«L’istruzione non è un crimine»: la campagna si intensifica

La comunità Bahai reagisce alle discriminazioni e alle violenze messe in atto nei suoi confronti

pubblicato il 12/02/2015 in Dal Mondo da Valentina Roselli
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Valentina Roselli

«L’istruzione non è un crimine»: una campagna mondiale che intende far conoscere la risposta costruttiva della comunità baha’i al rifiuto del governo iraniano di consentire ai giovani baha’i di accedere agli studi superiori, sta intensificandosi mentre si avvicina la sua giornata di mobilitazione globale il 27 febbraio 2015. Il sito web della campagna illustra ciò che le autorità in Iran stanno facendo per perseguitare i baha’i del paese e offre un contesto storico della persecuzione. Nell’invitare tutto il mondo a partecipare alla campagna, la homepage del sito afferma: «In Iran studiare è un crimine. Ma noi possiamo cambiare le cose». Lanciata nel novembre 2014, la campagna, organizzata da Maziar Bahari, giornalista e cineasta irano-canadese, anch'esso imprigionato in Iran nel 2009, è stata ispirata dal film «To Light a Candle», un documentario prodotto dallo stesso giornalista. Il film utilizza interviste, storie personali e materiale d’archivio, spesso fatto uscire dall’Iran con grandi rischi personali, per mostrare la creatività dei baha’i nel rispondere alle ingiustizie, di fronte a una costante oppressione. In particolare esso illustra la resilienza costruttive dei giovani baha’i che hanno espresso il loro desiderio di continuare a studiare sviluppando una sistemazione informale che permettesse loro di accedere agli studi di livello universitario.

La campagna proseguirà con un grande evento intitolato «L’istruzione non è un crimine live 2015», che si svolgerà a Los Angeles il 27 febbraio, durante il quale si proietterà il film «To Light a Candle». Lo stesso giorno il film sarà proiettato su centinaia di schermi nel mondo. Un importante elemento della campagna è il sostegno che essa ha ricevuto a livello glovale. Un gran numero di iraniani ha significativamente deciso di difendere i diritti dei baha’i contro decenni di sforzi da parte delle autorità e dei capi religiosi del paese in Iran di mistificare la comunità baha’i. «Molte persone imparano dai baha’i», ha detto il signor Bahari in occasione della prima del film a Londra lo scorso settembre. Egli ha aggiunto che in passato gli iraniani «erano indifferenti alla sorte dei baha’i. Non ce ne curavamo affatto». «Oggi molto giovani iraniani hanno amici baha’i anche se il governo continua a vessarli e a presentarli in termini negativi», ha detto il signor Bahari. La campagna «L’istruzione non è un crimine» è stata appoggiata da molte eminenti personalità. Fra queste vi sono premi Nobel come l’arcivescovo Desmond Tutu, Shirin Ebadi, Tawakkol Karman, Jody Williams e Mairead Maguire. Inoltre la campagna è stata appoggiata da artisti e intellettuali come Nazanin Boniadi, Abbas Milani, Mohsen Makhmalbaf, Azar Nafisi, Omid Djalili, Eva LaRue e Mohammad Maleki, ex presidente dell’Università di Teheran. Una sezione del sito dice alle persone come possono partecipare all’iniziativa, inoltre, molte persone da tutto il mondo hanno mandato messaggi di sostegno al diritto per lo studio dei baha’i in Iran e postato numerosi video sul sito web e sulla pagina Facebook della campagna. «L’istruzione è un diritto umano fondamentale», come afferma una persona nel video postato sul sito web: «è come il diritto ai mezzi di sussistenza, alla sicurezza o al lavoro, il diritto a una casa. È un diritto umano fondamentale, non è un crimine. È un crimine esserne privati».

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