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Shake Shack, hamburger alla conquista di Wall Street

L'ormai storico marchio dei panini si quota in Borsa

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McDonald’s  cominci a tremare. Forte di una catena di sessantatré ristoranti disseminati in tutto il territorio Usa, Shake Shack si prepara a sbarcare in Borsa: in ritardo di quasi cinquant’anni rispetto ai signori del fast food di Chicago (però solo di otto nei confronti di Burger King), ma è inutile dire che chi va piano… Sembrano lontani i tempi in cui, all’inizio del millennio, dentro un anonimo chiosco al Madison Square Park di New York, Danny Meyer cucinava, per pochi cents, i suoi panini imbottiti con carne macinata e senape. La documentazione per il lancio dell’offerta pubblica iniziale (IPO), il primo passo da compiere per ogni titolo che voglia candidarsi alla quotazione nelle basiliche della finanza, è già stata presentata il 29 dicembre: si aspetta solo il momento giusto per poter brindare dopo che sarà stato dato il via libera alla valutazione proposta, pari a un miliardo di dollari.  Il progetto consegnato all’analisi della Consob è semplice, ma ambizioso: riuscire a vendere fino a cento milioni di azioni di classe A (cioè azioni che prevedono la distribuzione dei dividendi). Dietro la decisione di fare il gran salto a Wall Street, però, non c’è solo la volontà di entrare nel giro delle superpotenze del mercato: la verità è che Shake Shack ha anche e soprattutto un urgente bisogno di soldi per ripianare i debiti cresciuti negli ultimi anni col crescere delle spese. 

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