L'ECONOMIA SPIEGATA DALLA SCRITTRICE ED ESPERTA PATRIZIA VIGIANI IN "ALEX - UN GIALLO VALUTARIO"

L’euro, l’Europa, le guerre imperialiste per il petrolio e la supremazia valutaria raccontati in un libro giallo

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 29/06/2021 in Economia da Francesca Ghezzani
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Francesca Ghezzani

Patrizia Vigiani, originaria di Firenze, vive da molto tempo in Germania, dove esercita la professione di traduttrice e interprete. Dopo il manuale "Forex trading per comuni mortali", che ha riscosso un ampio successo di pubblico e di critica, esordisce con un’opera di narrativa ambientata fra i grattacieli di Francoforte: Alex – un giallo valutario.

Patrizia, anche in questo ultimo libro parli, seppur non in modo esclusivo, di economia, una materia che è sempre sembrata appannaggio del sesso maschile. Un passo avanti in questa direzione è stato fatto lo scorso dicembre, quando la Società italiana degli economisti ha cambiato il nome in Società italiana dell'economia - il 45% dei soci è di sesso femminile – ma, secondo te, la parità di genere è ancora lontana in questo ambito?

Il fatto che la anche Società italiana dell’economia si sia conformata a moderni criteri di parità di gender è un passo avanti, che segna un promettente cambiamento della mentalità. A dispetto di pregiudizi superati, perché una donna non dovrebbe interessarsi di economia? L’economia permea tutti gli ambiti della nostra vita, determina le nostre scelte e il nostro benessere. Da molto tempo le donne aspirano a un proprio reddito, che è alla base di una vera indipendenza. Anche una donna, quando fa un investimento, quando va a fare la spesa o quando sceglie uno studio universitario, è portata a chiedersi se il denaro che ha in tasca è destinato a mantenere il suo valore. Il mio approccio personale all’economia è femminile in quanto privilegia la comunicazione: è cioè un approccio teso a semplificare i concetti, pur di portarli all’attenzione della gente.

Passando più nello specifico al tuo libro di esordio nella narrativa, cosa significa l’aggettivo ‘valutario’ presente nel titolo?

Giallo “valutario” significa che oggetto della vicenda è un delitto, ma che il mistero da risolvere ruota attorno alle cosiddette “valute”. Per valuta si intende la moneta che qualsiasi stato della Terra conia come mezzo di pagamento e che in ciascuno di questi stati è “denaro”. Per esempio gli stati europei emettono l’euro, gli Stati Uniti il dollaro, la Turchia la lira turca, la Thailandia il baht. Tuttavia non tutte le valute sono uguali, cioè spendibili sui mercati internazionali. Soltanto con alcune di esse si possono acquistare merci, semilavorati, manodopera, materie prime all’estero. Queste monete si chiamano “valute di riserva”, non soltanto perché con esse si può comprare tutto, ma anche perché vengono tenute in deposito come mezzo di conservazione del valore. Si tratta di valute privilegiate. Gli stati che non ne possiedono una sono costretti a cambiare la propria moneta in una valuta di riserva, prima di comprare merci e materie prime all’estero. Invece gli stati che possiedono valute di riserva si limitano a “stampare” moneta, a titolo completamente gratuito. È come se avessero una tipografia con cui fabbricano le banconote che, come per magia, potranno essere spese su tutti i mercati.

Dietro la vicenda che vede al centro Alex quali poteri forti si nascondono?

Semplificando, l’euro fu creato per permettere agli stati europei di sottrarsi alla sudditanza dal dollaro. E non fu un caso che questo processo provocò lo schierarsi di molti nemici. Quando l’euro fu introdotto, per esempio, si alzarono subito voci di economisti che ne pronosticavano la fine. Voci che si fanno sentire ancora oggi e alimentano la propaganda antieuropeista. Contrariamente a queste opinioni, l’euro in pochi anni è diventato una valuta di riserva pari al dollaro, che permette agli stati europei di emettere denaro in maniera illimitata (e di permettersi sfizi come il reddito di cittadinanza o il fondo di 750 miliardi per fare fronte alla pandemia). Ma per raggiungere questo obiettivo sono stati necessari molti sforzi. L’Europa ha dovuto gettare sul piatto tutto il proprio peso politico ed economico, cosa che nessuno dei singoli stati membri avrebbe potuto fare da solo. La vicenda da me narrata è centrata sul tentativo della diplomazia europea di affermare l’euro come mezzo di pagamento internazionale, e di come questo tentativo fu a suo tempo ostacolato in una misura ignota al grande pubblico.

