Chiesa Ortodossa Italiana - Costituito Comitato di postulazione per la Causa di  Glorificazione di Padre Ugo Bassi

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 10/06/2020 in Italia da Filippo Ortenzi
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Filippo Ortenzi
La figura di Ugo Bassi è una delle più luminose del Risorgimento, sacerdote barnabita, patriota e garibaldino si è opposto al potere temporale delle Chiesa Cattolica e, giustamente, può essere considerato un precursore della necessità di costituire una Chiesa Nazionale italiana. Ed è per questo che la sua figura è guardata con estremo interesse dalla Chiesa Ortodossa Italiana, che quell'idea ha raccolto e l'ha fatta propria.

Ugo Bassi, nato Giuseppe (nato a Cento il 12 agosto 1801 e assassinato a Bologna l'8 agosto 1849), prese il nome religioso di Ugo in onore del poeta Ugo Foscolo. Sacerdote barnabita dei Chierici regolari di San Paolo  - (lat.: clerici regulares Sancti Pauli), ordine dedito alla vita comunitaria in povertà e per questo oggetto di diffidenza da parte della Chiesa Cattolica che più volte li mandò a giudizio dell’Inquisizione perché accusati di seguire le eresie delle beghine (o bagardi) e dei poveri di Lione (valdesi), movimenti pauperistici che criticavano l’opulenza e il potere temporale della Chiesa. Come tutti i barnabiti fu attivo nell’apostolato cristiano e nell’educazione dei giovani in scuole, convitti e oratori nello spirito dell’ordine che è quello di  «rianimare lo spirito ecclesiastico e lo zelo per le anime tra il clero». Fu un predicatore piuttosto famoso e, nei suoi lunghi e numerosi viaggi per l'Italia, vivendo sempre in povertà, fu seguito spesso da molte persone attratte dalla sua testimonianza di fede. Adolescente durante l'età napoleonica, studia nel collegio Barnabita di Bologna ed in questo momento si avvicina verso gli ambienti culturali patriottici e liberali. Rimane affascinato dal Proclama che Gioacchino Murat lancia da Rimini nel 1815, parlando per la prima volta di una Italia libera e unita. Fugge dal collegio per arruolarsi, ma per la giovane età viene rifiutato. Nelle sue prediche spesso: la denuncia della corruzione del clero, la critica dell’operato della corte pontificia con violente invettive contro ”iniqua Roma avara metropoli sentina di vizi“, la polemica contro l'odioso ordine dei gesuiti (visti come i difensori dell'oppressione clerico-feudale e nemici del popolo e della Patria, che vennero attaccati anche dall'abate piemontese padre Vincenzo Gioberti, liberale neo-guelfo e moderato col libro "Il gesuita moderno"). A Genova le sue invettive contro i gesuiti, gli procurarono oltre che l'ostilità di detta compagnia anche della Lega Cattolica e della gerarchia della Chiesa, ma si deve anche a lui se  Sua Maestà Carlo Alberto (i due si stimavano reciprocamente tanto che ottenne anche una udienza da parte del Re) promulgò il 28 agosto 1948 una legge (la legge n.777) con la quale, anche al fine di fermare i numerosi tumulti e le manifestazioni antigesuitiche che a Genova erano degenerate in rivolte violente, ma erano altrettanto animose anche in Sardegna (a Cagliari e a Sassari dove i gesuiti erano stati espulsi a furor di popolo) e in Piemonte: a Chieri, Novara, Torino, Saluzzo ecc. ne decretava l'espulsione dal Regno di Sardegna. Le sue continue prediche per la riscoperta dell'ortodossia cristiana dei primi secoli contro la degenerazione cattolica, la corruzione del clero e il potere temporale gli procurarono espulsioni dal Ducato di Parma, dal Lombardo Veneto e la proibizione a predicare negli Stati Pontifici. Per le sue posizioni patriottiche e antigesuitiche  gli fu vietato, nel 1840, di predicare negli Stati Pontifici nonché di accedere nel Regno Lombardo Veneto.  