La FABI scrive una lettera aperta all’Amministratore delegato di UniCredit, Mustier, definendolo il pifferaio magico

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 23/07/2019 in Economia da Filippo Virzì
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Filippo Virzì

di Filippo Virzì

La FABI, il sindacato maggiormente rappresentativo dei bancari, non le manda a dire,  e replica duramente  per voce del suo leader, Lando Maria Sileoni a tambur battente alla lettera aperta spedita via mail martedì 23 luglio, agli 86.000 lavoratori di Unicredit, dall’Amministratore delegato, Jean Pierre Mustier, nella quale non commenta le voci sui 10 mila esuberi, ma ripete che "l'efficienza sarà una leva fondamentale del prossimo piano strategico", e che "tutte le banche europee devono affrontare la sfida dei tassi bassi e i suoi effetti".

Ne pubblichiamo la versione integrale.

 «Caro Jean Pierre, nella lettera di oggi indirizzata ai dipendenti confermi quello che non smentisci: i tagli al personale. Se saranno 10.000 gli esuberi, sotto la tua preziosa gestione, i tagli arriverebbero a 24.700 pari al 29% dell’attuale forza lavoro. Complimenti, un vero record. Unicredit a livello globale nel 2013, prima del tuo arrivo, aveva oltre 140.000 dipendenti. Oggi sono circa 86.000. Dal pifferaio magico, però, non escono i seguenti numeri: il cost income di Unicredit oggi è al 52,8%, tra i migliori in Europa. Il costo del lavoro degli 86.000 dipendenti attuali è di 6 miliardi di euro, pari a solo il 30% dei ricavi, attesi poco sotto i 20 miliardi nel 2019. Unicredit Italia è oggi l’area di business più redditizia dopo l’Ungheria e produce, nel primo trimestre 2019, 395 milioni di utili netti su 1,3 miliardi del gruppo. L’area “Cee” produce 391 milioni di utili netti e la Germania solo 113 milioni. Nel 2019 sono attesi 4,7 miliardi di utili, erano 3,9 miliardi nel 2018. I ricavi sono fermi, ma a te, pifferaio magico, i ricavi non interessano. Ti ricordiamo una tua recente pubblica dichiarazione a un quotidiano nazionale: “Non è credibile una strategia basata sui ricavi”. Se lo dici tu, che vieni dalla legione straniera, c’è da crederci, e infatti oggi Unicredit fa poco meno di 20 miliardi di ricavi, ne faceva 24 miliardi nel 2013, quando tu non eri alla guida. Dal 2013 Unicredit ha tagliato crediti per oltre 30 miliardi, il 6% dello stock complessivo. Tu sei impegnato a fare tre cose. Uno: vendere i gioielli di casa, tra i quali Pioneer, Pekao e Fineco, dai quali hai incassato oltre 7 miliardi di euro, privandoti così di asset altamente redditizi. Due: hai pulito il bilancio dalle sofferenze a costo di provocare il famoso buco di bilancio del 2016, da 11 miliardi. Tre: hai rafforzato il capitale con l’aumento da 13 miliardi. Dei ricavi, per tua stessa ammissione pubblica, te ne importa poco o niente. Sai cosa pensiamo? Vuoi avere una banca forte patrimonialmente, pulita dalle sofferenze per creare le condizioni per una fusione in Europa in cui tu sia predatore e non preda. Quando ringrazi tutte le lavoratrici e i lavoratori del gruppo Unicredit ti sei forse dimenticato un ultimo aspetto. Non vorrai mica lasciare l’Italia e trasferirti in Europa? Perché, se così fosse, tutti i lavoratori bancari che hanno fatto la tua fortuna non la prenderebbero bene. Un’ultima domanda: uno che ha in mente di tagliare 24.700 posti di lavoro, può dire pubblicamente quanto guadagna tra stipendio e stock option? Fallo per noi, Jean Pierre, rispondi a questa semplice domanda». Il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni.

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