LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE È UNA PIAGA SENZA FINE, CE NE PARLA L’AUTRICE LAURA GORINI CON IL SUO LIBRO “SPORCA L’ANIMA”

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 14/11/2019 in Interviste da Francesca Ghezzani
Condividi su:
Francesca Ghezzani
Cover a cura dell'illustratore Damiano Conchieri

Presto, il prossimo 25 novembre, ricorrerà la giornata internazionale per l'Eliminazione della Violenza Contro le Donne, una data che serve a ricordare che un atto di violenza contro le donne è un atto di violazione dei diritti umani.

Dal momento che la lotta contro la violenza inizia dalla sensibilizzazione, è un piacere intervistare Laura Gorini, autrice bresciana classe 1982 uscita sul mercato editoriale con il libro «Sporca l'anima» pubblicato da Aloha, disponibile in e-book su Amazon e sui principali store online a 1 euro e 99 centesimi che, in modo forte e coinvolgente, affronta questo tema delicato. 

 

Laura, perché hai scelto questo titolo?

È un titolo indubbiamente forte, lo so, ma quello che mi preme dire e puntualizzare fin da subito è il fatto che non l'ho scelto per questo motivo! L'ho scelto perché è stata la prima parola che ho scritto quando ho incominciato a scrivere questo testo che non è in realtà un romanzo, bensì un monologo teatrale, particolarmente tosto.

 

Dai voce a una donna che ha il cuore stanco, lacerato, ma che possiede ancora la forza di urlare. Troviamo qualcosa di autobiografico?

Credo che tutti gli scrittori, anche quelli che lo negano, mettano, per così dire, qualcosa di sé quando scrivono: che sia un'emozione, un fatto realmente accaduto o un sogno, ma “qualcosa” di loro c'è sempre. Di mio c'è quella forma di malinconia e di dolore che ho provato quando ero poco più che un'adolescente. Sai, sono stata una ragazzina molto sensibile ed eccessivamente fragile. La scrittura mi ha aiutata a stare meglio e farmi percepire come meno “pesanti” certi dolori che, seppur piccoli, quando sei ancora piccino ti sembrano enormi e persino insormontabili.  Poi, con il passare inevitabile del tempo, si cresce e si matura: anche se non vuoi, la vita ti costringe a farlo, volente o non, e così comprendi che quei dolori che ti sembravano così grandi poi tanto grandi non sono. E sai quando lo capisci esattamente? Quando ne vivi altri molto più gravi e profondi. Mi chiedi se “Sporca l'anima” sia un testo autobiografico... In parte credo di averti già risposto, ma non ti ho detto che io ho subito più volte nel corso della mia esistenza violenza psicologica. In particolare fino a 3 anni fa ho avuto il dispiacere di subirla da un essere maschile, perdonami ma non riesco a definirlo un uomo, che mi ha fatta letteralmente a pezzi: inizialmente mi corteggiava e mi faceva sentire speciale, unica e bellissima. Poi, quando io ero innamorata alla follia, ha incominciato a trattarmi molto male, a offendermi e chiedermi soldi. Tanti soldi. Mi ha distrutta e annientata. È stato il vero amore, quello del mio Damiano (N.d.R. anche autore della cover dell’ebook, delle foto e dei disegni), a salvarmi.

 

Ci racconti cosa accade nella mente di una donna che si sente deturpare l’anima, fino a sentirsi sporca, non per ciò che ha fatto, ma per ciò che ha subito. Il confine tra vittima e carnefice non trovi che sia spesso labile?

Il punto è che sovente è proprio il carnefice che gioca, perché gioca a fare la parte della vittima. Sì, spesso è il finto vittimismo che avvolge la sua sinistra figura! E allora la donna che ama fare la parte della crocerossina corre immediatamente in suo aiuto, costi quel che costi.

 

Secondo te si fa abbastanza come rete sociale per arginare il problema oppure i casi sempre più frequenti di femminicidio la dicono lunga su quanto ancora c’è da fare?

C'è ancora tantissimo da fare, eccome! A volte mi chiedo: ma deve scapparci il morto per fare qualcosa? Io ho chiesto aiuto quando non ce la facevo davvero più. E sai che cosa mi hanno risposto? Beh, che se era il mio fidanzato che c'era di strano se gli avevo dato soldi? E nonostante tutti i messaggi, le email e i testimoni, chi ha avuto la peggio sono stata io. Se poi come nel mio caso si parla di violenza psicologica, ti saluto!

 

Credi che la violenza psicologica sia tanto deleteria quanto quella fisica?

Mi spiace ammetterlo e non vorrei mancare di rispetto a chi ha subito quella fisica, ma è ancora peggio, premettendo che chi subisce fisicamente in realtà la subisce anche a livello psicologico, e sai perché?

Perché ti toglie tutto, non solo la dignità e il rispetto per te stessa ma anche per la tua vita che “senti” che non vale più niente.

