Jessica Romeo: la mia arte tra Baudelaire e Ovidio

Incontro con un’interessante artista reggina

pubblicato il 13/11/2017 in Interviste da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Jessica Romeo

Realismo magico.

Rappresentazione della realtà come fosse la proiezione di una visione onirica, e che proprio per questo rifugge i paesaggi e gli scenari quotidiani o troppo idillici per prediligere quelli remoti. Silenti. Espressionismo. La riscoperta artistica della realtà nella sua essenza emotiva. Sono due elementi che compaiono in modo sorprendente nella pittura di una giovane promessa reggina, Jessica Romeo. L’abbiamo scoperta in quella ricchissima vetrina online di talenti che è PitturiAmo. Poi, però, come si sa, le etichette non appartengono tanto agli artisti, quanto ai critici e agli esperti che pretendono di assegnargliele. Eppure…

Incontro

 Indomabile notte

 

Jessica, se ti definiscono una pittrice "espressionista" pensi che possa essere un'etichetta accettabile per te?

Sinceramente non  ho mai pensato a un’etichetta per definire il mio stile pittorico. La mia pittura è in continuo mutamento, come me. È  il mezzo che mi permette di esprimere al meglio tutti i miei pensieri, i miei sentimenti… tutto il mondo che ho dentro, insomma, e alla fine a purificarmi. Però questa domanda mi ha fatto riflettere; quindi, sì,  credo che possa essere un’etichetta accettabile, forse anche la più adeguata.

 La noia

 

Da dove deriva l'intensità di un soggetto come "Noia"? La chiave per comprendere il quadro è il concetto di noia come "disgusto universale"?

Il quadro è in realtà parte di un progetto che ho elaborato per quasi un anno, ed è il primo di una serie di sei dipinti.  Il titolo del progetto è “Il risveglio della coscienza” che, già di per sé, può aiutare a svelare la chiave di lettura dell’opera. Lo scopo di questo ciclo di dipinti è analizzare la società attuale, descrivendo il cammino della coscienza. Il concetto di base è contrappositivo: da un lato c’è la bruttezza e il vuoto di chi vive con la  “coscienza addormentata”, dall’altro la bellezza e alla purezza della COSCIENZA. Sono sostanzialmente due le cause per cui l’umanità sprofonda nel sonno della coscienza:la noia e il tedio. La noia è la condizione, transitoria o duratura, che porta all’insoddisfazione frustrante, all’indifferenza inquieta , il tedio è un senso di profondo distacco dalla vita, una sofferenza esistenziale. Parliamo di sonno della coscienza, non di assenza totale di essa: quindi è una coscienza che va verso direzioni fallaci, che non riesce a prescindere dai sensi, dal piacere, dal continuo desiderare: il che sfocia inevitabilmente nel dolore e nella noia, per l'inutile possesso di beni materiali superflui e contingenti. L’uomo è legato ad alcuni ideali che gli servono da guida nell’azione e nel pensiero; ma, quando devia da essi e si pone come meta assoluta il benessere, il piacere, e impiega le proprie energie per nutrire il proprio corpo e appagare i bisogni di esso, dimenticandosi di nutrire la propria anima, inizia una corsa affannosa per appagare  i “bisogni”, e così precipita senza appello nella NOIA. Che col tedio diventa rappresentazione del malessere dell’anima. Ed è radice del rapporto malsano dell’essere umani con i suoi simili, ma soprattutto con l’ambiente, e col mondo.

“Ma in mezzo agli sciacalli, le pantere, le linci,
le scimmie, gli scorpioni, gli avvoltoi, i serpenti,
i mostri urlanti, ruggenti, striduli, rampanti
nel serraglio infame di tutti i nostri vizi,
Ve n’è uno più brutto, più maligno, più immondo!
Benché non si riveli con gesti o con grida
farebbe volentieri della terra una rovina
E con uno sbadiglio ingoierebbe il mondo
È la Noia – occhio gonfio di lacrime involontarie
sogna patiboli fumando la sua pipa.
Tu lo conosci, lettore, questo mostro delicato  – Ipocrita lettore – mio simile – mio fratello!”

I fiori del male – C. Baudelaire

Ecco,questo frammento della poesia “Al Lettore” di Baudelaire può aiutare al comprendere al meglio il quadro (in effetti, sembra quasi la trasposizione di questo brano, ndr).

 Medusa

 

Guardando il tuo quadro "Medusa" mi è venuto in mente un’opera di Rousseau il Doganiere del 1894, “La guerra”, Ci spieghi la genesi del tuo “mostro”?

La mia “ Medusa” nasce  da un sogno che ho fatto e che mi ha profondamente impressionato. Ma è stato anche un sogno motivatore: mi ha spinto, infatti, a leggere il IV libro de “Le Metamorfosi” di Ovidio , per saperne di più del mito di Perseo e Medusa. Ho deciso di rappresentare il momento in cui Perseo ha già tagliato la testa di Medusa. E per una questione compositiva ho deciso di rappresentarla nel fondo del mare, dipingendo anche dei coralli rossi, generati proprio dal sangue della Gorgone.
 

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