Moby Prince, intervista al prof. Luchino Chessa figlio del comandante Ugo Chessa

Il disastro della Moby Prince è stata definita la più grande tragedia della Marina Civile italiana dal dopoguerra e la più grande strage sul lavoro

pubblicato il 12/10/2014 in Interviste da Desirè Sara Serventi
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Desirè Sara Serventi

Il disastro della Moby Prince è stata definita la più grande tragedia della Marina Civile italiana dal dopoguerra e la più grande strage sul lavoro. A parlare della Moby il figlio del comandante Ugo Chessa, il prof. Luchino Chessa medico presso l’Azienda Ospedaliero Università di Cagliari specializzato in gastroenterologia e malattie infettive e docente universitario presso l’università degli studi di Cagliari.

Prof. Chessa voi familiari avete inviato un report tecnico al premier Renzi in cui vi è scritto “ il 10 Aprile del 1991 a poche miglia dall’uscita dal Porto di Livorno sono state uccise 140 persone, ci spiega perché usate la parola uccise e non morte?
Perché sono state uccise e la parola è stata scritta con cognizione di causa, anche perché noi la consideriamo una strage dal momento che nessuno è andato a soccorrere la gente che si trovava a bordo del traghetto, i passeggeri ed i membri dell’equipaggio, noi lo reputiamo un omicidio.

Secondo la ricostruzione ottenibile dagli atti della storia giudiziaria della vicenda, la collisione è causa principalmente di un “destino cinico e baro”, cosa ne pensa?
Sono indignato da una frase del genere che significa voler screditare completamente il comandante e tutte le persone che a bordo hanno fatto tutto il possibile per cercare di portare in sicurezza i passeggeri e salvarli non c’è niente da dire, non possiamo accettare le parole del Pubblico Ministero il dott. Cardi.

Il disastro è stato causato dalla nebbia?
No non c’era nebbia e questa è una delle principali prove che è stata inserita da parte dei periti della procura, ma diciamo che la nebbia in questa vicenda è servita tanto.

Vuole essere più chiaro, cosa intende dire che è servita?
Perché è servita a coprire una serie di situazioni. Il discorso di base è che fin dall’inizio chi ha avviato le indagini aveva questa impostazione che deriva da una inchiesta della Marina mercantile, che aveva ripreso quella della Capitaneria, per cui c’era già una commissione che aveva fatto le indagini, affermando quindi che c’era la nebbia e che il traghetto è andato dritto a schiantarsi sulla petroliera. Con l’urto si è aperta una falla nell’Agip Abruzzo, con la conseguenza che si è riversato il petrolio sulla Moby Prince, il traghetto è stato inondato dal petrolio e sempre secondo queste ricostruzioni, ha preso fuoco e sono morti tutti bruciati nell’arco di mezz’ora.

Come fa essere così sicuro che non vi era nebbia?
Perché si vede da un video amatoriale in cui si può osservare il riverbero della luce, quindi già questa è una prova eclatante del fatto che non vi era nebbia.

Non le sembra che un video amatoriale non sia una prova sufficiente agli atti?
No perché lo stesso viene detto dal pilota che ha accompagnato il Comandante Chessa lungo il percorso, cioè fino all’uscita dal porto. Il pilota afferma che lui guardava e vedeva tutto compreso la petroliera illuminata, quindi visibilità perfetta.

Questi testimoni sono stati ascoltati?
Tutti sono stati ascoltati ma nessuno è stato preso in considerazione.

Prof. Chessa, ci parli un po’ del Comandante Ugo Chessa si dice che era il più esperto comandante del Mediterraneo è vero?
Era riconosciuto come il più esperto comandante del Mediterraneo, non era un marinaio di acqua dolce, era una persona che aveva fatto un sacco di carriera in navi transoceaniche aveva girato il mondo, era stato sulle petroliere, ha fatto il comandante del Nabila, il panfilo di Khashoggi. Mio padre era una persona estremamente scrupolosa una persona attenta alle regole, faceva tutti i corsi antincendio di salvataggio era una persona preparatissima.

