Fatture elettroniche, Sindacato italiano commercialisti: “A rischio la privacy dei contribuenti”

La denuncia di Donatello Sciubba (SIC): Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza potranno controllare per otto anni tutti i dati, anche quelli fiscalmente non rilevanti

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 12/11/2019 in Economia da Sindacato Italiano Commercialisti
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Sindacato Italiano Commercialisti

ROMA, 12 novembre 2019 – “Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza potranno controllare per otto anni tutti i dati contenuti nelle fatture elettroniche, anche quelli fiscalmente non rilevanti, riguardo lo stato di salute, le abitudini di consumo e perfino i procedimenti penali a carico dei contribuenti. Il decreto fiscale 124 del 2019, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 26 ottobre 2019, prevede che i dati delle fatture elettroniche potranno essere usati dalle autorità in vari campi, quindi non solo ai fini dei controlli fiscali, ma anche per indagini di polizia economico-finanziaria, comportando gravi rischi per la nostra privacy”. A denunciarlo è Donatello Sciubba del Sindacato Italiano Commercialisti.

“Il Sic – aggiunge Sciubba – lo aveva già annunciato pubblicamente in diverse occasioni: durante il convegno “Commercialisti specializzati” organizzato a Roma il 27 gennaio 2018, con l’intervento su Eutekne il 05 giugno 2018 dal titolo “Si dovrebbe modificare l’impostazione di trasferimento della fattura allo SDI”, con il comunicato stampa “Riflettiamo sulla fatturazione elettronica (una voce fuori dal coro)” del 14 maggio 2018 e su una pagina intera di Italia Oggi dell’11 ottobre 2018 dal titolo “Fatturazione elettronica e leggende metropolitane”, ma non è bastato. I dati dei file delle fatture elettroniche saranno conservati e memorizzati dall’Agenzia delle Entrate e dalla Guardia di Finanza per otto anni: anche il termine di conservazione viene inasprito, se si tiene conto che i termini ordinari di prescrizione vanno dai 5 ai 7 anni”.

Anche Antonello Soro, Presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, è tornato a sottolineare la sproporzione dei dati relativi alla fattura elettronica, raccolti e memorizzati, e il disastro che potrebbe comportare un eventuale attacco informatico. Già più volte, in passato, il Garante aveva messo in guardia sui pericoli del sistema di fatturazione elettronica, puntando l'attenzione sulle criticità che erano state segnalate, “falle” del processo di emissione e conservazione delle fatture elettroniche attraverso il Sistema di Interscambio (SdI). Ora, con una memoria depositata in Commissione Finanze alla Camera sul Decreto fiscale il Garante mette in evidenza quello che ritiene un eccesso di dati, fiscalmente non rilevanti, che con le fatture elettroniche vengono messi a disposizione dell’Agenzia delle Entrante e della Guardia di Finanza. Scrive il Garante che si “estende tanto l’oggetto della memorizzazione quanto l’ambito di utilizzazione dei dati di fatturazione senza peraltro escluderne alcune categorie quali i dati non fiscalmente rilevanti o quelli inerenti la descrizione delle prestazioni fornite, sulla proporzionalità della cui archiviazione il garante aveva espresso perplessità”.

“A disposizione del fisco – sottolinea Donatello Sciubba – finiscono molte informazioni, come quelle dalle quali può risultare lo stato di salute dell’interessato, basti pensare alle fatture per prestazioni sanitarie, e a quelli dai quali si possono ricostruire i rapporti tra cedente e cessionario riguardo alle abitudini di consumo e agli sconti applicati. Possono emergere perfino i procedimenti penali a carico di un individuo. Infine, l’Autorità sottolinea il rischio di attacchi informatici e la necessità che le misure per proteggersi da questi pericoli siano introdotte con legge e non con provvedimenti di natura amministrativa. Nonostante i ripetuti richiami di cui, per primo, il nostro sindacato si è fatto portavoce, i tecnici del MEF continuano a rimanere sordi alle richieste e agli allarmi. Sapere cosa ognuno di noi acquista, da chi e a che prezzo certamente non contrasterà l’evasione. Siamo certi, però, che metterà in pericolo davvero la nostra privacy e le strategie commerciali delle aziende italiane”.

“Analizzando i dati del primo trimestre 2019 – prosegue Sciubba – emerge che l'impatto della fattura elettronica sul gettito Iva risulta poco decisivo o non rilevabile. Come indicato nella nota tecnica al bollettino delle entrate, pubblicato dal Mef, infatti, a giustificare l'incremento del gettito dell'imposta sul valore aggiunto nel primo trimestre dell'anno rispetto a quanto realizzato nello stesso periodo del 2018, vi è la crescita degli scambi interni. L'incremento attribuito alla fattura elettronica è in realtà riferibile alla metodologia e alla tempistica di versamento dell'imposta relativa comunque al 2018. Inoltre, analizzando la composizione degli scambi interni, il Mef non cita mai la fatturazione elettronica ed evidenzia come l'andamento della stessa risulti in crescita del 7,6% rispetto allo stesso periodo del 2018. A crescere sono i settori del commercio. Negativo l'andamento dei servizi privati. Ripetiamo e ribadiamo quanto più volte ripetuto negli ultimi due anni dal nostro Sindacato: sì alla fattura elettronica, no al sistema di interscambio, almeno a queste condizioni”.

“Non è possibile – conclude Donatello Sciubba del SIC – passare sopra qualsiasi diritto nel nome di una ventilata guerra all'evasione, canzone ormai vecchia di 20 anni e mai incisa su disco. E nessuno ci venga a ripetere la solita storia della guerra all'evasione che ha avuto i suoi successi innegabili. Se fosse stato così non ci sarebbe bisogno di reinserirla in manovra economica ogni anno”.

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