Medio Oriente, telefonata Obama-Netanyahu

Tra i temi trattati anche il nucleare iraniano

pubblicato il 21/01/2015 in Dal Mondo da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Obama-Netanyahu

Camp David? La realtà, a tutt’oggi, richiede un passo indietro. E vade retro, evidentemente, almeno sul piano del “giuridicamente corretto”,  anche alla recente risoluzione del Parlamento di Strasburgo. La richiesta dell’Autorità Nazionale Palestinese di aderire alla Corte Penale Internazionale non può essere presa in considerazione perché “l’Anp non costituisce ancora uno Stato, e pertanto non ha i requisiti per accedere allo statuto di Roma (il trattato internazionale che ha istituito la Cpi nel 2002, ndr)”. A dirlo è Barack Obama, esprimendo la posizione del suo Paese in merito a tale questione durante un colloquio telefonico con Benjamin Netanyahu, il premier israeliano.
Il “summit al telefono” Stati Uniti-Israele, svoltosi il 13 gennaio, non ha riguardato solo l’ingresso dello Stato-non Stato del presidente Abu Mazen nella Cpi. Si è parlato, infatti, anche dei negoziati tra Teheran e del gruppo 5+1 (la Germania più i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza Onu, cioè Francia, Stati Uniti, Regno Unito, Russia e Cina) sull’irrisolta questione del nucleare iraniano.  Il presidente Usa ha ribadito che gli sforzi di Washington e degli altri mediatori del sestetto sono finalizzati in modo deciso ad arrivare “ad un accordo complessivo con l’Iran” che consenta di far desistere il Paese degli ayatollah dal proposito di dotarsi dell’arma nucleare e dia garanzie certe in tal senso alla comunità internazionale. Naturalmente l’inquilino della Casa Bianca non ha mancato di confermare a Netanyahu la prosecuzione dell’impegno Usa per la sicurezza dello Stato ebraico.      

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