Che cos’ era Canne, prima della battaglia che vide i Cartaginesi trionfare alla grande sui Romani?
Che cos’era Zama, prima dello scontro che fu la rivincita dei secondi sui primi? Che cos’era Waterloo, e così via? Per la maggior parte tutte località semisconosciute, semplici espressioni grafiche su una cartina. Vale anche per Bosso, un comune rurale del dipartimento di Diffa, nella regione omonima dello Stato del Niger. Anche Bosso passerà alla storia come teatro di battaglia, anzi di più battaglie, alcuni degli ormai tanti episodi bellici dell’infinito conflitto tra truppe nigeriane, nigerine e camerunensi da un lato e miliziani di Boko Haram dall’altro.
A Bosso, alla fine di marzo, truppe di Niamey, supportate dalle forze del Ciad, hanno respinto brillantemente un attacco degli estremisti,costringendoli a ripiegare entro i loro confini. Lo annuncia con evidente soddisfazione il ministro della Difesa del Niger, Mahamadou Karidjo, che non è nuovo ad annunci trionfali: all’inizio di febbraio Karidjo aveva dato alle agenzie la notizia di un’altra strepitosa vittoria nigerino-ciadiana contro il Califfato di Maiduguri tra Bosso e Diffa. In quell’occasione caddero in centonove tra le file bokoharamiane, a fronte di quattro regolari morti e diciassette feriti.
Stavolta, invece, anche se la strage di jihadisti, almeno stando alle cifre ufficiali, è di proporzioni inferiori, c’è un motivo di vanto in più, per Karidjo: nigerini e ciadiani, infatti, hanno ucciso gli estremisto nella loro stessa tana, per così dire. Non si sono limitati a contrastare, ed efficacemente, l’offensiva nemica, varcata la frontiera con la Nigeria, si sono anche spinti nel territorio di Boko Haram, e lì hanno distrutto una base nemica e abbattuto quarantasette miliziani.

