ELEONORA BALIANI: nuova voce protagonista nel webradiodiodramma Passioni Senza fine

L'attrice è una delle giovani new entry protagoniste del primo fuilletton radiofonico italiano sul web " Passioni Senza fine" scritto e diretto da Giuseppe Cossentino

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 19/05/2014 in Interviste da Giuseppe Nappa
Condividi su:
Giuseppe Nappa
Nella foto, l'attrice Eleonora Baliani

Eleonora Baliani, è una  giovane attrice  ma già solida realtà nel panorama teatrale italiano.  Bruna corvina, carnagione mediterranea, canoni estetici tipicamente italiani. Ma anche una fisicità prorompente. E' approdata da qualche mese nel grande cast artistico  già collaudato di " Passioni Senza fine" la prima webradiosoap italiana scritta e diretta da Giuseppe Cossentino nel complicato ruolo di  "Paola Marini" una ragazza della Napoli bene che ha un rapporto difficile con sua madre... Ecco la sua intervista...

Salve Eleonora. Come è arrivata al grande cast di qualità di “Passioni Senza fine con il ruolo dell’irrequieta e sognatrice Paola?


Salve. In realtà per puro caso. Mi sono ritrovata sulla home di Facebook un video audio; mi incuriosiva il titolo e ho ascoltato. Mi è piaciuto moltissimo e così ho contattato il regista/ sceneggiatore chiedendogli, da buona attrice, dove avrei potuto inviare dei file audio prova per poter cercare di entrare nel cast. Il Dott. Giuseppe Cossentino è stato da subito molto professionale e disponibile. Mi ha comunicato il suo indirizzo e-mail, la mia voce gli è piaciuta e da lì è iniziata l’avventura!


2. Chi è Paola? Cosa cambierebbe del suo personaggio? Difetti e pregi? Paola ed Eleonora Baliani hanno qualcosa in comune?


Paola è una ragazza della Napoli bene, la figlia di una Baronessa. E’ una ragazza con un sacco di sogni, dolce a modo suo ma che inizia a soffrire la presenza della madre.. un po’ per sano spirito “figliesco” e voglia di indipendenza, un po’ perché forse, anche se non ha il coraggio neanche di pensare a cosa possa essere, inizia a percepire che c’è qualcosa di poco chiaro nel comportamento della madre. Poco più che una sensazione ma sufficiente per metterla sulla difensiva e spingerla a ribellarsi al ruolo di figlia convivente. Trovo che sia un bel personaggio. Cossentino è riuscito, così come per gli altri ruoli, a colorarlo di sfumature chiare ma non scontate. Il pregio più grande di Paola è la sua capacità di vivere al meglio senza porsi troppi problemi. Il difetto … forse non è un difetto in questo caso. Diciamo che Eleonora non mancherebbe mai di rispetto a sua madre ma è anche vero che Eleonora ha una madre che, a differenza della Baronessa (interpretata dalla fantastica Anna Calemme), non riuscirebbe neanche a pensare all’ipotesi di farsela con il fidanzato della figlia…; quindi, in questo caso, la mancanza di rispetto di Paola è un qualcosa che giustifico pienamente. In comune abbiamo avuto molto. Per alcuni versi Paola mi ricorda l’Eleonora dei vent’anni.

 
3. La sua formazione attoriale e le sue esperienze lavorative quali sono state?


Io vengo dal teatro. Ho iniziato giovanissima all’età di 12 anni e ho avuto la fortuna di lavorare con colossi come Bianca Toccafondi, Giuliano Esperati, Aldo Amoroso, Oreste Valente, Alceste Ferrari, Nicholas Brendon, Modestina Caputo e molti altri. Poi non contenta, dopo essermi laureata in DAMS e specializzata in Scienze dello Spettacolo, mi sono diplomata anche in due accademie di cinema, la NUCT e l’ACCADEMIA ACHILLE TOGLIANI. Anche in questi due contesti ho avuto la possibilità di conoscere grandi artisti che hanno contribuito a farmi crescere ancora di più e che mi hanno insegnato tanto. Sto parlando, solo per fare dei nomi, di Giuseppe Argirò, Marina Zanchi, Adelmo Togliani, Serena Bennato, Massimo Fedeli, Stefano Sarcinelli. Tutti grandi professionisti, straordinariamente preparati, umili e generosi nel donare le loro conoscenze. Lavorare e studiare con loro mi ha aiutato tanto. Il mio è un lavoro dove si studia per tutta la vita, non si scampa.. e poter incontrare sul proprio percorso persone come quelle che ho nominato (mi scusino le moltissime che non ho citato) per me è stata una grande fortuna e l’occasione concreta di una crescita esponenziale. La cosa che forse mi ha più formato è stata il fatto che sin da subito ho lavorato a teatro professionalmente. Una delle esperienze più particolari che ricordo è stato l’incontro, qualche anno fa, con un regista italo argentino, Pablo Taddei, con cui abbiamo messo in scena qui a Roma, al Teatro Euclide, “Il bello delle Bambole” in cui interpretavo una bambola di porcellana. Taddei ha rielaborato uno stile molto personale che prende le basi da Grotowski per poi andare oltre, verso un metodo che, incentrato su un uso particolare di gesti, voce e suoni, porta istantaneamente in una cornice che ricorda molto il sogno. Ricordo poi con affetto “Figura Materna” e  La Marcolfa”, per la regia di Gisella Farinini entrambi fatti sempre qui a Roma, il primo al Teatro Ghione , il secondo al teatro San Genesio;  o ancora “Aforisma” di Gabriele Paoli al Teatro dei Servi. Ma ce ne sarebbero davvero troppi da ricordare. Ho poi lavorato anche per la televisione (qualche piccolo ruolo senza alcuna pretesa per la Rai) , per il doppiaggio e, come tutti, ho fatto parecchi cortometraggi di cui, uno in particolare, “Strade” di Cristiano Anania, è stato il vincitore del Lucania Film Festival.  Nel tempo libero mi dedico all’insegnamento del teatro; è un modo eccezionale per non staccare mai la spina e per maturare ancora, perché da quello che fanno gli allievi, migliaia sono gli spunti che ti rimangono per ampliare la tua arte sempre di più.


