Domenico Iannacone poeta per immagini: Che ci faccio qui chiude un'altra edizione d'oro

Il programma di Rai3 è un'opera d'arte che, oltre a riscuotere un caloroso gradimento del pubblico, illumina il Servizio Pubblico e il mondo

pubblicato il 30/06/2020 in Mediatech da Marco Zonetti
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Marco Zonetti
Domenico Iannacone e Franco Arminio, in Che ci faccio qui su Rai3

Domenico Iannacone torna a "Itaca". Nell'ultima puntata della nuova stagione di Che ci faccio qui prodotto dalla Hangar di Gregorio Paolini e in onda su Rai3 la domenica in access prime time, il giornalista accompagnato dal poeta e paesologo Franco Arminio torna nel suo paese natale, Torella del Sannio in Molise, e alla sua casa alla quale egli ha dato il nome della patria di Ulisse

E oltre alle affinità con l'approccio di Pier Paolo Pasolini all'umanità disagiata e con gli "angeli" di Wim Wenders, Iannacone possiede molto in comune con l'eroe greco. Ma non l'Odisseo cantato da Omero bensì con l'Ulisse dantesco, colui che mosso dal fuoco che arde dentro di lui si spinge oltre i mari della "canoscenza" seguendo il richiamo irrefrenabile della propria interiore "virtute". Nel raccontare le sue storie di vita vissuta e di uomini e donne singolari, nel raccontare di periferie difficili, di eroi quotidiani che s'impegnano per migliorare la vita del loro prossimo, di paesi abbandonati nei quali soffia sotto le ceneri ancora un alito di vita, Iannacone mira infatti sempre a superare le "Colonne d'Ercole", portandoci per mano con sé, emulo dell'"eroe della conoscenza errante", di colui che "viola spazi inaccessibili".

Anche regista dei suoi programmi, egli confeziona poesie per immagini - in special modo nelle ultime due puntate di questa mirabile edizione di Che ci faccio qui, aiutato dalla peculiare sensibilità di Franco Arminio - come l'ultima sequenza di questo ciclo, sequenza nella quale lui e Arminio spingono lo sguardo verso l'orizzonte inquadrato dalla finestra di "Itaca" affacciata sulle alture in lontananza e sul cielo. 

Le finestre sono luoghi magici poiché contengono i luoghi che le contengono, e Iannacone sembra suggerirci che quella che appare come la "chiusura del cerchio" suggellata dal suo ritorno a casa, in realtà è soltanto l'inizio di nuove avventure e nuovi racconti. Nel suo Trattato di Semiotica Generale, Umberto Eco ci insegna che l'opera d'arte per essere tale dev'essere ambigua e autoriflessiva. In questo senso, nelle sue multiformi sfaccettature di significato e nei molteplici stimoli di riflessione che suscita in ogni sua puntata, Che ci faccio qui può essere definito un'autentica opera d'arte che, oltre a riscuotere ottimi ascolti e un caloroso gradimento del pubblico, illumina la Rai, il Servizio Pubblico e, come pare suggerirci quello sguardo gettato sull'orizzonte e sul cielo più oltre, anche il mondo. 

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