I livelli di rating di Moody’s

Tutti i gradi di giudizio dell’agenzia newyorkese

pubblicato il 22/10/2018 in Economia da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Il logo di Moody's

I governi farebbero di tutto per evitare le sue stroncature. Esattamente come quelle della “cugina” Standard & Poor’s.

Fondata nel 1909 a New York, Moody’s, il cui azionista di riferimento risponde al nome di Warren Buffet, è l’agenzia specializzata nelle valutazioni sulla solvibilità di imprese commerciali e di stati (in una sola parola, nel  rating). Si tratta, in pratica, di un severo censore delle capacità, di uno stato o di un’azienda, di restituire i crediti ricevuti dalle banche. Il suo giudizio si basa su una rigida scala di valori  che tiene conto di due parametri: i debiti contratti a medio termine e quelli contratti a lungo termine.

Negli ultimi otto anni la politica economica di via XX Settembre ha dovuto fare i conti ben tre volte con le schede di valutazione di Moody’s.  La prima volta nell’autunno 2011, quando – era in carica il governo Berlusconi IV – l’agenzia decise di declassare i titoli di stato italiani da Aa2 ad A2, in ragione di un alto livello di debito pubblico per cui non si intravvedeva nessuna garanzia di ripianamento nel breve termine. C’è da ricordare che questa retrocessione arrivava a meno di un mese da un’altra, che era stata comminata da   Standard & Poors (rating da A+ ad A, dove per A si intende un livello intermedio di garanzia che, calcisticamente parlando, rappresenta una piena zona salvezza).

La seconda arrivò poi con  Monti Monti a Palazzo Chigi da circa quattro mesi. San Valentino del 2012: il rating si abbassò da A2 ad A3 perché si stava attraversando una brutta recessione e il debito pubblico, nonostante le riforme del governo tecnico presieduto dall’ex commissario Ue, continuava a mantenersi alto. La terza, com’è noto, è arrivata proprio in questi giorni, in previsione degli effetti della manovra economica che sta per essere varata, in deficit, dal governo Conte. In questo caso il declassamento va dal livello Baa2 a quello Baa3. Ma, tecnicamente, che differenza c’è tra queste tre valutazioni negative, a livello di codici?

Abbiamo detto che Moody’s emette  i suoi giudizi – come fa anche Standard & Poor’s - in base ad una scala di valori.  Com’è strutturata? I valori, come detto, sono espressi da brevi codici alfanumerici, e questi sono raggruppati in due superlivelli: la classe dei gradi di investimento e quella dei gradi di speculazione o di non-investimento. I primi includono tutti i valori positivi, e quindi i codici che contrassegnano situazioni di solvibilità molto buone o buone. I secondi, invece, sono le note (e le notazioni) estremamente negative. Si va dalla solvibilità dubbia o difficoltosa allo stato di vero e proprio fallimento (default).

Nel primo supergruppo abbiamo i valori che vanno dall’Aaa al Baa3, cioè dall’eccellenza, a cui aspirano tutti gli stati virtuosi, alla soglia della serie B.


Nel secondo, invece, abbiamo, in un unico girone, per così dire, la serie B, la serie C e la serie D economiche.


Come si vede, dal 2011 ad oggi l’Italia non ha fatto altro che retrocedere nella stima  di Moody’s. Dalla zona Champions è scivolata via via nella media classifica e poi nei bassifondi del primo gruppo. E ora è praticamente ad un passo dal precipitare nel secondo.         

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