4. Abbiamo visto che è la seconda classificata al Troisi Festival 2013. Ci parla di questa esperienza?


Il Festival Troisi è stata un’altra grande opportunità. Lì, per la prima volta, sotto la direzione artistica di Natascia Bonacci, ho sperimentato un genere che avevo sempre visto e ammirato da spettatrice ma mai attuato; sto parlando del teatro di narrazione. La scelta del testo è stata molto forte. Non volevo presentarmi a un festival portando qualcosa che sapevo mi avrebbe facilitato; volevo sfidare me stessa per poter utilizzare questa occasione come un’ulteriore possibilità di crescita e volevo lasciare un segno. Quindi mi sono rivolta alla denuncia sociale e, partendo dal film “Passannante” di Sergio Colabona, io e la Bonacci abbiamo messo su un testo incentrato sulla storia di Giovanni Passannante, un rivoluzionario che ha avuto la terribile idea di scontrarsi col potere dei Savoia. E’ stata un’esperienza bellissima che porto e porterò per sempre nel cuore. L’atmosfera di un festival dedicato al grande Massimo Troisi, come potrete immaginare, era già di per sé carica di emozione. Lì ho conosciuto quelli che ormai sono diventati colleghi e amici eccezionali (come il bravissimo attore Alberto Mosca che neanche farlo apposta ho ritrovato inaspettatamente qui, nel cast di Passioni Senza Fine; la vincitrice, la favolosa attrice Mariangela Calia; la giornalista Mariaceleste de Martino e molti altri) e ho incontrato un pubblico e una giuria caldi ma anche molto obiettivi. Morcone è stata una piazza magica, un paesino delle favole che ci ha accolto con amore e che ci ha permesso di assaporare fino in fondo la magia di un’esperienza unica nel suo genere.


5. Un attore e un regista famoso con il quale le piacerebbe lavorare?

Uno? Ahahahahah. Gli attori con cui mi piacerebbe lavorare sono davvero una marea: Lino Banfi, Virna Lisi, Carlo Verdone, Christian De Sica, Serena Rossi, Claudio Insinna e una marea di altri per l’Italia e sicuramente Julia Roberts, Reneé Zellwegwer, Robin Williams, Dustin Hoffman, Leonardo Di Caprio e Whoopi Goldberg per l’America. I registi…bhè, direi a brucia pelo Sorrentino, Verdone e De Sica per l’Italia; Baz Luhrmann, Martin Scorsese, James Cameron e Steven Spielberg per l’America.

6. Un aggettivo per definire “Passioni Senza fine”?

Caleidoscopica


7. Come si è trovata in un cast di qualità e ben collaudato da tempo come quello di “Passioni Senza fine”?
Molto bene. C’è una grande professionalità unita alla voglia di venirsi incontro e di giocare e sperimentare insieme. La complicità è forte tra noi attori e questo credo sia una delle cose più importanti. Non solo. Con Cossentino c’è uno stretto e continuo rapporto, di lavoro ma ormai anche di amicizia. Non veniamo mai lasciati soli da lui, bensì veniamo seguiti passo passo per ogni sfumatura. E’ stato anche interessante e divertente il rapporto che si è iniziato ad instaurare con le fansine; con i loro commenti al vetriolo zuccherato sono straordinariamente utili; riescono velatamente a dare indicazioni importanti che ti guidano alla cura di dettagli a cui magari tu non avresti pensato. E’ il pubblico; e il pubblico per noi attori è essenziale come riscontro, sia nel bene che nel male.

8. Un lavoro prossimo, imminente?

Rosa Calabresi, a teatro. E’ un testo che sto scrivendo io sulle basi di fonti storiche rinvenute su questo personaggio straordinario vissuto a Cerveteri in periodo rinascimentale.

9. Un sogno nel cassetto?

Realizzare un villaggio famiglia con sede in tutte le principali città del mondo per bambini orfani dagli 0 ai 18 anni, che possa poi seguirli e aiutarli nell’inserimento in ambito lavorativo anche dopo. Chiaro, in questo momento è solo un sogno. Il tipo di progetto che ho in mente avrebbe bisogno di una marea di soldi. Forse se arrivassi ai livelli di Madonna me lo potrei permettere … ma perché no? Mai dire mai! Vedremo cosa succederà.
 

10. Progetti futuri?

Vivere d’arte e crescere in Amore.

PARTECIPA AL GIORNALE

Sei già registrato?

Accedi con login e password