Roberto Cerè: “La rassegnazione è il virus del nuovo millennio”

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 12/12/2019 in Interviste da Maria Rita Marigliani
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Maria Rita Marigliani

È il mental-coach più amato dagli italiani ma anche a livello internazionale continua a mietere consensi, grazie al suo innato talento. Roberto Cerè, che in questi giorni sta spopolando in libreria con tre nuovi volumi della Mind Edizioni intitolati “Amore”, “Salute” e “Business”, contenenti imperdibili aforismi, si racconta a Notizie Nazionali.

 

Roberto, quali sono le prime tre mosse che deve fare una persona che vuole cambiare la sua vita?

Affrontare la realtà; pianificare il futuro; decidere e agire. Queste sono tre mosse fondamentali per chiunque voglia prendere in mano il proprio destino, ma anche la propria famiglia o il proprio business. 1. "Affrontare la realtà" significa rendersi conto di dove ci si trova nella vita in questo momento preciso. Quali sono le competenze, le conoscenze, le capacità sulle quali poter contare, oltre a fare il focus su quali sono i punti di debolezza da migliorare. 2. "Pianificare il futuro" significa, invece, decidere verso quale direzione avanzare. Che cosa si intende raggiungere. Può sembrare banale, ma non lo è. Il più grande problema delle persone: non sanno ciò che vogliono. E se non sai dove andare, è molto probabile che arriverai altrove. 3. "Decidere e agire" è la fase risolutiva, quella che chiude il cerchio. Significa iniziare a prendere decisioni e compiere azioni concrete che avvicinino alla meta desiderata. Decidere vuol dire soprattutto rischiare e sbagliare. C'è un detto che dice: "se vedete un uomo in cima a una montagna, non ce l'hanno portato". Il successo comporta sempre decisioni e azioni, ogni giorno, senza fretta ma senza sosta.

 

Secondo lei, qual è il difetto più complesso su cui poter intervenire?

La rassegnazione. Nella vita ci sono tre tipi di persone: quelle che guardano le cose accadere; quelle che si stupiscono per le cose accadute; e quelle che le fanno accadere. Purtroppo il mondo è sempre più "inquinato" e influenzato dalle brutte notizie, dalla corruzione, dall'ingiustizia, dalle diseguaglianze di genere tra uomo e donna, e molte altre. Tutte queste informazioni negative nutrono il lato debole di ognuno di noi. Quel lato che ci impigrisce, ci avvilisce, ci trattiene dal provarci e ci vocifera: "è inutile, non sei raccomandato, non sei ricco, non sei intelligente, non sei..." e questo porta alla paralisi. La rassegnazione è il virus del nuovo millennio.

 

Amore, Business e Salute sono i titoli dei tre libri appena pubblicati: esiste una ricetta per raggiungere la felicità in questi ambiti?

Di ricette per la felicità sono pieni i libri di filosofia, di religione, di auto aiuto. Le ricette più efficaci sono quelle che ognuno di noi riesce a crearsi con l'esperienza e il buon senso. A me piace pensare che la felicità non vada cercata, è già dentro a ognuno di noi, in ogni situazione e in ogni condizione, anche di povertà e di malattia. La felicità non ha nulla a che vedere con le possibilità. Ho conosciuto persone sane ma depresse. Ricchi sani ma vuoti, senza un'anima e senza un futuro. Ho invece conosciuto malati terminali radiosi, giovani amputati e bi-amputati pieni di vita e di gratitudine per ciò che gli è rimasto e per ciò che "possono fare". Dipende sempre da dove poniamo il nostro focus: su ciò che ci manca? o su ciò che abbiamo? Sull'invidia o sulla gratitudine? Per quanto mi riguarda la felicità non bisogna cercarla, bisogna saperla riconoscere e saperla tenere stretta. Non farla andar via. Non perderla. Un modo per farla emergere e riconoscere è porsi tre domande: 1. Ho qualcuno da amare? (non è necessario essere in una relazione d'amore, la persona d'amare potresti essere tu) 2. Ho qualcosa da fare? (un lavoro ma anche un'attività che ci piaccia fare) 3. Ho un sogno da perseguire? (un'ambizione, una realizzazione a cui tendiamo).

 

Per molte persone rappresenta un modello da seguire: sente forte responsabilità per questo?

Inizialmente ha riempito il mio ego. Credo che sia normale. Oggi, dopo tanti anni che guido i miei studenti e le persone che mi sono vicine a capire come prendere decisioni migliori, sento decisamente la responsabilità di chi viene seguito non solo per ciò che dice ma soprattutto per ciò che fa. 

 

Progetti futuri?

Portare il coaching e il MICAP (Master internazionale in coaching ad alte prestazioni) nelle scuole, ai ragazzi e ragazze che sono nell'età delle decisioni, del cambio di identità, dei dubbi e delle paure. Le tecniche e le strategie di vita che il Master insegna sono di grande aiuto soprattutto a chi si sta formando un carattere.

 

Come vorrebbe fosse il suo 2020?

Il mio è già pianificato, giorno per giorno. L'agenda si muove con 12-16 mesi di anticipo, per cui adesso sono con la testa al primo trimestre 2021. Sarebbe impossibile altrimenti gestire sia il mio business, gli studenti, la famiglia e tutti i viaggi che mi trovo a sostenere. Mi piacerebbe invece pensare che le persone diventassero più attive e e meno reattive. Nel pensare all'anno che arriva suggerisco di anticiparlo, di pianificarlo e non di subirlo, come se aspettassimo che gli astri ci indichino la via da prendere. Troppe persone aspettano che la vita decida per loro. Che il 2020 sia l'inizio delle tue nuove decisioni.

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