Uomini in gonna contro la violenza sessuale

In Turchia e Azerbaijan diffusa l'originale protesta

pubblicato il 23/02/2015 in Dal Mondo da Daniele Del Casino
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Daniele Del Casino

Non è cosa da tutti i giorni vedere sfilare in città uomini in minigonna, men che mai in paesi caucasici, quindi la contestazione messa su da un gruppo di attivisti turchi ha colto davvero nel segno coinvolgendo molti altri uomini e dando il via ad una campagna virale, specialmente sui social network Facebook e Twitter, grazie all'hashtag #ozgecanicinminietekgiy ossia "indossare una minigonna per Ozgecan".


Ozgecan Aslan era una studentessa universitaria di 20 anni, uccisa a pugni e calci poi bruciata il 13 febbraio scorso dopo un tentativo fallito di stupro da parte di un uomo nel sud della Turchia. La sua storia, unita al crescente aumento delle violenze sessuali nel paese ha innescato l'obiezione polemica degli attivisti, che non risparmiano niente e nessuno nella condanna del crimine sessuale: la campagna su Facebook, a base sopratutto di foto, è stata accompagnata da un comunicato: ''se una minigonna è responsabile di ogni cosa, se una minigonna significa mancanza di morale e di castità, se una donna che indossa una minigonna è un invito a quello che le può accadere, allora anche noi vi invitiamo!''.
Nei giorni scorsi donne e uomini turchi avevano postato una serie di scatti sui social media vestiti di nero, per commemorare la ragazza uccisa usando gli hashtag #OzgecanIçinSiyahGiy e #WearingblackforOzgecan. Secondo l'inglese BBC sono oltre sei milioni le persone che hanno condiviso il nome di Aslan e migliaia quelli che hanno usato i social media per raccontare le proprie storie di abusi sessuali in relazione proprio all'ultimo, terribile caso avvenuto in Turchia.
L'attivista e avvocato Hulya Gulbahar ha definito la protesta degli uomini in gonna ''molto efficace'', sottolineando che ''il movimento sta cercando di dire alla società che l' abito non è una scusa per violentare o molestare sessualmente. Ma la società non vuole ascoltare queste voci. Ogni giorno vengono uccise almeno cinque donne in Turchia - ha aggiunto Gulbahar –  e i recenti dati sulle violenze sessuali nel paese mostrano un aumento significativo dal 2008, come hanno rivelato le Nazioni Unite, che riferiscono come due donne turche su cinque hanno subito violenza sessuale e fisica''.
La settimana scorsa il deputato dell'Akp Ismet Ucma, il partito al governo e del presidente Erdogan, aveva legato l'aumento del numero di stupri in Turchia alla trasmissione di soap opera in tv. Secondo il parlamentare, le fiction televisive rovinano la struttura della famiglia tradizionale turca: "Nelle serie tv non ci sono limiti. E poi si lamentano dell'aumento di stupri. Cosa ci si aspettava? Chi semina vento, raccoglie tempesta''- afferma Ucma.
Lo stesso presidente Erdogan viene accusato di identificare le donne solo come “madri” e di non credere nell'uguaglianza di genere: “Il nostro presidente e governo dicono ogni giorno alla società di non credere che donne e uomini sono uguali. Le donne vengono viste come un regalo di Dio agli uomini - ha detto ancora Gulbahar - Ma alcune donne e alcuni uomini non sono affatto d'accordo''. Una disuguaglianza che è più che evidente in Turchia ad esempio, nel mondo del lavoro, che vede attivi il 69% degli uomini e solo il 29% delle donne. Un'atteggiamento discriminatorio che viene combattuto anche dagli “uomini in gonna” e che risveglia la coscienza sociale del paese.

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