L’Italia corre alle rinnovabili, una svolta “green” prima che sia troppo tardi

pubblicato il 23/02/2022 in Economia
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Non c’è più tempo, le conseguenze già si sentono in bolletta: la crisi dell’energia elettrica costa caro all’Italia, che deve correre alle rinnovabili se non vuole essere lasciata indietro rispetto agli altri Paesi europei. A farne le spese sono principalmente le famiglie, ma il decreto Semplificazioni è un passo verso la direzione giusta.

Da dove arriva la crisi dell’energia elettrica

È impossibile circoscrivere la crisi dell’energia elettrica a un’unica causa, ma uno dei fattori principali riguarda la pandemia. Con l’allentamento delle restrizioni in seguito al calo dei contagi, molte aziende hanno riavviato la produzione per recuperare almeno in parte quanto perso nei mesi precedenti. Questo ha portato a due conseguenze: un’alta richiesta di energia elettrica e uno sbalzo di prezzi nel mercato delle materie prime.

 Allo scenario già abbastanza grave si è aggiunta una serie di rallentamenti all’estero nel campo dell’energia, come la produzione ridotta in Germania e la chiusura forzata di alcune fabbriche in Cina. L’Italia importa quasi il 75% dell’energia elettrica che utilizza, perciò è tra i Paesi che più risente della crisi. Se questi due elementi - il fabbisogno elettrico delle fabbriche e i rallentamenti esteri - potrebbero anche migliorare in autonomia con il tempo, se ne aggiunge un terzo. Un numero consistente di Paesi nel mondo si è ritrovato a che fare con gravi problemi di logistica e distribuzione, che rallentano ulteriormente la risoluzione delle problematiche e contribuiscono a un ulteriore rialzo dei prezzi.

La crisi elettrica pesa sulle spalle delle famiglie

I cittadini si domandano quanto durerà la crisi elettrica e quando ci si potrà finalmente lasciare alle spalle questo drammatico rincaro dei prezzi. Per Davide Tabarelli, Presidente di Nomisma Energia, non se ne uscirà a breve e nel frattempo se ne andranno 1.200 euro in più a unità familiare. Fa eco Stefano Besseghini, Presidente dell’ARERA (Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente), che ipotizza un aumento del 50% per la luce e del 40% per il gas. Besseghini ha anche invitato il governo ad applicare gli interventi che in passato avevano tenuto a bada il caro bollette, ma Draghi non ha ancora steso un piano definitivo per il 2022.

Il decreto Semplificazioni diventa legge

Adotta un comportamento diametralmente opposto il Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani. In un’intervista al Corriere, dopo aver esposto dati e numeri in chiaro, e aver citato le scelte tecnologiche ed energetiche intraprese, indica reali obiettivi ambientali e ricorda che finora nemmeno 8 miliardi di euro “sono bastati per mitigare completamente le bollette dei meno abbienti, delle piccole e medie imprese che rischiano la chiusura”. La somma era stata investita appositamente per fronteggiare l’enorme rincaro del gas.

Il ministro è voltato alle fonti rinnovabili e spinge avanti il decreto Semplificazioni, che porterà da 1.200 a 300 il numero di giorni necessari per autorizzare nuovi impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. “Le sembra poco?”, esorta.

A fine luglio il decreto è diventato legge, trasformandosi in un vero e proprio pacchetto di misure che il Ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, ha definito come “prima milestone del Piano nazionale di ripresa e resilienza”.

Cosa succede ora? Anni impegnativi

Il programma, naturalmente, è solo il primo di una lunga serie di passi necessari per investire davvero nelle fonti rinnovabili. Da gennaio partiranno le aste e nei mesi successivi si sbloccheranno l’agrofotovoltaico, le energy community, il repowering delle centrali. Davanti ci sono almeno cinque anni di sfide che l’Italia, in affiancamento con l’Unione Europea, dovrà affrontare se vorrà restare al passo.

Riassumendo, il decreto Semplificazioni è un buon inizio con un programma realistico. A questo dovrà però seguire l’impegno congiunto tra Italia e UE per un nuovo mix di produzione dell’energia. Nel frattempo, le conseguenze della crisi dell’energia elettrica graveranno sulle famiglie italiane finché il governo Draghi non metterà in atto dei reali interventi per contenere il caro bollette.

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