Bambini italiani i più maleducati d’Europa.

Tali padri (e madri). Tali figli

pubblicato il 17/07/2019 in Italia da Giorgio Nadali
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Giorgio Nadali

di Giorgio Nadali

 

“A mettere pannolini sono bravi tutti: allevare è un altro paio di maniche… Ci sono troppi bambini! Se al mondo ne facessero di meno, staremmo meglio”. Queste parole di Natalia Aspesi sembrano proprio trovare riscontro in uno studio dell’associazione “Donne e qualità della vita” condotto su un campione di 500 albergatori europei.

I due terzi degli intervistati ritiene che i bambini italiani siano i più maleducati capricciosi e incivili d’Europa. Sembra che in Italia – solo in Italia – vi sia la curiosa convinzione che ai bambini sia tutto lecito e che nei luoghi pubblici tutti debbano sopportare grida, schiamazzi, corse tra i tavoli del ristorante, urla in albergo e così via.

I “genitori” sono convinti che tutto ciò sia normale e che non si possa educare con l’esempio e tanto meno con le punizioni. “Genitori” tra virgolette appunto, perché l’essere padre e madre non può mai essere solo un fatto biologico.  Il dottor Spock ne sarebbe fiero. Non quello di Star Trek, ma Benjamin McLane Spock  – il padre del permissivismo in pedagogia. Così tanti “genitori” biologici – mancando il compito educativo che li renderebbe propriamente tali – lasciano al pargoletto ogni libertà. Tanto, cosa vuoi, è un bambino! Magicamente quando crescerà smetterà di esserlo e come per incanto lo ritroveremo adulto modello. Quello che non rispettava gli adulti da piccolo mai e poi mai ti taglierà la strada ubriaco in tangenziale. Mai e poi mai ucciderà la fidanzata che lo pianta.

Insomma, i divieti non vanno di moda. E se crescesse frustrato? No, no. Rompi pure le scatole al tuo prossimo. Tanto sei un bambino. E poi – quando sarai un po’ cresciuto – sarai solo un ragazzo! Andiamo, su! Come dirti questo si fa e questo non si fa? Dopotutto, anche per il bravo genitore tutto è relativo. Il bene e il male in quanto tali non esistono come criteri assoluti. E così – con la grande fortuna di avere tali padre e madre – verrai su con quella che Piaget chiamò “morale eteronoma”. E’ una fortuna sai. Anche quando crescerai e avrai 50 anni avrai la morale di quello che non ruba la marmellata perché ha paura che la mamma lo becchi e lo punisca. Tranne poi cercare di fregarla appena possibile. Niente a che fare con quella pallosa “morale autonoma” che dentro di te ti fa rispettare gli altri anche se non ci sono telecamere che ti controllano. No, a te tutto è permesso perché così ti hanno “educato”.

Mai una bella sberla, uno “stai composto”, “non si grida”, “ti ho detto di no”, “saluta”, “dì per favore e grazie”. Tanto – cosa vuole – è solo un bambino! Così “da grande” quello che vuoi te lo prendi punto e basta. Fosse anche l’illibatezza della prima che ti capita a tiro. Mica devi chiederle il permesso no? E cosa potrebbe fare un “adulto” che è stato abituato ad avere sempre dei “Sì”, quando riceverà un “No”?  Ciò che voglio me lo prendo, se mi fa piacere è lecito. Logico. Perché è questo essere “grandi”. O no? Confondere la forza con la prepotenza. Eri piccolo e non ti hanno insegnato ad essere grande. Ora sei grande e rimarrai piccolo per sempre. Un bel guaio! Volere i figli solo per il proprio capriccio. Un bell’egoismo! Essere genitori è un’altra cosa. Tale padre, tale figlio. La società ringrazia.

Verrebbe da dire che la cosa che tolleriamo di meno è la maleducazione, anche meno dell’ignoranza, perché se avere il cervello piccolo è una disgrazia, essere cafoni è una scelta. Di sicuro non si fa il bene di un figlio il permettergli ogni cosa – il lassismo educativo – se poi aggiungiamo il cattivo esempio ecco che il risultato non può che essere disastroso.

Lo diceva Pitagora, “Educa i bambini e non sarà necessario poi punire gli uomini”. E la vicina e ordinata Svizzera come è messa? Il paragone sarebbe umiliante. In Svizzera l’educazione fin da piccoli è improntata al rispetto delle regole sociali. D’altra parte si può benissimo essere piccoli e rispettosi degli altri. La Svizzera è la patria del grande educatore Johann Heinrich Pestalozzi, che diceva: “Per cambiare gli uomini bisogna amarli. La nostra influenza arriva solo fin dove arriva il nostro amore”. E di certo il nostro esempio.

Un amore che con fermezza guida verso il vivere civile e che sa rinunciare ai propri comodi di portarsi dietro i bambini in luoghi e orari non adatti a loro. Se poi i bambini piangono e disturbano non è colpa loro. Piangono perché hanno dei genitori incapaci ed egoisti. Non quelli con la disgrazia del cervello piccolo. Quelli cafoni per scelta. O megllio, per eredità. E c’è veramente da piangere…

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