Caso Brown, niente rinvio a giudizio per Wilson

Esplode la rabbia dei neri d'America

pubblicato il 26/11/2014 in Dal Mondo da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Si torna a parlare di Michael Brown

Darren Wilson non sarà incriminato. La decisione del Gran giurì della contea di Saint Louis in merito al delitto Brown arriva martedì 25 novembre e sembra piuttosto ponderata: è maturata, infatti, dopo un’attenta analisi delle deposizioni di ben sessanta testimoni, oltre che dello stesso Wilson; ma il collegio giudicante, composto da dodici persone (nove delle quali di razza bianca, è bene ricordarlo), ha studiato con attenzione anche i referti delle autopsie e i documenti audio, come le dichiarazioni rilasciate ad una radio, a pochi giorni dall’accaduto, da una donna che si è detta amica di Wilson e che si è presentata come Josie. Nella sua ricostruzione dell’accaduto, Josie ha lasciato chiaramente intendere che Wilson ha agito come ha agito (ha sparato a morte il ragazzo, che ella dipinge in sostanza come uno sbandato dedito ai furti) perché Brown lo aveva colpito e lo stava minacciando.
Insomma, non ci sono prove sufficienti per scardinare la tesi secondo cui Wilson avrebbe agito per legittima difesa; anzi, parecchi elementi convergono nella direzione opposta, cioè nell’avvalorarla. La comunità afroamericana di Ferguson non l’ha presa bene: già prima della lettura della sentenza del Gran giurì, davanti al Palazzo della Corte era stato necessario disporre un folto schieramento di poliziotti in tenuta  antisommossa. Stavolta, però, i moti di protesta che puntualmente sono scoppiati, non hanno riguardato solo Ferguson: in poche ore si sono estesi a tutti gli States. Da Washington a New York, da Los Angeles a Seattle a Philadelphia a Chicago a San Francisco a Boston: dappertutto il black people  è sceso in piazza, contro una giustizia discriminatoria, pre-secessionista, per la quale, nonostante tutto, quella metà di America da cui pure è uscito l’attuale Presidente continua a non avere alcuna importanza sociale, nessun valore umano. “La violenza non può essere giustificata in alcun modo”, ha detto Obama dopo le prime notizie di scontri: ma da che parte sta?, si sarà chiesto qualche nostalgico delle Pantere nere. Dopo più di quarant’anni, in effetti, i neri d’America restano ancora imprigionati tra due modelli: la disobbedienza civile di tipo gandhiano, predicata da Martin Luther King, e la lotta di liberazione di tipo terroristico, quella di Malcolm X. La prima, pur senza nascondersi i dolori e i sacrifici, punta all’integrazione; la seconda è solo rabbia e odio, sentimenti che possono rimanere assopiti per molto tempo, ma sono sempre pronti a risvegliarsi, violentemente, al momento più opportuno. Da un lato ci sono i genitori “devastati” di Michael Brown, che appassionatamente, ma civilmente, esprimono il loro rammarico per una decisione che fa sì che “Wilson non risponda delle sue colpe”; e i tanti che, nel nome loro e del figlio che è morto, vogliono levare la loro protesta, rumorosamente ma in modo costruttivo. Dall’altro ci sono i numerosissimi altri “fratelli neri” che, sentendo le parole del signor e della signora Brown, decidono di cercare i disordini di piazza e lo scontro fisico, e quindi il sangue, per farsene paladini. Quando il popolo dei neri d’America si muove per far sentire la sua voce contro i soprusi ricevuti dai bianchi, lo spirito di Martin Luther King e quello di Malcolm Xsi risvegliano sempre insieme: ma marciano sempre separati. Così, mentre a New York  cortei spontanei mandavano in tilt la città con l’invasione di Times Square e la chiusura al traffico dei tre ponti principali (quello di Brooklyn, di Manhattan e di Triborough), in perfetto stile da disobbedienti non-violenti (così come succedeva negli altri luoghi di protesta, lontani dal Missouri, a parte Oakland, quartiere di San Francisco ), a Ferguson e nei sobborghi vicini scoppiava la guerra civile: nel quartiere di Brown, dieci edifici sono stati dati alle fiamme, ed esplosi centocinquanta colpi di pistola, alcuni dei quali contro una troupe della Bbc: un poliziotto ferito, trenta persone arrestate.  Raddoppiato a San Louis il numero di effettivi della Guardia Nazionale; e, sopra la contea, disposta l’istituzione di una no fly zone. Anche a Unversity City, a non molta distanza da Ferguson, si è registrato il ferimento di un  agente. No justice, no peace: da un angolo all’altro di Ferguson, risuona il grido di battaglia del reverendo Sharpton, che si è subito messo alla guida dei fratelli neri in rivolta (almeno delle frange meno facinorose): la polizia, intanto, diffondeva foto in cui si vede Darren ferito dopo uno scontro con Brown.

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