Intervista al fotografo Raimondo Rossi: "I miei scatti? Una finestra sulle emozioni"

Intervista esclusiva al fotografo internazionale Raimondo Rossi in uscita con il suo secondo volume fotografico "I don't think the way you do".

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 11/04/2022 in Interviste da Giulia Bertollini
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Giulia Bertollini
Raimondo Rossi

Attraverso i suoi scatti riscopriamo la bellezza della diversità. Il fotografo Raimondo Rossi è fotografo e stylist per grandi riviste come Vogue ed è considerato un esempio per la moda uomo. Insieme ad Alessio Musella, ha ideato con i suoi scatti una campagna fotografica chiamata “My Voice”, un importante progetto di sensibilizzazione contro le discriminazioni.. Raimondo Rossi, in arte Ray Morrison, vive tra Perugia, Roma e Los Angeles. L'obiettivo che si pone è quello di andare al di là dell'immagine perfetta per catturare il lato umano delle persone. La sua passione per la fotografia è nata respirando l'arte in famiglia. Durante i viaggi in giro per l'Europa, l'occhio di Raimondo si perdeva negli scatti che la madre si dilettava a fare. Dopo la laurea in matematica, Raimondo ha messo a frutto quella sua passione e ha iniziato dapprima come autodidatta per poi perfezionare la tecnica con dei corsi. Lo scorso anno è uscita la sua prima raccolta fotografica, "The Vogue Collection" a cui ne è seguita una seconda "I don't think the way you do". In questa intervista, Raimondo Rossi ci parla del suo percorso nella fotografia ma anche dell'avvento dei social. 

Raimondo, quando è scattata la passione per la fotografia? E quando invece sei rimasto affascinato dalla moda?

Non c’è stato un momento esatto in cui è nata la passione per la fotografia, è cresciuta piano piano dentro di me, quando ho iniziato a studiare e a ricordare le fotografie scattate in infanzia con mia madre. Riguardo alla moda invece, devo dire che il momento in cui mi sono sentito più in contatto è stato durante una sfilata a Hollywood, quando uno stilista olandese ha presentato la sua collezione in maniera ironica, prendendo in giro proprio i red carpet e il mondo della moda. Quella sera, allo stesso tempo, espresse la sua visione e libertà d’anima attraverso i suoi abiti e le sue musiche. 

Come descriveresti la tua fotografia a qualcuno che non l’ha mai vista?

Una finestra sulle emozioni. 

 Si utilizza anche il linguaggio del web e dei social. Come ha cambiato o influenzato la fotografia?

Credo che i social e il web abbiano aiutato la fotografia a esprimersi tramite più voci e più talenti. Non per niente alcune delle campagne mondiali più importanti sono state scattate ultimamente da fotografi sconosciuti che si sono poi fatti notare sul web, in particolare su Photo Vogue. 

Il ritratto è la cifra della tua fotografia. Qual è la tua filosofia, quale l’approccio e quanta importanza ha l’empatia?

Beh credo che ognuno di noi di noi abbia un mondo infinito da poter fotografare. Quindi di conseguenza il ritratto è l’espressione fotografica che mi attrae di più. L’empatia è importante, e credo che stia al fotografo avere la capacità di rendere il soggetto libero da schermi. E mi dicevi della filosofia della mia fotografia? È un essere veri davanti alla fotocamera. 

Hai pubblicato la tua prima raccolta fotografica “Vogue Collection”. In che modo hai scelto le fotografie? E’ vero che stai preparando anche un altro volume? Cosa ci puoi anticipare?

Le fotografie della prima collezione sono state scelte per poter aiutare chiunque voglia avvicinarsi alla fotografia, o anche un professionista, a pulire la mente e ad approcciarsi alla fotografia seguendo dei semplici ma efficaci passi. Il secondo volume è appena uscito e tutto è dedicato alla inclusività e alla diversità. Sono capitoli che presentano alcune delle fotografie che sono state votate come il meglio di Photo Vogue negli ultimi mesi. Una delle fotografie è stata appena scelta da un college in Georgia, negli Stati Uniti, per essere presentata nell’annuario del 2022, per l’insegnamento gli studenti.

In tanti anni di carriera, qual è lo scatto che più ti ha emozionato?

Sono un po’ come tutti figli miei i miei scatti. Quindi ognuno di essi ha un ricordo particolare e diciamo che “voglio bene” a tutti. Se devo sceglierne uno, forse citerei Loveth, un ritratto di una ragazza di origini africane, che fa vedere chiaramente il tipo di fotografia dura e reale che avevo introdotto nei primi reportage di moda nel 2015. Il ritratto fece sì che un importantissimo sito di fotografia, “Fotografia Moderna”, definì il mio stile fotografico come “caratteristiche di Avedon contaminate dall’audacia di Richardson”. Ancora oggi quella definizione mi fa piacere, e credo che siano stati molto acuti nell’interpretare bene quello che volevo esprimere.

Come giudichi lo stato oggi della fotografia in Italia a livello di didattica, di consapevolezza, di proposte?

Credo che sia un po’ come tutte le scuole in Italia, un po’ ancora tutte le pronipoti delle scuole illuministe. Fosse per me le ringiovanirei tutte in maniera più moderna.

Consigli da dare a un ragazzo/a che oggi sogna di fare il tuo stesso mestiere?

Dò un consiglio che è il contrario di quello che tutti gli insegnanti di fotografia darebbero: inizia ad usare la fotocamera del cellulare.

A proposito di sogni: ne hai ancora qualcuno da realizzare?

Direi di sì, e non è legato in particolare alla carriera in fotografia o nello stile uomo, ma è quello di poter completamente dividere la mia vita fra I’Italia e un paese caldo, come la California o un paese simile, visto che amo quel tipo di atmosfera e temperatura. Speriamo che dopo la pandemia e la guerra in corso le cose si assestino e che vengano tempi migliori per tutti. 

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