Si muove nella geometria dell’anima, “Elogio del Caos”, l’opera di Alexander Del Carpio pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti editore e disponibile anche nella versione e-book. La silloge non cerca risposte definitive, ma è un invito a spogliare la filosofia dalle sue sovrastrutture per riportarla alla sua radice più pura: abitare il caos significa accettare l’instabilità come unica condizione autentica dell’esistere. «La poesia per me rappresenta la bacheca investigativa - racconta l’autore, nato a Lima, in Perù, ingegnere gestionale che vive a Milano - in cui, una volta accumulati abbastanza indizi posso tracciare e collegare, tramite dei fili rossi, idee che di solito possono sembrare apparentemente incomunicabili tra di loro. Ma, aggiungendo nuovi indizi, vanno a creare un quadro sempre più chiaro della ricerca esistenziale su cui sono impegnato e chiamato a rispondere». Del Carpio paragona la propria voce a un’esplosione stellare: un’energia così vasta da oscurare una galassia e così violenta da incenerire ogni certezza preesistente. Al centro di questo cataclisma risiede l’amore, inteso come quel fenomeno primordiale che squarcia il buio della coscienza: «E’ forza ambigua, talvolta salvifica, talvolta distruttiva». In questa raccolta, la parola poetica diventa lo strumento per un “ritorno al futuro”, dove la conoscenza non è possesso, ma stupore dinanzi all’immensità dell’incerto. L’amore non è una scelta deliberata o un atto di volontà, ma un evento caotico che travolge l’individuo come un fenomeno naturale imprevisto, agendo secondo una logica inversa rispetto alle convenzioni sociali. «Caos e amore hanno tanti punti in comune sotto la lente d’ingrandimento della condizione umana».
Del Carpio non ha la pretesa di svelare i segreti del creato. Il suo è un gesto di umiltà radicale e, allo stesso tempo, di estrema audacia intellettuale. «Sono molto attratto dalle emozioni e dalle idee speculative come motori scattanti per la ricerca di nuove teorie che possano definire la realtà e la nostra interazione col mondo. Perciò - confessa - la cosmologia e le nuove scoperte scientifiche colpiscono fortemente la mia composizione. Gli elementi stilistici che prediligo sono le metafore naturali e cosmologiche. Mi sento a mio agio con le quartine come base di partenza, queste possono trasformarsi in più o in meno versi dentro la strofa a seconda del ritmo che acquisiscono durante il processo». L’autore, nelle sue liriche, vuole spogliarsi delle certezze moderne per riscoprire una teoria della conoscenza semplice, nuda e vibrante. «Dal punto di vista linguistico - sottolinea, nella Prefazione, il maestro Giuseppe Aletti, editore, poeta e formatore - Del Carpio alterna una scrittura diretta e confessionale a momenti di maggiore densità simbolica. La presenza di testi in più lingue (italiano, spagnolo, tedesco) amplia l’orizzonte espressivo e suggerisce una ricerca identitaria che travalica confini geografici e culturali». In questa raccolta, il caos non è un nemico da domare, ma l’archetipo di ogni relazione. È l’accettazione che l’unica condizione autentica dell’esistere sia proprio questa luminosa e ineluttabile incertezza. «Voglio trasmettere al lettore la consapevolezza che siamo tutti partecipanti a questo gioco chiamato vita - afferma l’autore - e che nessuno può essere risparmiato dalla dolcezza o dalla crudeltà che il viaggio esistenziale ci può offrire. Perciò allacciatevi forte a voi stessi e danzate nella turbolenza».
“Elogio del Caos” sarà in esposizione negli spazi Aletti Editore al Salone Internazionale del Libro di Torino, che tornerà ad animare il Lingotto Fiere dal 14 al 18 maggio 2026. «E’ un’opportunità concreta di poter inserire negli sguardi dei ricercatori di tesori un titolo bizzarro quanto accattivante».

