Cgil: qualità del lavoro pessima in Italia

I dati della Fondazione Di Vittorio

pubblicato il 18/03/2018 in Economia da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Lo stato delle cose in Italia sul fronte del lavoro

Italia: nuova emergenza sul fronte del lavoro.

Stavolta non si tratta di disoccupazione, ma della qualità dell’occupazione. Effetto collaterale delle politiche del lavoro degli ultimi governi di sinistra: nel momento stesso in cui esse sono riuscite a mettere un tampone alla crescita esponenziale dei disoccupati, hanno creato una falange di male occupati.

I dati riportati dalla Fondazione Di Vittorio, l’osservatorio sociale della Cgil, non lasciano troppo spazio ad equivoci. L’ultimo studio dell’istituto si intitola “Lavoro: qualità e sviluppo” e si basa sui dati di contabilità nazionale dell’Istat. Esso mette in evidenza come a fine 2017 le persone in disagio lavorativo risultano essere ben 4,5 milioni.
Scendendo più nel dettaglio, nel quarto trimestre 2017 le ore lavorative sono inferiori del 5,8% rispetto al primo trimestre del 2008 (-667 milioni di ore lavorate).

Le unità di lavoro, invece, sono il 4% in meno (e parliamo di 1,2 milioni di unità che mancano all’appello). Non che in buona parte dell’Unione Europea si stia meglio, ad esser del tutto sinceri. Anche in Spagna, in Portogallo, in Grecia e in Irlanda l’ultimo trimestre dell’anno appena passato ha visto una riduzione del numero delle ore lavorate rispetto a quello pre-crisi (cioè il primo trimestre 2008). Solo in Italia, però, c’è un divario tra numero di occupati e numero di ore lavorate che rende la situazione particolarmente drammatica.

"È evidente dai dati – ha dichiarato Fulvio Fammoni, presidente della Fondazione Di Vittorio e curatore dello studio  - che la ripresa non è in grado di generare occupazione quantitativamente e qualitativamente adeguata, con una maggioranza di imprese che scommette prevalentemente su un futuro a breve e su competizione di costo." Lavoro-spazzatura e prospettive occupazionali del tutto asfittiche: il volto imperfetto del Jobs Act.

Negli ultimi cinque anni, infatti, sono aumentati in modo massiccio i lavoratori a tempo determinato (erano 1 milione nel 2013 e sono diventati 1,4 nel 2017) e, negli ultimi due, quelli part-time (+55 tra 2015 e 2017).

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