Grecia, da governo stop a calcio

Provvedimento d'urgenza volto ad arginare la violenza negli stadi

pubblicato il 26/02/2015 in Dal Mondo da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Governo Tsipras - Stop al calcio violento

Da quanti anni se ne parla in Italia? Fermare il sistema, resettarlo, e ripartire dopo aver diffuso, e inculcato, un’adeguata educazione civico-sportiva. Ma, che fossero i governi legalitari o progressisti, il risultato, al di là dell’introduzione della tessera del tifoso, è sempre stato quello di rimandare la decisione sine die. In Grecia, invece, il governo di estrema sinistra di Alexis Tsipras non ci ha pensato due volte. Per fermare il fenomeno della violenza negli stadi, il 25 febbraio è stato decretato che i campionati di calcio, a tutti i livelli professionistici, siano sospesi a tempo indeterminato. “Non ci sono le condizioni di sicurezza per continuare i tornei”: con questa motivazione secca, ineccepibile, inoppugnabile, il viceministro dello sport, Stavros Kontonis, ha chiesto, e ottenuto, da tutti i principali organi del football ellenico che le attività calcistiche siano bloccate almeno fino a quando le parti coinvolte non accetteranno di assumersi, nero su bianco, impegni precisi per contribuire alla lotta contro la violenza negli stadi.

Causa scatenante della decisione i disordini registratisi prima,  durante e dopo la stracittadina ateniese Panathinaikos-Olympiakos Pireo, disputatasi il 23 febbraio e finita 2-1 per i panatenaici. Al termine della partita ci sono stati undici arresti. Tra le vittime degli scontri anche due giocatori ospiti: il nigeriano Olaitan, che nell’intervallo è stato ricoverato in ospedale per una miocardia dovuta a stress e spavento, e lo svizzero Kasami, colpito da un petardo mentre si accomodava in panchina dopo la sua sostituzione. In attesa di un nuovo quadro legislativo, Tsipras ha accolto convintamente la risoluzione di Kontonis.      

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