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Isis, smartphone costa amputazione

A Mosul barbarica punizione per tre donne

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La tecnologia degli infedeli occidentali? Se usata dalle donne, nel codice dell’Isis può far incorrere in condanne molto severe. Magari non proprio la morte per decapitazione, la firma tipica del Califfato che far tremare il mondo vuole (o almeno sfidarlo): ma l’amputazione delle dita, sì, e di certo non è un rituale meno cruento.  Ne sanno qualcosa, a Mosul, tre donne, ree semplicemente di aver usato uno smartphone: è il quotidiano inglese “Indipendent” a riferire di questa punizione, il 16 febbraio, Nell’Iraq settentrionale, di questi tempi, coloro che veramente desiderano accedere all’uso di tablet, telefonini, pc e quant’altro devono farsi un vanto di appartenere al sesso maschile: chi lo è, infatti, pur essendo incorso nel reato di utilizzo di tecnologia proibita, almeno se la cava con un certo numero di frustate. Ė esattamente quanto è successo a cinque uomini, sempre a Mosul, e proprio mentre ai loro correi di genere opposto veniva  inflitta la crudele menomazione. Quasi nelle stesse ore gli islamisti che controllano la città hanno proceduto anche alla lapidazione di un vecchio: nel suo caso la colpa non era quella di detenere strumenti di comunicazione  elettronici o digitali, bensì “semplicemente” l’aver commesso adulterio: quindi la sua punizione è stata eseguita secondo i canoni classici della Shari’a.

Ė facile capire perché a Mosul, e nel resto dell’Iraq sotto il tallone dell’Isis, i cellulari, specie quelli di ultimissima generazione, sono stati banditi: per gli islamisti preoccupazione primaria è quella di troncare ogni canale di contatto tra le popolazioni sottomesse e le forze della Coalizione internazionale.Altrove in Iraq, intanto, e più precisamente nella provincia di Al Anbar, quarantacinque civili sono stati arsi vivi: viene da pensare che l’orrendo olocausto sia stato compiuto per fare un omaggio al padre fondatore dell’Isis, dal momento che, curiosamente, la città teatro della strage si chiama proprio Al Baghdadi, dove gli uomini del Califfato hanno ucciso anche ventisette poliziotti nel corso di uno scontro a fuoco. I corpi di quegli agenti, secondo il presidente del Consiglio provinciale, Karhut, sarebbero stati gettati nell’Eufrate.

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