Nessuno della Capitaneria di Porto di Livorno, né delle altre imbarcazioni ancorate nella rada né delle altre moto navi in transito avvertì sul Canale radio di soccorso il May Day lanciato dalla Moby Prince?
Purtroppo i segnali della Moby sono arrivati bassi, l’ipotesi potrebbe essere che la petroliera abbia schermato in qualche maniera il passaggio del suono, ma ripeto è un’ipotesi.

Dopo la collisione cosa succede?
Succede che l’Agip Abruzzo dichiara che la collisione è avvenuta con una bettolina e non un traghetto passeggeri.

Questo è scritto sui registri di bordo?
I registri di bordo della petroliera sono scomparsi, in quanto il comandante Superina quando ha lasciato la petroliera su una scialuppa si è dimenticato i registri a bordo, quindi sono andati bruciati.

Prof. nessuno si accorge che a bruciare è la Moby Prince e non una bettolina?
No perché il comandante della petroliera ha attirato verso di se tutti i soccorsi per cui sono andati tutti dalla parte della petroliera e la petroliera era girata e il traghetto era dietro, nessuno ha detto che c’era un traghetto e nessuno ha pensato di andare a vedere cosa c’era dietro, quindi hanno cercato di spegnere le fiamme in mare davanti alla petroliera e nessuno si è posto il problema che poco prima stava passando un traghetto nessuno, né la Capitaneria di Livorno né la stazione di Livorno radio con cui il traghetto aveva appena comunicato, per cui è assurdo.

La Moby era ancora attaccata alla petroliera durante i soccorsi?
No si è staccata ed è tornata indietro.

Questa è stata definita la più grande tragedia della Marina Civile italiana dal dopoguerra e la più grande strage sul lavoro, giusto?
Sì la più grande strage sul lavoro, anche se nessuno ha mai conferito una medaglia a nessuno, né tanto meno al comandante. Al comandante e ai membri dell’equipaggio di bordo solo fango al posto di medaglie, anche se hanno lavorato tutti insieme perché erano tutti coordinati. L’equipaggio di bordo era organizzato in gruppi in caso di incidenti perché in queste situazioni ognuno ha delle sue peculiarità deve fare certe cose, ci sono quelli che si occupano dell’antincendio, quelli che si occupano di recuperare le persone e metterle nel punto di riunione, ognuno ha il suo compito.

Prof. Chessa sulla Moby non ha perso solo suo padre ma anche sua madre?
Sì.

I suoi genitori sono stati trovati vicini, in pratica suo padre ha lasciato il ponte di comando per stare vicino a sua madre?
No mia madre è stata trovata nei pressi del salone Delux, dove erano la maggior parte dei passeggeri riuniti, mentre mio padre è stato trovato poco sotto il ponte di comando insieme al primo ufficiale, mentre svolgeva il suo dovere di comandante.

Suo padre è stato trovato carbonizzato?
Sì anche se vorrei precisare che non tutti i passeggeri sono morti bruciati.

Mi permetta, la nave è incendiata, per cui come è possibile che non tutti sono morti bruciati?
Perché alcune parti della nave non hanno preso fuoco, per cui si sono trovati tanti passeggeri in perfette condizioni, morti nella situazione in cui non si riesce a trovare una soluzione e poi vorrei dire che sono stati trovati documenti nelle tasche di alcune persone intatti.

Prof. Chessa si dice che suo padre, il comandante Ugo Chessa abbia impostato il pilota automatico?
No nessun comandante mette il pilota automatico vicino al porto perché si è ancora nella zona sensibile in cui vi è il rischio di collisione è una zona dove passano barche navi e oltretutto, in quella notte il porto di Livorno era assai trafficato.