Ugo Bassi si trovava ad Ancona  quando seguì come cappellano i volontari pontifici del Gen. Durando che stavano partendo per unirsi all’esercito sabaudo nella Prima Guerra d'Indipendenza. Con acceso patriottismo diffuse lo spirito rivoluzionario fra i soldati, come prima aveva infuso quello religioso nella popolazione civile. Fu ferito in Veneto (a Treviso) il 12 maggio 1848 e portato a Venezia, all'epoca governata dall'Austria-Ungheria. Rimase nella città lagunare e, dopo la sua guarigione combatté per la  Repubblica di Venezia(1848-49). Sempre nel 1848 il Papa Pio IX, sentito il Generale dei Barnabiti, ne decretò la secolarizzazione, ciò nonostante il Basi continuò a sentirsi un sacerdote e comportarsi come tale. Nel 1849 è a Roma, dove assiste alla nascita della Repubblica Romana e viene nominato cappellano della Legione di Garibaldi. Così Bassi descrive l'incontro con l'Eroe dei Due Mondi: "Garibaldi è l'Eroe più degno di poema, che io sperassi in vita mia di vedere. Le nostre anime si sono congiunte come se fossero state sorelle in cielo prima di trovarsi nelle vie della terra". Bassi seguì Garibaldi  nei combattimenti di Palestrina, Velletri, Roccasecca, dove venne ferito a un piede, e sul Gianicolo. Fino alla resa di Roma rimase in prima fila prestando assistenza religiosa ai combattenti della Repubblica  ed anche ai nemici francesi feriti e catturati. Il 2 luglio pronunciò l’ultimo discorso: celebrando in S. Lorenzo in Lucina l’elogio funebre per la morte di Luciano Manara ebbe parole dure contro gli artefici della caduta della Repubblica. A Roma combatté, curò i feriti, rincuorò i soldati.  Dopo la caduta della Repubblica Romana fuggì alla volta di Venezia con Garibaldi,  Anita, Ciceruacchio, Nullo, Livaghi  e altri. Giunto a San Marino il gruppo si separò. Bassi, partito con Livraghi, cadde  nelle mani degli austriaci il 3 agosto vicino Comacchio e fu rinchiuso nella torretta di Villa Spada.  Il 7 agosto, senza aver subito alcun processo, venne condannatioa morte e il giorno successivo fu portato in via della Certosa, fucilato e buttato in una unica fossa ubicata nei pressi dell'attuale Stadio di Calcio del Bologna (vicino la Torre di Maratona). Morì all'età di quarantotto anni, recitando l’Ave Maria.  Il 18 agosto 1849 gli austriaci, per impedire che i cittadini di Bologna manifestassero i propri sentimenti di approvazione e affetto sulla tomba del Bassi, riesumarono il suo corpo traslandolo nel cimitero della Certosa. Dall'8 agosto 1940, con una cerimonia di propaganda organizzata dal regime fascista, i suoi resti sono traslati in un sarcofago posto all'interno del sacrario dei Caduti della Grande Guerra. Negli anni ’80 del secolo scorso, fu riscoperto nell’ambito dell’operazione culturale denominata Socialismo Tricolore da Bettino Craxi che fu un  ammiratore del suo patriottismo e delle sue profonde convinzioni civili e religiose. Don Ugo Bassi che vedeva nel Risorgimento un ideale cristiano di libertà e carità e per esso diede la vita è, oltre che un martire del Risorgimento italiano anche della Massoneria, che di quel risorgimento ne fu l’anima (tutti e quattro i Padri della Patria: Garibaldi, Vittorio Emanuele II, Mazzini e Cavour erano massoni) anche un precursore dell’esigenza di una Chiesa Nazionale e Patriottica, come stiamo faticosamente cercando di realizzare noi della Chiesa Ortodossa Italiana.

 

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