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Ai, monsignor Paglia: "La tecnologia deve essere al servizio dell’uomo"

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"L’intelligenza artificiale offre grandi opportunità, ma il suo sviluppo deve essere accompagnato da una riflessione etica che metta al centro l’essere umano". È il messaggio lanciato da monsignor Vincenzo Paglia, intervistato dalla vicedirettrice di Adnkronos Jole Saggese durante la diretta realizzata in occasione dell’Assemblea generale di Assolombarda. Secondo Paglia, è importante ricordare che "l’intelligenza artificiale, per quanto avanzata, non possiede tutte le caratteristiche dell’intelligenza umana, che comprende non soltanto il ragionamento, ma anche le emozioni, la creatività e la capacità di provare sentimenti". "Dovremmo recuperare la forza dell’umano rispetto alla macchina", ha sottolineato. Un principio che riguarda soprattutto le nuove generazioni: computer e dispositivi digitali devono essere considerati strumenti da utilizzare in modo consapevole. "Dobbiamo dire ai nostri ragazzi che il portatile è uno strumento, non è un alter ego. E allora lo strumento dipende da come lo usi. La clava io la posso usare per spaccare le noci o per spaccare la testa del vicino. Il punto centrale, quindi, non è soltanto la tecnologia in sé, ma il modo in cui viene impiegata e le responsabilità di chi la utilizza", ha detto. 

Paglia si occupa del rapporto tra etica e intelligenza artificiale dal 2019, quando, ha raccontato, "il presidente di Microsoft gli chiese se fosse necessario introdurre una riflessione etica nello sviluppo delle nuove tecnologie. Da allora, il tema è diventato sempre più importante". Secondo monsignor Paglia, "le preoccupazioni legate all’intelligenza artificiale mostrano quanto sia necessario definire principi e responsabilità capaci di orientarne l'utilizzo. L’obiettivo è fare in modo che la tecnologia sia al servizio delle persone e non che siano le persone a diventare subordinate alla tecnologia". 

In questo percorso, Paglia ritiene che "Milano possa svolgere un ruolo importante, proponendosi come luogo di confronto tra aziende tecnologiche, istituzioni politiche e università. Una città capace di promuovere a livello internazionale una visione dell’innovazione che non si limiti ai risultati economici e tecnici, ma tenga conto anche delle conseguenze sulla società e sui diritti delle persone". Milano e l’Europa, ha poi concluso, "credo possano offrire un contributo importante al dibattito internazionale, grazie alla loro vocazione al dialogo e alla capacità di mettere in relazione culture e Paesi diversi". 

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