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Rohani, accordo nucleare vittoria politica Iran

“Mai più minaccia mondiale”

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La storia si ripete, spesso non solo nella tipologia degli eventi, ma anche nei luoghi che ne sono teatro.

A Vienna, dopo la travolgente febbre napoleonica, esattamente duecento anni fa un Congresso ristabilì le tradizionali ”temperature” politiche del Vecchio Continente. E sempre nella cornice della capitale austriaca, martedì 14 luglio,Teheran da un lato e il gruppo di mediazione internazionale del 5+1 dall'altro (parliamo, cioè, della Germania più i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza Onu, Russia, Usa, Cina, Francia e Gb) hanno trovato uno storico accordo sulla questione del nucleare iraniano.

Non più solo presa della Bastiglia, dunque (o, se si vuole, fallito attentato a Chirac): da oggi in poi la vigilia delle idi di luglio porterà con sé anche la memoria di un negoziato che fa sì che il pericolo atomico costituito dallo Stato degli ayatollah venga congelato per almeno un decennio

Se si eccettua Israele, che non ha tardato ad esprimere commenti disfattistico-apocalittici, l’accordo lascia decisamente contenti da un canto, e più contenti dall’altro: da una parte, quella dei negoziatori, è contento John Kerry, passato nel giro di dieci anni da presidente democratico mancato ad artefice di un’intesa importante almeno quanto una Camp David; è contento il ministro degli Esteri russo Lavrov, che ha molto merito nel risultato finale della trattativa, essendo riuscito interpretare la parte dell’ amicone degli iraniani che, alla fine, li ha assai ben disposti; è contento perfino quel brontolone di Laurent Fabius, e gongola addirittura (non potrebbe essere altrimenti) la coordinatrice dell’intero tavolo, il ministro degli Esteri Ue Mogherini, alle cui spalle c’è un Paese, l’Italia, pronto a riappropriarsi, con l’Eni, dei selvaggi sentieri energetici persiani.

Dall’altra parte, quella dell’Iran appunto, è raggiante, a titolo personale ma anche a nome del suo governo (e prima di tutto di Javar Zariff, il suo uomo a Vienna), il presidente Rohani, che in tv, all’indomani della conclusione dell’accordo, ha parlato di “importantissima vittoria politica”. Il vero valore dell’intesa, a suo giudizio, sta nella positiva ricaduta che essa avrà sull’immagine dell’Iran nel mondo. “Fuori dal ghetto della demonizzazione, non più minaccia globale”. E nello stesso tempo “nessuno potrà dire che abbiamo accettato questo accordo come fosse una resa”. Israele, invece, capovolge il ragionamento: parla di resa dell’Occidente nei confronti delle forze del Male. Una resa di cui, dice il premier Netanyahu, presto o tardi dovrà pentirsi.

Oggi, però, non sono solo Rohani e i suoi ministri a sorridere: c’è tutto un popolo anti-nucleare e filo-occidentale, un popolo giovane, messo ai margini negli anni di Ahmadinejad, che si precipita sulla rete o scende in piazza per manifestare tutto il suo entusiasmo. A quanto pare, però, un’euforia eccessiva sembra essere stata motivo di scontri, a Teheran, tra manifestanti pro-accordo e forze dell’ordine: agenti, infatti, sarebbero stati costretti a disperdere un rumoroso e animato assembramento di piazza con gas lacrimogeni e urticanti. Testimoni riferiscono di una persona arrestata, e di alcuni suoi compagni che hanno gridato “Lasciatelo!” all’indirizzo della polizia, come succedeva con frequenza durante le proteste del 2009.      

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