Allerta! Ecco la nuova frontiera dei crediti insoluti, in arrivo una tempesta da 80 miliardi di euro

Se ne parla ancora poco degli UTP, acronimo di “Unlikely To Pay”, ma ben presto se ne dovranno occupare anche i sindacati dei bancari.

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 10/07/2019 in Economia da Filippo Virzì
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Filippo Virzì

di Filippo Virzì

Le Banche utilizzano come sempre degli acronimi e non a caso, ovviamente per rendere meno comprensibile agli utenti cosa realmente realizzano, e di tanta trasparenza i clienti tanto quanto i lavoratori bancari  hanno davvero bisogno.

Non se ne parla ancora, ma sentiremo ben presto della bomba UTP, altro acronimo che sta per “Unlikely To Pay”, è un termine che si riferisce alle inadempienze probabili su mutui e prestiti da parte dei debitori insolventi nei confronti delle banche, un business di € 80 miliardi per le banche italiane che rischia di esplodere alla pari dei tanto decantati NPL (Non Perfoming Loans), i crediti inesigibili, in quanto proprio come già accaduto per i crediti inesigibili, si sta verificando analoga circostanza in quanto grandi istituti bancari al fine di un pronto realizzo e per esigenze di bilancio.

Chi sta per prepararsi ed è in pole position apprendiamo da fonti autorevoli giornalistiche, è Banca Intesa San Paolo,  che fa sempre da "apripista"  nel mondo bancario,la quale ha in cantiere la cessione di un pacchetto UTP.

Per far comprendere la delicatezza sociale  del fenomeno sul tema degli UTP,  sono accorse sia la BCE (Banca Centrale Europea) che la Bankitalia, con l’obiettivo di perseguire una corretta gestione di tali crediti, soprattutto per evitare che gli UTP stessi diventino NPL, il rischio a tale punto è evidente,  non diventano crediti deteriorati ma vengono ceduti, di conseguenza rischiamo di produrre una nuova macelleria sociale, infatti la banca ha interesse nel cedere gli UTP per evitare di avere in bilancio un numero troppo alto di crediti complicati, mentre la terza parte, in qualità di investitore, compra con l’obiettivo di guadagnare con il recupero del credito da parte del debitore che sta nel mezzo di una tempesta, lo stesso infatti  si impatterà con sistemi di recupero da parte di tali società esterne talvolta poco ortodosse nelle procedure,  con tempi di rientro insostenibili  e realizzo del credito vantato anche a condizioni variate in corso d’opera, non ci appare come una buona opportunità per i clienti, ecco perché la situazione macro dei crediti insoluti e deteriorati all’interno delle banche italiane, deve essere costantemente monitorata dalle forze sociali a tutela dei livelli occupazionali e delle giuste garanzie per gli utenti, in particolare del Sud Italia,  sotto torchio costante per vie delle condizioni reddituali al di sotto della media nazionale e per l’altissima percentuale di disoccupazione, ricordiamoci  inoltre che la vertenza sindacale ancora in corso  di DoBank adesso DoValue,  ne è un esempio devastante, una pericolosa deriva che va fermamente respinta.

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