Perché accusare il Comandante?
Il pilota automatico andava bene perché in questa maniera insieme alla nebbia faceva chiudere la storia una volta per tutte.

E' offeso da queste diffamazioni a carico di suo padre?
Certo anche perché ci tengo a dire che il relitto è stato oggetto di documentate sottrazioni di materiale e manomissioni.

Prof. Chessa queste sono accuse pesanti che dice?
Parlo per conoscenza e non per sentito dire, ripeto quindi con assoluta sicurezza che ci sono state manomissioni, una delle quali ha portato ad un procedimento parallelo dove fu accertato che due uomini della compagnia armatrice operarono una manomissione della leva necessaria per il passaggio dal pilota manuale all’automatico, per far sembrare che prima della collisione fosse in funzione il pilota automatico e accusare così il comando del traghetto.

Queste persone sono state condannate?
No per insufficienza di fatti non vi è stata condanna, nonostante Ciro Di Lauro si fosse accusato.

Lei nella stagione precedente al disastro era il medico di bordo della Moby Prince?
Si ero sbarcato per rimbarcarmi in seguito, mio padre invece si oppose e non volle che mi rimbarcassi. Avrei voluto proseguire ma poi vinsi una borsa regionale per cui lasciai ed andò un collega, che poi è morto il dottor Paolo Mura.

Prof. Chessa viene detto che la plancia del Moby Prince presa alla sprovvista e con la nave ormai lanciata alla velocità di crociera, provvedeva incautamente ad accendere i fari collocati a prua della nave nella speranza di migliorare la visibilità sullo specchio di mare davanti a se, ma in realtà peggiorando le condizioni di visibilità. L’accensione dei fari è stata una mossa incauta?
Voglio precisare che di improvviso non c’è proprio niente, per chi non lo sapesse hanno i radar e aggiungo che nessun comandante in navigazione notturna proverebbe ad accendere i fari di manovra, questi sono stati accesi nel momento della collisione.

Nel disastro che ha colpito la Moby Prince si è salvato solo un membro dell’equipaggio lei lo conosceva?
Sì non era un marinaio ma un mozzo e si è salvato perché si è appeso alla ringhiera della poppa, gli altri 139 sono morti a bordo e uno si è buttato in mare e nel suo corpo è stata ritrovata nafta e non petrolio come doveva esserci considerando che l’Agip Abbruzzo era una petroliera. Nonostante questo nessun accertamento è stato fatto per determinare le quantità e le qualità del carico presente a bordo dell’Agip Abbruzzo.

Chi è stato a portare i primi soccorsi?
Una barchetta degli ormeggiatori alle 23 e 35, oltre un’ora dopo la collisione. Sono loro che hanno recuperato il mozzo. Tra l’altro il superstite avvertì che c’erano persone vive a bordo, ma nessuno andò a prestare loro soccorso, ecco perché noi diciamo uccisi e non morti, perché vi erano altri superstiti a bordo e nessuno andò in loro aiuto. Se fossero arrivati i soccorsi avrebbero salvato una buona parte dei passeggeri.

Prof. il mozzo dice che vi sono superstiti, com’è possibile se son morti tutti nell’arco di mezz’ora?
Infatti non sono morti nell’arco di mezz’ora perché indossavano i giubbotti di salvataggio e si trovavano nei vari punti di riunione e non vi era panico a bordo almeno inizialmente, ovviamente fa comodo dire che la morte di tutti i passeggeri è avvenuta nell’arco della mezz’ora, perché è il tempo in cui nessuno può essere imputato visto che in mezz’ora i soccorsi non avrebbero potuto cambiare la drammatica situazione.

Quando salgono le prime persone a bordo della Moby Prince?
Alle 3 e 30 del mattino, un marinaio di un rimorchiatore sale a bordo e cammina sulle lamiere di poppa, il che vuol dire che non è tutto bruciato, come invece continuano ad affermare.

