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Messico, partito di Nieto resta primo

Il Partito Rivoluzionario Istituzionale conserva maggioranza

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Mentre in Turchia,  clamorosamente, il "sultano" Erdogan non ottiene la maggioranza e l’affermazione inopinata del partito curdo fa crollare valuta e Borsa, dall’altra parte del mondo, cioè in Messico, il Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI) del presidente Enrique Nieto riesce a mantenere la maggioranza semplice in Parlamento, all’indomani delle elezioni politiche svoltesi nel Paese.

La forbice indicata sin dalle prime proiezioni è stata rassicurante per il presidente e il suo partito socialdemocratico: si è attestata, infatti, tra il 29,87 e il 30,85% dei consensi. Ben otto-nove punti in più del loro più immediato inseguitore, il Partito di Azione Nazionale (PAN), conservatore, che ha racimolato tra il 21,47 e il 22,7% dei consensi. Può star tranquillo, però, chi pensa che l’astensionismo sia solo un problema di certe democrazie  vecchie e fatiscenti dell’Occidente europeo: anche qui, nella ruggente terra degli Aztechi e degli Olmechi, il 50% della popolazione ha preferito disertare le urne.

Enrique Peña Nieto, quasi cinquant’anni, nato ad Atlacomulco,  un villaggio a cinquantacinque miglia a nord ovest di Città del Messico, milita nel PRI dal 1984.  È stato eletto presidente del Messico il 1° dicembre 2012 e lo resterà, senza troppi traumi come hanno confermato le urne lo scorso weekend, fino al 2018 : sulla sua vittoria di tre anni fa, però, continua a gravare il sospetto di brogli.

E’ abbastanza evidente, inoltre, il suo calo di popolarità legato ai fatti che hanno caratterizzato l’ultima parte del suo mandato. Ci riferiamo alla strage di 43 studenti attivisti consumatasi nell’ottobre del 2014 ad Ayotzinapa, nello stato di Guerrero: uno scenario a dir poco “colombiano”, con le forze dell’ordine a fianco dei narcos (non è un caso che le punte più alte di astensionismo siano state toccate proprio nel Guerrero). 

Ma pensiamo anche allo scandalo delle tenute milionarie che lui, la sua consorte e i suoi collaboratori hanno potuto acquistare a prezzi di favore da imprenditori che avevano ricevuto appalti dal governo. A ciò si aggiunge una politica anti-corruzione piuttosto blanda rispetto alle attese ed un’azione economica inadeguata alle esigenze del Paese (nel 2013 la crescita annua del pil è stata dell’1,3%,  nel 2014 è aumentata di appena un punto percentuale).

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