Prevedi che il conflitto geopolitico illustrato rimanga ancora per molto tempo di attualità?

Il conflitto è tuttora attuale, anche considerando che alle valute di riserva tradizionali, che si contengono il primato sui mercati internazionali (dollaro, euro, sterlina inglese, yen giapponese), si è aggiunta la valuta della Cina. Con un’enorme espansione in Africa, e con la creazione della cosiddetta Via della Seta, la Cina sta cercando di affermare lo yuan come valuta mondiale. Non è escluso che, in un futuro non troppo lontano, anche noi saremo costretti a cambiare i nostri euro in yuan.

Infine: in questo libro affronti temi di economia politica, parli della funzione del denaro, delle ingiustizie nei confronti del terzo mondo. Oltre alla trama thriller e alla parte “rosa” legata ai sentimenti e alle relazioni tra i vari personaggi, entrambe senz’altro piacevoli, che cosa possono imparare i lettori da quest’opera?

L’opera offre uno spunto di riflessione sulla natura del denaro e, in definitiva, sul suo valore relativo. Il denaro, attorno al quale ruotano le aspirazioni, ma anche le ansie, di molti di noi, non è infatti un’entità assoluta. L’idea che il denaro abbia un valore intrinseco si basa su ciò che si chiama “fiducia del mercato”: è questa fiducia a farci credere che con il denaro si possa acquistare qualsiasi merce. In realtà si tratta di un’illusione: se la fiducia dovesse mancare, i prezzi delle merci inizierebbero a salire in maniera incontrollata, secondo un fenomeno che si chiama inflazione e che si è già verificato più volte nella storia. In realtà il denaro che abbiamo in tasca è esso stesso una merce: una merce che grazie a un’opera politica e diplomatica si è affermata sui mercati esteri come mezzo di pagamento universale. Se ci pensate, è come un gioco di prestigio: una banconota che ha il valore della carta straccia viene accettata ovunque per acquistare materie prime, prodotti e lavoro. Il valore transitorio delle valute è anche dimostrato dal fatto che con il succedersi delle epoche storiche è cambiato il potere di singole valute: non tutti ricordano che nel periodo d’oro dell’Impero britannico la principale valuta di riserva era la sterlina inglese (forse anche voi avrete nonni o bisnonni che conservano in casa sterline inglesi). Peccato che la sterlina abbia perso completamente questo ruolo dopo la seconda guerra mondiale, con effetti catastrofici sul benessere della popolazione. Conoscere questo capitolo della storia delle valute aiuta a capire in parte il risentimento che ha spinto il voto popolare verso la Brexit.

Per finire (collegandoci al finale del mio romanzo, che conduce i personaggi oltre i confini dell’Europa) il discorso sull’euro come valuta di riserva intende sollevare quesiti legati alla globalizzazione: il nostro benessere, legato al fatto che possiamo acquistare merci, manodopera e materie prime in tutto il mondo, ha come contropartita lo sfruttamento di buona parte della popolazione mondiale. Finora questa maggioranza viene tenuta in scacco con vari mezzi (anche militari), ma si tratta di un equilibrio precario. Sintomo dello squilibrio sono gli enormi flussi migratori: per adesso gli sfruttati si limitano a migrare verso le nostre terre, ma un domani potrebbero scatenare una guerra, anche tramite attentati terroristici, contro di noi. Che cosa significa tutto questo per la nostra vita quotidiana? Significa che forse noi o i nostri figli saremo costretti a rinunciare a una parte del benessere a cui siamo abituati: e non parlo di beni di lusso, ma di beni che diamo per scontati, come quelli offerti dai nostri supermercati pieni. Significa anche che sarà meglio impostare la propria vita senza la dipendenza dal denaro, per esempio imparando una professione, che sia spendibile anche in tempo di crisi. Significa che “il denaro non fa la felicità”, come suggerisce in definitiva il mio romanzo.

 

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