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La Banca d'Italia svela dove è conservato l'Oro della Repubblica

La Banca d’Italia di recente ha pubblicato un importante documento che spiega in maniera dettagliata dove e come sono depositate le riserve auree del paese

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Recentemente ci si è chiesti come fosse conservato l’Oro della Repubblica Italiana. La Banca d’Italia di recente ha pubblicato un importante documento che spiega in maniera dettagliata dove e come sono depositate le riserve auree del paese. Il documento conferma che l’Oro italiano è custodito in quattro luoghi diversi, di cui tre fuori dal territorio italiano. La riserva aurea della Banca d’Italia è la terza del mondo dopo Stati Uniti d’America e Germania (hai capito “l’italietta”?). L’Italia possiede ufficialmente 2451.8 tonnellate d’Oro, che secondo il valore di mercato di questo periodo hanno all’incirca il valore di 72 miliardi di euro (circa 100 miliardi di dollari).

Nelle tre pagine del rapporto si parla in maniera dettagliata e sintetica esclusivamente delle riserve auree. la Banca d’Italia rivela che 1199.4 tonnellate  – quasi la metà del totale –  sono custodite a Roma, nel quartiere generale di Palazzo  Koch in Via Nazionale, mentre la stragrande maggioranza dell’Oro rimanente è custodita nei forzieri della Federal Reserve di New York. Una parte più piccola invece è custodita nella Bank of England di Londra e nella Banca Nazionale della Svizzera a Berna.

Come per la maggior parte delle banche centrali in Europa, l’Oro della Banca d’Italia è stato accumulato durante la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60. Nonostante l’Italia fosse già un importante detentore di riserve auree durante la prima metà del ventesimo secolo, la riserva aurea del 1957 ammontava a “solo” 402 tonnellate. Ciò nonostante, dal 1958 fino agli anni ’60 le riserve auree del paese crebbero quasi del 600% fino a superare le 2560 tonnellate.

Dal 1970 la riserva aurea è rimasta più o meno costante, nonostante a volte una parte dell’Oro è stata usata in transazioni finanziarie di varia natura, per esempio come garanzia a un prestito dalla Germania (..un loro vecchio vizio) durante gli anni ’70  e il contributo al Fondo Europeo di Cooperazione Monetaria e più recentemente alla Banca Centrale Europea.

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