Banche. DoBank adesioni all’85% per lo sciopero, Morelli (FABI): “Grande risposta dei lavoratori”

Alla protesta della FABI e degli altri sindacati hanno aderito 1.062 dipendenti su 1.250. Presidi a Roma, Milano, Verona, Palermo e Messina.

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 29/06/2019 in Economia da Filippo Virzì
Condividi su:
Filippo Virzì
Mauro Morelli

di Filippo Virzì 

Grande adesione allo sciopero di DoBank, la società attività nel mercato degli npl (non performing loan) e del recupero crediti.

Le lavoratrici e i lavoratori che ieri,  complessivamente, hanno partecipato alla protesta della Fabi e degli altri sindacati rappresentavo  l’85% del totale dei dipendenti.

Su 1.250 addetti, hanno scioperato o non hanno lavorato,  appoggiando le manifestazioni, 1.062 persone.

Secondo il segretario nazionale della Fabi, Mauro  Morelli, si tratta di “una grande risposta dei lavoratori a questa azienda che rifugge il confronto, fa  dichiarazioni non reali e in netto contrasto con i comportamenti, attuando una evidente politica del  mordi e fuggi che né il sindacato né i lavoratori possono accettare. Chiediamo un comportamento  serio e costruttivo e questa grande partecipazione deve darci ancora più forza e determinazione”.

La protesta contro DoBank - che nelle ultime settimane, ottenuta la revoca della licenza bancaria, è  diventata DoValue - trae fondamento dal piano industriale dell’azienda che prevede 160 esuberi e  la chiusura di 7 sedi.

Tagli proposti nonostante i conti siano in ordine e i risultati di bilancio assai  positivi: lo scorso anno gli utili sono aumentati del 17% a 52,6 milioni di euro, il portafoglio dei crediti   deteriorati passato da 76 a 82,2 miliardi di euro.

In particolare, per quanto riguarda le strutture territoriali, verrebbero chiusi gli uffici di: Brescia (coi  dipendenti dirottati su Milano e Verona), Padova (lavoratori a Verona), Firenze (addetti a Bologna e  Roma), Lecce (lavoratori a Bari), Messina e Reggio Calabria (dipendenti a Catania), Perugia (addetti  a Roma).

Decine di lavoratori sarebbero costretti, quotidianamente, a percorrere tra gli 80 e i 300  chilometri; quelli di Messina sarebbero obbligati anche a un passaggio in traghetto via mare. Le sedi  che resterebbero operative sarebbero dunque nove: Bari, Bologna, Catania, Milano, Napoli,  Palermo, Roma, Torino, Verona.

“Sono preoccupato - aggiunge Morelli - perché, avendo rinunciato alla licenza bancaria, DoBank si  è sottratta alla vigilanza di Bankitalia.

La gestione degli Npl va ricondotta all’interno del settore  creditizio con regole certe e socialmente sostenibili, altrimenti rappresenterà a breve il vero  problema del Paese. Le società di recupero devono rimanere a sostegno della parte produttiva e  sana dell’imprenditoria”.

PARTECIPA AL GIORNALE

Sei già registrato?

Accedi con login e password