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Banche. Virzì (UGL), la Sicilia abbandonata dai grandi gruppi bancari

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 “Il nuovo modello di rete bancaria in Sicilia, adottata dai grandi gruppi, continua a subire le conseguenze nefaste di imponenti piani industriali i quali non tengono conto delle caratteristiche peculiari dell’isola”.

A dichiararlo è Filippo Virzì, Portavoce UGL per la Sicilia e per l’UTL/UGL di Palermo.

“Provate ad immaginare un vestito di misura errata – spiega il sindacalista -, ecco cosa sta accadendo nella nostra regione, dove i grandi istituti bancari procedono costantemente alla dismissione di agenzie e talvolta ad accorpamenti delle stesse, asserendo il pretesto della scarsa redditività.

I grandi gruppi bancari stanno lentamente abbandonando l’isola in particolare l’entroterra, un esempio per tutti è Unicredit, dove invece la presenza degli stessi è indispensabile al fine dell’assistenza ai cittadini, sia che siano essi lavoratori , pensionati, commercianti, imprenditori.

Intesa Sanpaolo apparentemente va in controtendenza,  ad aprile Banca Nuova sarà fusa nella capogruppo, realizzando così il secondo polo bancario in Sicilia, ma abbiamo dietro l’angolo i  francesi di  Credit Agricole, pertanto molta cautela, è assolutamente prematuro  farsi prendere dai facili entusiasmi".

“L’accentramento di intere linee di governance al Nord, – aggiunge Virzì – corrisponde anche ad una volontà  linee di governance al Nord, – aggiunge Virzì – corrisponde anche ad una volontà aziendale ben precisa nel non assumere in  ben precisa nel non assumere in Sicilia, i piani di esodo in corso di attuazione nelle banche italiane, stanno depauperando le risorse umane senza alcun turn over, creando un affaticamento operativo delle filiali, dove oramai la clientela opera in condizioni non ottimali, non assistita a dovere anche a causa dell’eliminazione degli operatori di cassa, la conseguente introduzione di modelli smart interamente automatizzati e dei gestori sempre più vessati da inaccettabili pressioni commerciali pressati e mortificati da capi e capetti impegnati in una spasmodica raccolta di liquidità fresca, da drenare ovviamente e non da reinvestire sul territorio siciliano”.

“Il nostro auspicio – conclude Virzì – è che si attui una reale inversione di tendenza, in Sicilia bisogna investire e non drenare, indispensabile realizzare dei piani di esodo ad hoc, attuati su misura per il Sud, sfruttando interamente i 7 anni previsti dal fondo di accompagnamento alla pensione, pertanto investire sul territorio isolano creando delle buone opportunità creditizie per tutti ed occupazionali in particolare  per i giovani".

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