Unicredit 10mila esuberi. Morelli (FABI): “Tagli inaccettabili, così non firmeremo piano industriale”

La notizia fa scalpore, scendono in campo le parti sociali.

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 24/07/2019 in Economia da Filippo Virzì
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Filippo Virzì
Mauro Morelli

di Filippo Virzì

Dalle banche venete a Carige, dopo Deutsche Bank, la quale annuncia che ha in programma di tagliare 18.000 posizioni in una radicale revisione, e  Société Générale che preannuncia  piani per ridurre 1.600 posti di lavoro a livello globale e uscire dalle attività ad alta intensità di capitale, adesso anche il colosso Unicredit guidato da Jean Pierre Mustier, starebbe studiando una maxi ristrutturazione, con il taglio del 10% dei costi operativi, anticipando tramite gli organi di informazione e non ai sindacati, un esubero di personale ammontante a 10mila posti.

Sono manovre messe non a caso in campo in concomitanza del rinnovo contrattuale, in uno scacchiere strategicamente complicato che vede i grossi gruppi bancari mostrare i muscoli, attuare accordi in  deroga al contratto prima della firma dello stesso,  nella speranza che vengano normati ma che inevitabilmente destabilizzano il CCNL stesso, e l’ABI che cerca di mediare e tenere a bada i sindacati i quali sono scesi oramai in trincea.

In particolare citiamo la FABI, il sindacato di Lando Maria Sileoni,  stella polare del sindacalismo autonomo dei bancari  e con un desiderio oramai manifesto  di  confederalità considerata la forza propulsiva dei suoi oltre  100.000  iscritti, mostra i muscoli,  facendo da traino alle altre organizzazioni sindacali di categoria rappresentate solamente dai confederali FISAC CGIL- FIRST CISL e  UILCA ad esclusione dell’UGL la cui Federazione afferente al credito è recentemente confluita in FABI ed infine UNISIN, secondo sindacato autonomo dello scenario del sindacalismo dei  bancari,  frutto di 3 fusioni con Falcri, Silcea e Sinfub.

Abbiamo assistito ad  una stagione di aggregazioni sindacali per via del problema della rappresentatività al 5% nel settore creditizio, una geografia sindacale che muta  e che guarda con seria preoccupazione alle grandi manovre dei colossi bancari i quali preannunciano solo tagli al personale e dei costi di gestione, inaccettabile per le forze sociali,  dato che gli stessi banchieri e finanzieri hanno dichiarato pubblicamente  utili e hanno spremuto i lavoratori fino all’inverosimile, con pesanti pressioni commerciali, ed in taluni casi con provvedimenti disciplinari sul personale che si ribella a certe disposizioni aziendali.

Molti guai derivano dal management strapagato, ed in conflitto spesso con i risultati fallimentari raggiunti da piani industriali  flop spesso non portati alla loro destinazione temporale prevista,  in quanto dei veri e propri fallimenti, pertanto sostituiti  in corso d’opera.

Intanto non arriva nessuna conferma ma neanche nessuna smentita sui paventati 10.000 esuberi dichiarati da Unicredit da parte del suo Amministratore delegato Mustier.

La notizia fa scalpore!

Il sindacato FABI non ci sta ed interviene a spron battente con una lettera aperta a firma del suo Segretario generale Lando Maria Sileoni, indirizzata al ceo Jean Pierre Mustier definendolo un “pifferaio magico” a cui gli fa seguito Mauro Morelli, Segretario nazionale FABI, che ha dichiarato al TG di TV2000: “Il piano industriale da sempre si fa con le parti sociali, le quali  ritengono inaccettabile questa prospettiva che ci viene presentata dai giornali, spero che sia veramente una  boutade, perché se così non fosse, il piano industriale se lo faranno per conto loro perché noi non firmeremo niente del genere”.

La vicenda Unicredit è solo l’ultimo tassello di un sistema bancario in forte fibrillazione con tagli in ordine sparso, riduzione del personale e chiusura agenzie su tutto il territorio  nazionale, una situazione che sta allarmando i lavoratori sempre più schiacciati nel circuito produttivo bancario.

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