Rai, colpo di scena: l'Ad Salini dopo due anni si accorge che i costi esterni vanno ridotti. Ci voleva il Coronavirus?

Continuano le prese in giro dell'Ad Rai a Parlamento, Commissione di Vigilanza, maestranze e cittadini che pagano il canone

pubblicato il 13/06/2020 in Mediatech da Marco Zonetti
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Marco Zonetti
Fabrizio Salini, Ad Rai

Clamoroso! L'Amministratore Delegato della Rai Fabrizio Salini dopo ben due anni si è reso conto della necessità di tagliare una percentuale degli ingaggi di conduttori, produzioni e collaboratori esterni. E lo annuncia con squilli di trombe e proclami altisonanti sbandierando l'ovvietà più assoluta come una provvidenziale illuminazione dal Cielo.

In vari articoli giornalistici perlopiù mutuati dai comunicati stampa ufficiali inviati da Viale Mazzini, si torna indietro nel tempo, e cioè a quando Matteo Salvini chiedeva la riduzione dei compensi di Fabio Fazio. I suddetti articoli sottolineano che, all'epoca, Salini si era fatto garante della riduzione di contratti faraonici come quelli del conduttore ligure, ma anche i cospicui emolumenti di Bruno Vespa, Amadeus, Carlo Conti, Antonella Clerici e così via. E allora per quale motivo non ha poi dato seguito alle sue promesse? Semplice: secondo la ricostruzione giornalistica, con tutta la buona volontà egli non poté proseguire nel suo intento poiché paventò una fuga en masse dei personaggi più popolari dalla Rai, fuga che avrebbe inciso negativamente su introiti e ascolti. A quel punto fu costretto a desistere. 

E oggi cos'è cambiato rispetto ad allora? Semplice, è arrivata l'emergenza Covid-19, che - secondo Repubblica - offre "un'arma formidabile" (sic!) all'Ad per attuare finalmente il suo proposito. Un momento, abbiamo letto bene? Una pandemia che ha messo in ginocchio non soltanto l'Italia ma il mondo intero, con regioni quali la Lombardia che hanno pagato un prezzo altissimo in chiave di decessi e sofferenze (non ancora terminate, per giunta), diventa un comodo espediente per mettere infine in atto quel che avrebbe dovuto fare necessariamente per contratto di servizio? Per quel contratto, vale a dire, che lo ha collocato nella sua rilevantissima posizione di "capo della Tv di Stato"? Siamo all'assurdo. Inoltre, il ridimensionamento dello strapotere di agenti televisivi, conduttori e autori era stato da lui promesso un anno e mezzo fa in Commissione di Vigilanza Rai, annunciando un'autoregolamentazione che sarebbe dovuta partire dal 1 gennaio 2020 (ben prima dell'emergenza Covid-19) e che a tutt'oggi è lettera morta, tanto che Michele Anzaldi, Segretario della Commissione, ha insistito con il Presidente Barachini affinché l'Ad Rai venisse convocato d'urgenza per dare spiegazioni sull'inattuazione del provvedimento (oltre che sui palinsesti prossimi venturi, sui quali torneremo più avanti). Lo stesso Anzaldi, da noi intervistato, ha parlato di "irrisione", di una presa in giro della Commissione di Vigilanza Rai, del Parlamento, e in ultima analisi dei cittadini che pagano il canone, da parte dell'Amministratore Delegato.

Una presa in giro che si estende anche alle maestranze Rai sottopagate che, durante il Festival di Sanremo, quando lavoravano assiduamente per garantire il funzionamento della kermesse, vedevano una pletora di dirigenti affollare in massa gli hotel della località ligure e l'Ariston, nelle cui prime file sgambettava allegramente l'Ad stesso (per tutt'e cinque le serate) assieme al Presidente Marcello Foa (anch'egli per tutt'e cinque le serate malgrado avesse criticato la presenza di Rula Jebreal e di Junior Cally) e al direttore di Rai1 Stefano Coletta. La trasferta di massa a Sanremo da parte della dirigenza Rai, denunciata per giunta dall'autore di questo articolo, scatenò un putiferio mediatico sfociato in un'interrogazione parlamentare dell'Onorevole Bordo (Pd), che chiedeva spiegazioni all'azienda, nonché in un'indagine interna alla Rai ancora in corso. Secondo fonti accreditate, il numero dei dirigenti Rai accorsi a Sanremo è stato di gran lunga superiore rispetto a qualsiasi edizione precedente. Una spesa insostenibile per il Servizio Pubblico, ma evidentemente all'epoca a Salini andava bene così.

Una presa in giro che si evince anche dalle notizie che si susseguono riguardo ai suddetti palinsesti autunnali, con l'arrivo di un'infornata di esterni a svantaggio delle risorse interne. Parliamo per esempio di Luisella Costamagna, chiamata a sostituire Serena Bortone al timone di Agorà. Non esistevano altri giornalisti o altre giornaliste interne in grado di condurre il programma? Oltre al fatto che non si capisce perché la Bortone debba essere spostata su Rai1 creando per giunta problemi di concorrenza interna con Rai2. La concorrenza interna, vieppiù, era un'altra di quelle problematiche che Salini sbandierava di voler evitare in futuro. 

Una presa in giro che abbiamo visto nella non avvenuta implementazione della tanto annunciata RaiFlix e nella dipartita del Transformation Officer Pietro Gaffuri, che avrebbe dovuto mettere in atto il piano industriale assieme al braccio destro di Salini, Alberto Matassino. Piano industriale ormai, è inutile nascondercelo, definitivamente archiviato. 

Una presa in giro che, per mesi e mesi, abbiamo visto anche perpetuare in sede di nomine, fra anticipazioni e continui rinvii, con il cambio del vertice di Rai1 due settimane prima del Festival di Sanremo e con la rimozione della direttrice di Rai3 dopo soli tre mesi dal suo insediamento, come se i vari professionisti fossero "figurine" da spostare qua e là a seconda del vento che soffia, per usare un'altra icastica espressione del Segretario Anzaldi. 

Come interpretare, dunque, gli ultimi annunci altisonanti di Fabrizio Salini, aspramente criticati dall'Usigrai che li giudica funzionali solo esclusivamente a dimostrare di essere ancora in sella, e i suoi buoni propositi che, ancora una volta, sembrano quelli dell'ultimo dell'anno poi disattesi già all'Epifania? L'impressione è che l'Ad del cambiamento non abbia mai avuto una visione degna di questo nome e che, fin dal primo momento, egli abbia proceduto a tentoni navigando a vista ma con gli occhi bendati, rassicurando con comunicati stampa il Paese senza mai mettere in pratica alcunché, impaurendosi al primo segnale di controversie, per poi far dire ai suoi addetti stampa che l'emergenza covid-19 è "un'arma formidabile". Ci volevano una pandemia e una spaventosa crisi nazionale per spronarlo finalmente ad agire come avrebbe dovuto fin da due anni a questa parte? Sempre più senza vergogna, davvero. 

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