 

Esiste anche la violenza esercitata dal sesso femminile su quello maschile, di questo però se ne parla poco…

Esiste, certo, ma credo che la colpa delle violenze sia anche da legare al fatto che oggi non vengano più rispettati tanti ruoli: l'uomo non sa farsi amare e rispettare senza alzare le mani o la voce e la donna tende sempre di più a volere portare lei i pantaloni. Ma dove sta l'equilibrio? Non ci sono più i genitori di una volta che educano i figli: sono tutti troppo presi dal lavoro. È una scusa! Mio padre Ermanno ha sempre lavorato come un matto e ha sempre trovato il tempo per me e mia madre: tornava a casa distrutto dopo 10 ore di lavoro e dopo cena si metteva accanto a me. Mi ha sempre ascoltata, spronata e aiutata ad alzarmi dal letto quando ero a pezzi e non volevo nemmeno vedere la luce del sole. Credi che sia stato facile tenere tra le braccia una figlia che a 16 anni sta male e che non vuole fare altro che stare a letto? Poi convincerla a vivere la sua vita e andare a lavoro, con tutti i problemi e “rotture” annessi/e? No, eppure lui l'ha fatto e sul lavoro è sempre stato bravo. Credo che sia uno dei migliori del suo campo, e non lo dico perché è mio padre, ma perché è vero: mio padre possiede la terza media e fin da ragazzino ha sempre lavorato come un matto. Ha incominciato a lavorare da Gialdini di Brescia che era giovanissimo e ha concluso la sua collaborazione poco tempo fa. Mia mamma Mariella ha scelto di starmi accanto e di fare la casalinga, la madre e la moglie a tempo pieno: è stata una scelta coraggiosa la sua. Credi che sia facile? No, lei lavorava e dal punto di vista economico all'inizio guadagnava più di mio padre, sai? Era bravissima nel suo lavoro d'ufficio, ma poi ha fatto questa scelta che non ha mai rimpianto. Tuttavia non vorrei essere fraintesa: con quello che ho detto non voglio dire che una donna deve stare a casa e basta, anzi, ma che se ne ha la possibilità, non deve avere paura di fare questa scelta o di optare per un part time o un telelavoro se è questo che vuole. Come non deve avere paura di continuare a lavorare serenamente fuori casa, ma ricordandosi sempre che una volta tornata in famiglia, anche se stanca, deve fare la madre e la moglie o compagna. Stesso discorso per il padre. Ecco, se i genitori odierni lo capissero e se soprattutto si mettessero in testa che non si smette mai di essere genitori, nemmeno quando i figli sono adulti, sebbene poi cambi il tipo di rapporto, credo che le persone, maschi e donne, potrebbero possedere una forma di equilibrio maggiore. Inoltre si sentirebbero amati e rispettati. È la famiglia il nostro primo nucleo, se lì stiamo male, poi inevitabilmente non potremo mai essere persone stabili e felici. Ovviamente poi ci sono casi particolari e patologici, ma in linea di massima, credo, che questo potrebbe essere di aiuto!

 

Da una parte tiri fuori sentimenti forti di inquietudine, di profonda rabbia, ma dall’altra sei anche capace di parlare di speranza e solidarietà. Che messaggio vuoi dare?

Ti risponderò con il titolo del mio primo romanzo breve, uscito più di dieci anni fa: “Il sole oltre la notte”. Ho scelto di intitolarlo così per questo motivo: io credo che la vita sia un dono meraviglioso che noi non dobbiamo e non possiamo assolutamente sprecare, sebbene sovente possa apparire ai nostri occhi brutta o spenta. Essa è piena di sole e anche di buio, ma con il tempo poi riusciamo a vederne le sfumature e le vie di mezzo, oltre che a capire che essa è un continuo alternarsi di momenti positivi a quelli negativi e che sovente essi non sono poi da etichettare, consentimi questo termine, in maniera così netta e decisa, dal momento che, come ti ho già detto poco fa, esistono le sfumature. Inoltre si comprende che i momenti negativi sono utili e necessari per crescere e per farci assaporare ancora di più quelli positivi. E poi, lo dico: il sole in realtà non ci abbandona mai! Anche nelle giornate più cupe e uggiose, quelle giornate in pratica che non ci inducono nemmeno a mettere il naso fuori casa, lui c'è: è solo coperto dalle nuvole! Sta a noi cercarlo!

Un’ultima domanda: che rete sociale sarebbe auspicabile per dare un sostegno concreto alle donne vittime?

Le donne non riescono spesso a fare rete e a collaborare non sono nel sociale ma nemmeno a livello professionale: vigono troppo invidie. Alcune invidiano quelle che sembrano modelle e di contro le bellone invidiano quelle semplici che sono in grado di gestire loro stesse, la casa, il marito e il lavoro. La via di mezzo è difficile da trovare, ma non impossibile. Cerchiamo di lasciare, o meglio, di abbandonare in angoli polverosi i cliché, di aprirci un po' di più e di gettare le maschere. Noi non siamo “Sei personaggi in cerca d'autore”, ma persone vere!

PARTECIPA AL GIORNALE

Sei già registrato?

Accedi con login e password