Con “Innamoragionevole” lo spazio creativo di Luisenzaltro si apre su un territorio dove nulla è mai del tutto risolto. Il nuovo singolo invita l’ascoltatore ad abitare il dubbio, trasformandolo in esperienza estetica. In vista dell’uscita dell’album “Irragionamorevole”, questo brano funziona come una soglia, un passaggio verso qualcosa di più ampio e stratificato. La scrittura di Alessio Luise (la mente dietro Luisenzaltro) resta fedele a se stessa, ma sembra anche spingersi oltre, cercando nuove forme di equilibrio instabile. Ne abbiamo parlato con lui:
Quanto è importante per te lasciare aperte le interpretazioni di una canzone?
Mi affaccio sull’abisso e lascio che l’abisso guardi in me e nell’ascoltatore. Uso molto la polisemia e il neologismo. Dopo anni di ricerca e sperimentazione su etimologia e similitudini fono semantiche, per via di un alto numero di ricorrenze scovate, mi sembra che una quantità finita di gesti ancestrali ricorra in modo seriale tra gli umani. Sperimentiamo senza saperlo l’infinita combinatoria della Natura. E proprio perché possiamo fraintenderci andiamo avanti.
Hai parlato dell’opposizione tra “impegnarsi sentimentalmente” e “disimpegnarsi sperimentalmente”. Hai voglia di parlarcene meglio?
Pensa che divorziare e divertire derivano dalla stessa parola di-vertere. Sono stato sposato per quasi 15 anni e ad un certo punto ho considerato anche si potesse continuare ad evolvere insieme pur considerando una relazione sessualmente aperta. Quando ami sei in grado di capire un’attrazione sperimentale più leggera e scinderla da una costruzione sentimentale più seria. Poi de facto pochissime coppie ce la fanno. E così gli avvocati divorzisti brindano ah ah
Ti capita mai di temere che la complessità dei tuoi testi possa allontanare l’ascoltatore?
No. È vero amo le parole perché sono rivolte. La rivoluzione del senso aperto. Ma non cerco intellettualismi sfrenati o parole arcaiche o difficili. Quella scrittura certamente ti isola. Il linguaggio convenzionale è funzionale e aiuta a non perdere tempo, a disambiguare il senso. Lo uso anch’io spesso in tante mie canzoni dove non ci sono invenzioni. Mi importa che un’opera d’arte sgomenti e interroghi i sensi più che dare risposte. Di certo per farlo in modo Pop deve usare le parole del quotidiano.
Il tuo percorso è iniziato più di vent’anni fa. Come senti di essere cambiato da allora e cosa ti sorprende ancora oggi del fare canzoni?
Scrivere e comporre sono un irrinunciabile stato di cose da quando a 16 anni son caduto dalla bici fratturandomi la mandibola. L’incidente mi obbligò a comunicare scrivendo e per la prima volta suonando. Non parlai per 3 mesi di fila. Da allora le canzoni sono un atto di superamento delle ostilità. Lo stupore d’incontrare il mio stesso ignoto negli anni è pure aumentato ma sono molto più selettivo. Martin Gore dice che tiene buoni solo i pezzi che lo fanno piangere. Ecco quella roba lì.
Quanto dialogano tra loro la tua attività musicale e quella di scrittore?
È un laboratorio sempre aperto e posizionato sull’estuario di un fiume di idee che scorre vorticosamente per altri motivi. Per campare e tirare la carretta ho un lavoro nel terziario che mi porta a parlare con almeno 50 persone diverse ogni giorno. Indirettamente sondo il caos umano come pochi. È lì che ogni segno linguistico provoca la sua stessa messa in onda sonora. Negli ultimi anni poi studiando il pianoforte ho scoperto accordi segreti tra verbo e musica.
Ci dai qualche anticipazione sui tuoi prossimi progetti?
A Maggio esce il disco integrale e voglio sottoporlo al PremioTenco. Poi suoneremo al Clamore Festival di Bergamo a fine Giugno con i miei meravigliosi ragazzi, la Luisenzational Band, che con l’occasione ricordo sono Matteo Paparazzo (batteria) Giorgio Nicli (basso) Paolo De Feudis (chitarre) ed Emanuela Valsecchi (voce, cori). Sogno un live show sempre più professionale e strutturato anche con musicisti classici (archi, fiati), visuals e perché no anche ballerine/i.

