Bevilacqua: la mia tv in viaggio, da guinness

Alla scoperta dei segreti di “Sereno variabile”

pubblicato il 27/03/2016 in Interviste da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Osvaldo Bevilacqua

Trentotto anni, quasi.

La vita di un giovane uomo. Però pieno di esperienza, e con parecchi riconoscimenti già all’attivo: l’ultimo, l’iscrizione nel guinness dei primati come trasmissione televisiva più longeva   di tutti i tempi. Roba da far impallidire certe soap operas, ammesso che non sia tale, in un certo senso, anche il racconto settimanale dell’infinita “artenovelaitaliana, ad esempio.

Quando riviste come “Bell’Italia”, “Bell’Europa”, “In viaggio” e quant’altro  erano ancora di là da venire – parliamo di testi oggi divenuti di riferimento per scenari e immaginari di viaggio –, “Sereno Variabile” già calcava da un po’ i mille e più itinerari da visitare proposti dal nostro Paese, ma spesso anche dal continente europeo e dal resto del mondo. Dal ’77 a oggi è cambiato, magari, l’approccio delle popolazioni con la tv, sono cambiate le mete e le abitudini di viaggio, sono cambiati alcuni protagonisti, ma non è cambiata la freschezza del programma, anche quando è diventato a conduzione plurale.

E soprattutto, non è cambiato lui, l’inossidabile e inimitabile Osvaldo Bevilacqua, ideatore e ammiraglio. Sarà per merito di quel fisico asciutto, agile, brevilineo, che lo fa sempre gradevolmente sembrare un garzone di bottega e non un gran mastro bottegaio. Sarà per la curiosità viva, appassionata, per la sua voglia di entrare a contatto immediato con la gente, che non lo abbandonano mai. Sarà anche per la sua straordinaria capacità di interpretare il punto di vista del turista medio, che ama gli aspetti più culturalmente rilevanti di un posto, sia esso il borgo tipico o la città d’arte, ma poi ama anche spaziare nell’ameno, nel caratteristico, nel folkloristico; e, più di ogni altra cosa, ama passeggiare. Ecco, “Sereno variabile” è, da più di trent’anni, il rito consolidato di una passeggiata, piacevole e istruttiva, in un qualsiasi posto d’Italia (e spesse volte, lo dicevamo, anche fuori d’Italia). Rigorosamente alle cinque del pomeriggio (circa).

In effetti, anche parlare con Bevilacqua dell’epopea di “Sereno variabile” è sempre un po’ come passeggiare, e sempre amabilmente. Per quanto riguarda il cronista in modo particolare, poi, è un piacere e una soddisfazione  in più, anche alla luce di una adfinitas cognominis che significherà pure qualcosa: dopotutto, si tratta pur sempre di un Vivacqua che si rivolge a un Bevilacqua. E viceversa.                

Dott. Bevilacqua, che significa fare giornalismo di viaggio o turistico?

Mi piace questa formula, “giornalismo di viaggio o turistico”: forse accosterei più volentieri il mio modo di fare giornalismo al termine “viaggio”, anche se in fondo non c’è poi una così grande differenza di significato tra viaggio e turismo. Specie oggi: mi sembra di poter dire che, attualmente, il mondo delle vacanze e la cultura del week end stiano evolvendo verso il cosiddetto “turismo consapevole”, o “turismo intelligente”: qualcosa di molto vicino al concetto di “viaggio” a tutto tondo. Ed è un fatto che il “turista” si va sempre più trasformando in un… “viaggiatore”! Ecco, fare giornalismo di viaggio, secondo me, significa anche agevolare questo processo: un processo inevitabile, se vogliamo diventare “professionisti del viaggio”, come sanno esserlo già i giovani (è nel loro dna)… Che dire, poi? Un viaggio si racconta: quindi non è solo informazione, è anche e soprattutto racconto di impressioni, di emozioni.

Nel settore, appunto, del giornalismo di viaggio, Sereno Variabile è certamente la trasmissione più longeva. Qual è il suo elisir segreto?

Entrare nel guinness, e nella storia della televisione, conquistare il record mondiale di durata di tutti i tempi con “Sereno varabile” è stata una pagina esaltante: non solo per me e per la Rai, naturalmente (il prograrmma è uno storico appuntamento di Rai 2, ndr), ma anche per il nostro Paese! In tal senso il difficile traguardo raggiunto dal nostro programma riveste un significato ancora maggiore. L’elisir di lunga vita (il nostro elisir) non è un segreto, anzi, è sotto gli occhi di tutti. “Sereno variabile” in questi 37 anni (siamo già entrati nel 38.esimo) è stato, in ogni occasione, un programma al servizio dei telespettatori, con grande onestà, leggerezza e semplicità!

Alla sua immutata freschezza ha contribuito forse anche la capacità di evolversi in modo naturale, senza strappi. Un esempio può essere la conduzione “ modello dipartimentale”, cioè con un conduttore centrale che fa da apunto di raccordo tra gli inviati nei vari punti d’Italia?

Certamente. “Sereno variabile”, periodicamente, ha rinnovato il suo format senza perdere mai di vista la sua mission primaria di servizio pubblico che significa, ovviamente, essere dalla parte del pubblico! La conduzione modello dipartimentale? L’ho promossa con convinzione; per alcuni format (come il nostro) mi sembra addirittura obbligatoria.

Fattore umano-antropologico e fattore artistico-ambientale: un binomio inscindibile in questo tipo di giornalismo?
 

Sono le 4 fondamenta. I pilastri che devono ispirare la filosofia di un programma come “Sereno variabile”. Specie il fattore umano, direi! Trenta anni fa proponevamo le semplici cartoline “belle e patinate”. In questi ultimi decenni, invece,  la gente, gli esseri umani, le persone. Sono loro i protagonisti assoluti della scena, e naturalmente non bisogna mai pensare di prevaricare, con la propria presenza, questa componente essenziale!

Fare servizio pubblico nel settore del giornalismo di viaggio significa innanzitutto fare promozione di luoghi ed eventi. E’ cosi?

Il “viaggiatore” ha bisogno di luoghi e di eventi. Oggi, fortunatamente, oltre ai mezzi canonici di informazione, c’è anche la rete che risponde in modo ottimale a queste esigenze. Certo occorre fare molta attenzione all’attendibilità e all’affidabilità delle fonti, però va riconosciuto al web un ruolo straordinario in un settore così strategico come quello dei viaggi, perché in costante crescita. Un ruolo la cui importanza non è certamente seconda a quella dei quotidiani e delle riviste specializzate 

In un programma di viaggi  e divulgazione turistica è sempre importante che il conduttore sia anche un inviato, per non rischiare di cadere nel documentaristico?

Assolutamente sì. Io mi sento un inviato non solo della Rai, ma anche del mio pubblico. Un pubblico che ho il dovere di rappresentare al meglio e al quale devo delle informazioni puntuali e corrette! Altrimenti, come dici tu, mi trasformerei in un documentarista, che propone scenari e situazioni basati su logiche e dinamiche più autoriali che reali. E tradirei la vocazione mia e del programma.
Quindi, amici del web che seguite “Sereno variabile”, grazie, siate felici, buona fortuna e a tutti buon viaggio per la vita!!!

E se in quel viaggio ci guidi tu, caro Osvaldo, a las cinco de la tarde, lo faremo più piacevolmente.

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