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Caprices Festival, la XXIV edizione a Gstaad, due weekend di musica elettronica

Caprices Festival 2026 annuncia la lineup completa della XXIV edizione e inaugura una nuova era a Gstaad

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Dopo 23 edizioni nel Canton Vallese, Caprices Festival apre un nuovo capitolo della propria storia. L'edizione invernale 2026 si svolgerà dal 13 al 22 marzo a Eggli, sopra Gstaad: una location iconica con vista panoramica a 360° sulle Alpi svizzere, che ridefinisce il rapporto tra musica, paesaggio e architettura alpina. Il trasferimento segna un'evoluzione strategica per il festival, con un impianto produttivo completamente rinnovato, nuovi palchi e infrastrutture potenziate, pensate per elevare qualità sonora, comfort e continuità dell'esperienza. Caprices rimane fedele all'identità che lo ha reso uno degli appuntamenti più rispettati della scena elettronica internazionale.

 

Programmazione su due weekend

L’edizione 2026 si dispiega nell’arco di due weekend distinti — 13–15 e 20–22 marzo — concepiti come capitoli complementari di un unico racconto curatoriale: il primo, teso e contemporaneo, privilegia un formato club ad alta intensità che intreccia ricerca ritmica, live set e back-to-back inediti, mentre il secondo amplia l’orizzonte verso le declinazioni più raffinate di house, minimal e underground, disegnando una traiettoria sonora più immersiva e stratificata.

 

La lineup di Caprices Festival 2026

Tra i nomi che attraversano i due fine settimana si delinea una costellazione sonora capace di riflettere le molteplici traiettorie dell’elettronica contemporanea: dal minimalismo ipnotico di Arapu e Fumiya Tanaka alle architetture deep house di Chez Damier, passando per l’eleganza analogica e visionaria dei live di Mathew Jonson e Guti, dove improvvisazione e macchinari dialogano in tempo reale. Le sfumature più dinamiche del club sound emergono nei set di Manda Moor b2b Sirus Hood e Prospa, tra house ad alta energia, grooves dalle influenze britanniche e pulsazioni breakbeat, mentre artisti come Damian Lazarus e Mita Gami aprono a dimensioni più narrative e psichedeliche, intrecciando elettronica organica, e atmosfere quasi rituali. Non mancano incursioni nella microhouse e nelle estetiche riduzioniste care alla scuola europea — da D’Julz a Sweely — accanto alle prospettive più sperimentali di Dandy Jack e F.O.E, dove la ricerca timbrica si fa astratta e immersiva. 

 

 
 
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