Il Nebraska abolisce la pena di morte

Lo stato americano è il diciannovesimo, in ordine di tempo, a prendere una simile decisione

pubblicato il 28/05/2015 in Dal Mondo da Danilo Di Laudo
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Danilo Di Laudo

NEBRASKA (USA) – Importante svolta quella raggiunta nella giornata odierna, infatti, il parlamento dello Stato ubicato nel cuore degli Stati Uniti, ha approvato l’abolizione della pena di morte.

La decisione è stata presa anche dopo che il governatore, il repubblicano Pete Ricketts, aveva posto il veto sulla proposta di Legge. Tre erano già state le votazioni messe in atto all’interno del parlamento e solo con l’ultima, tenutasi oggi e superando il veto, la legge è stata resa tale. Per poter superare ‘il blocco’ imposto da Ricketts sono stati necessari ben trenta deputati, tutti conservatori, schierati a favore dell’abolizione, così come prevede il regolamento (il risultato finale è stato di 30 voti favorevoli contro 19 contrari).

Così facendo il Nebraska va ad aggiungersi agli altri 18 stati americani in cui è stata già abolita la pratica dell’esecuzione capitale per i reati più gravi. Il primo a prendere questa direzione è stato il North Dakota nel lontano 1973, mentre l’ultimo è stato il Maryland che ha emesso una legge in tal senso nel 2013.

Tuttavia, restando in Nebraska, le lungaggini burocratiche, come si evince dalla BBC, non avevano permesso  l’esecuzione materiale dei detenuti già dal 1997 e sicuramente sarebbe stato difficoltoso portare a termine ulteriori procedimenti di questo tipo in futuro. Inoltre non si era mai verificata una condanna a morte attraverso l’utilizzo dell’iniezione letale e l’ultima, risalente al 2013, è stata bloccata perché uno dei farmaci necessari aveva superato la data di utilizzabilità, ragion per cui, evitando il rischio di imporre un terribile supplizio al detenuto, si era deciso di bloccare la procedura.

Il voto non è stato però svolto da subito nel migliore dei modi infatti, sempre la BBC, fa sapere che una portavoce del Nebraska State Patrol ha dichiarato che la sua stessa agenzia stava indagando su delle presunte minacce ricevute da un senatore che aveva dall’inizio sostenuto il provvedimento.

Immagine BBC

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