La colpa quindi del disastro è stata attribuita solo a suo padre, il comandante Ugo Chessa?
Sì e questo non è accettabile in alcun modo visto quello che ho raccontato e continuo a raccontare.

Lei sta facendo sentire la sua voce un po’ da per tutto, ha scritto anche una lettera al premier Matteo Renzi?
Ho scritto decine di mail e numerosi tweeter ai suoi indirizzi istituzionali e il 23 maggio scorso gli ho inviato una lettera ufficiale data in mano ai suoi collaboratori, in quanto il Presidente del Consiglio non mi ha incontrato nonostante sia andato a Firenze per consegnarli la lettera, mi è stato detto che era troppo impegnato. Gli ho inviato il dossier e la lettera e so da chi sta lui vicino che è arrivata alla sua vista, ma non ho avuto nessuna risposta.

Prof. Chessa che cosa chiede lei e tutti i familiari delle 140 vittime?
Chiediamo che vengano aperti gli archivi dello Stato, che vengano messi a disposizione tutti i documenti utili a far luce sulla vicenda, chiediamo inoltre che Renzi appoggi la Costituzione della Commissione Parlamentare di inchiesta che deve essere bicamerale e permanente e che attualmente sta seguendo un iter al rallentatore.

Lei sta facendo anche una petizione?
Sì tramite Change.org, con ottimi risultati siamo arrivati a oltre 21 mila firme e questa è la dimostrazione che gli italiani vogliono verità e giustizia.

Cosa dice a proposito della risposta del Ministro della Giustizia Orlando alla richiesta d’ispezione al tribunale di Livorno da parte dei Senatori Manconi e Lai?
I senatori Manconi e Lai sulla base del nostro report tecnico, avevano fatto una richiesta d’ispezione anche per una evidente anomalia che si era presentata in occasione della riapertura delle indagini, volute da noi familiari nel 2006 e chiusa in modo tombale nel 2010. Uno dei periti d’ufficio l’Ing. De Gennaro, incaricato di svolgere accertamenti sulla petroliera Agip Abruzzo, aveva tra i suoi clienti la SNAM e la Navarma, adesso Moby Lines, ovvero gli armatori della petroliera stessa e del traghetto Moby Prince. Ci è sembrato evidente il conflitto di interessi. La risposta del Ministro Orlando è stata pubblicata sul sito del Senato nel silenzio più totale nel mese di agosto. Ce ne siamo accorti casualmente e in ogni caso il Ministro risponde che non c’è bisogno di ispezioni perché era tutto regolare.

Prof. è stupito di questa risposta?
E’ una vergogna, l’ennesima vergogna! Si capisce che il Ministro ha una scarsa conoscenza della vicenda e dell’argomento specifico. Come vergognosa è quello che è stato scritto nella istanza di archiviazione delle nuove indagini.

Cosa vi è scritto nell’istanza di archiviazione?
Si continua a parlare di nebbia di superficialità del comando del traghetto e tutto ciò è avvilente. Inoltre viene scritto che il tentativo di individuare a ogni costo e senza sufficienti elementi probatori determinismi e nessi causali eclatanti clamorosi e di alto livello fa dissipare risorse e avrebbe il solo effetto di riaprire ferite, creare illusione nei vivi e uccidere una seconda volta i morti, fare altre vittime innocenti e costituirebbe un pessimo esercizio del servizio di Giustizia.

A chi si riferiscono i magistrati?
Ovviamente a noi familiari ed in particola modo ai figli del comandante Chessa che hanno fatto riaprire le indagini.

Cosa rispondete?
Ovviamente rigettiamo queste parole a parte l’uso del verbo uccidere che viene usato forse senza volere dagli inquirenti o forse qualcuno in cuor suo la pensa diversamente.

Ci si auspica che il Presidente del Consiglio Matteo Renzi si decida a rispondere alle lettere inviate dal prof. Chessa, considerando che domandare è lecito rispondere è un atto di cortesia!

 

 

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