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Inarrestabile la furia dell'Isis: distrutti due mausolei nei pressi di Palmira

L'attenzione ora è rivolta alle rovine romane della città Siriana

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SIRIA – La furia dell’Isis torna a colpire i monumenti e le meraviglie del medio oriente. Nei pressi di Palmira infatti, nella giornata di oggi, sono stati fatti saltare in aria due antichi mausolei. Il primo, quello dello sheikh Mohammad Ben Ali, era uno dei maggiori simboli del politeismo del mondo antico. Mentre il secondo è stato quello di Abu Behaeddin, una figura storica di Palmira. A riportare la notizia è stato il sito di Newsweek che cita anche l’Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus).

A confermare l’atto è stata la figura che si occupa dei ‘rapporti di mediazione’ con il resto del mondo, Wilayat Homs, il quale ha pubblicato due foto dei mausolei appena citati, prima e dopo il momento della detonazione delle cariche. Negli scatti che seguono le esplosioni si vedono distintamente le pietre, che componevano i sito, scaraventate in tutte le direzioni. Il servizio in cui si possono vedere queste foto, è stato intitolato "L'eliminazione dei simboli politeisti" per rimarcare la volontà di distruggere ogni qualsivoglia credo differente da quello islamico in senso stretto. Nello scatto antecedente all’esplosione si vedono invece i militanti che si occupano di trasportare l’esplosivo nei pressi dei mausolei.

Anche se si va sempre con i piedi di piombo rispetto questi attentati per valutarne l’effettiva messa in atto l’Ondus ha confermato la distruzione dei due sacrari antichi, demoliti perché i jihadisti considerano i ‘mausolei islamici contrari alla fede – come riportato dall’Ansa – giacché rappresentano, intrinsecamente, una forma di idolatria'. Per questo motivo – continua la nota Ansa – gli stessi militanti hanno proibito qualsiasi visita di questi luoghi.

L’apprensione adesso si riversa però sulle antiche rovine romane di Palmira, risalenti al primo e secondo secolo d.c. e riconosciuti, già da tempo, come patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

LE CONTROMISURE - Molte sono state le statue trasferite in altre località nel corso del mese scorso quando già i militanti erano riusciti ad entrare nella parte moderna di Palmira.

LA STORIA IN PILLOLE - La città rappresenta ancora un crocevia importante ma è nata grazie alla necessità di istituire un punto di sosta per le carovane dei viaggiatori e mercanti già in epoca romana come si può ben intuire. Da notare il soprannome della città, conosciuta sin da allora con il nome di Sposa del deserto mentre il nome Palmyra è di origine greca e sta a indicare la 'palma' come traduzione letterale dall'aramaico Tadmor.

Citazioni di Palmira di rintracciano nella Bibbia e negli annali assiri. Tuttavia la parte più importante della sua storia è strettamente legata alla regina Zenobia, stoica oppositrice di romani e persiani. Solo con l'avvento di DIocleziano la città finì in mani romane (293-303) e fù fortificata per difenderla dalle mire espansionistiche dei Sasanidi ai quali si oppone un accampamento con un pretorio e un santuario per le insegne della Legio Illirica.

Le notizie sono più scarne a partire dal IV secolo mentre sotto il dominio bizantino cominciarono a nascere delle chiese con conseguente perdita di importanza per la città. Solo Giustiniano, imperatore romano, riportò in auge il sito per la sua importanza strategica ma la situazione restoò così per poco visto che, una volta conquistata dagli arabi, Palmira andò lentamente in rovina.

Nel sito archeologico si trovano la via colonnata, il santuario di Bel, quello di Nabu, le Terme di Diocleziano, il teatro e l'Agora. Vere e proprie perle architettoniche.

 

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