto stesso di quello che inglobiamo non è per niente salutare.
C’è una frase del pezzo che senti particolarmente vicina alla tua vita personale?
In verità, quasi tutte, ahah! Però se dovessi scegliere, penso che opterei per la perla amara che dice: “Vediamoci poco, ma facciamolo tanto / che tanto la vita è un gioco, ma non sappiamo per quanto’’. Esprime in pieno il disagio del consumismo emotivo/sessuale, di cui sono stato preda anche io.
Hai la sensazione che oggi il disagio venga spesso “consumato” come contenuto, soprattutto online?
Sì, ma non lo condanno totalmente. Mi spiego: cerchiamo tutti di evadere. Soprattutto con mezzi come la musica. Ed è figlia del nostro tempo quella voglia di spettegolare, di vedere che altri, come noi, stanno male, soffrono, hanno dei problemi, soprattutto online. Influencers che piangono in diretta, vip che raccontano dei loro problemi amorosi, rappers che fanno più notizia per le bravate che compiono che non per la loro musica: è un disagio che vende. Ma io non denuncerei tanto il venditore ma di più il consumatore. Pensaci: io vendo un prodotto di scarsa qualità, pieno di additivi, che si sa che fa male, ma la gente crea file per averlo a tutti i costi nonostante tutto. Di chi è veramente la colpa alla fine?!
In che modo Federico Tarantino e Dellamore convivono oggi? Sono ancora due identità separate oppure ormai coincidono?
Coincidono. Direi che Federico Tarantino è Clark Kent, che vive una vita normale, tra la società comune, e poi quando sente il bisogno di cambiare le vesti e tirare fuori il vero se stesso, ecco che entra in gioco Dellamore: lui può dire tutto quello che Clark Kent, Federico Tarantino, non può dire o non si sente libero di dire, senza indossare il giusto costume.
Dopo le collaborazioni degli anni passati e il periodo come Fre, cosa ti ha spinto a ricominciare quasi da zero nel 2019?
La voglia di rimettermi in gioco, di sperimentare, di non mettermi da parte in questo Fast Food, bensì fargli da concorrenza. Con, spero, un contenuto un po' più autentico.
Presto uscirà il tuo nuovo album “Nascondino”. A chi ne consiglieresti l’ascolto?
Questo album sarà una raccolta di brani recenti e non, pieni di vita personale, di dubbi, di paure, di esperienze di vita comune. Dunque, consiglierei l’ascolto a chiunque voglia condividere queste emozioni con me. A chi piace questo genere di musica ma anche a chi non ne è proprio un gran fruitore, poiché in questo album mi sono anche dilettato a creare brani un po' fuori dagli schemi, con brani interamente cantati, per esempio.

