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Omicidio Nemtsov, arrestate quattro persone

Lo rendono noto i servizi segreti russi

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In Russia tra sabato 7 e domenica 8 marzo quattro persone sono state arrestate in relazione alle indagini sull’omicidio di Boris Demtsov, l’oppositore di Putin ucciso a Mosca il 27 febbraio, due persone sono state messe in manette. Una quinta che stava per essere messa in manette si è fatta saltare in aria con una granata a Grozny. 

I primi due arresti sono stati annunciati direttamente dal capo dei servizi segreti russi, Alexander Bortnikov. Si tratta di due cugini trentenni originari del Caucaso meridionale, Anzor Gubashev e Zaur Dadayev. Entrambi vivono in Russia da molti anni: uno, Gubashev, si guadagna ufficialmente da vivere come guardia di sicurezza in un ipermercato, l’altro, Dadayev, da dieci anni è nel battaglione del ministero dell’Interno in Cecenia, ed è stato anche decorato da Putin per meriti militari. I due sono sospettati di aver organizzato ed eseguito l’omicidio, avvenuto lungo il ponte Bolshoi Moskvoretski, a pochi passi dal Cremlino, ma su di loro non grava, per il momento, alcuna incriminazione formale.

Certo è che, come scrive l’edizione online della Repubblica (www.repubblica.it), che si poggia su una fonte vicina all’indagine, di fatto sull’auto dei killers, filmata dalle telecamere di sicurezza – Nemtsov, infatti, è stato ucciso con quattro colpi di pistola sparati da un’auto –, la scientifica ha trovato “tracce biologiche” riconducibili proprio ai due cugini. Altri due arresti sono stati effettuati nella giornata di domenica, come scrive la Cnn.

Per il braccio destro di Demtsov, Ilya Yashin, la cosa importante è assicurare alla giustizia “i veri colpevoli, e non i capri espiatori”. Sull’identificazione e, conseguentemente, la definitiva incriminazione dei due caucasici l’ultima parola sarà detta all’inizio della prossima settimana da Anna Duritskaya, l’ucraina unica testimone oculare del delitto: testimone d’eccezione, trattandosi della fidanzata di Nemtsov che camminava al fianco del leader mentre questi veniva assassinato. Dalle parole di lei, salvatasi miracolosamente, ci si aspetta la svolta nelle indagini. 

Il presidente Putin, che segue le indagini con grande partecipazione, è stato subito informato degli arresti effettuati. Putin ha apertamente condannato l’omicidio, definendolo “una vergogna”. “Bisogna perseguire con la massima severità i responsabili di delitti politici”, ha commentato a caldo poche ore dopo che l’uccisione di Nemtsov si era consumata,  “perché la Russia deve finalmente liberarsi di tragedie come queste”. Eppure, qualche “irriducibile” –l’avvocato e blogger Navalny in primis – continua a ipotizzare che dietro l’omicidio possa esserci proprio la regia occulta del numero uno del Cremlino. A dispetto di Edward Luttwak, e delle sue tesi espresse al Messaggero che scagionano lo statista di San Pietroburgo.

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