Indietro marò. Situazione grave, e pure complicata. Da un lato c’è Giulia, la figlia di Massimiliano Latorre, il fuciliere tarantino al centro del caso marò, che su Facebook annuncia crudamente l’ischemia del papà per poi concludere con la notizia che “ora sta meglio”. Dall’altro c’è Alessandro Girone, fratello di Salvatore, l’altro marò della diatriba India-Italia: per lui bisogna andarci più cauti, perché “Massimiliano ha avuto un ictus nella zona profonda del cervello”, e, pur essendosi risvegliato, “non ha ancora recuperato al 100%”.
Tra l’ottimismo filiale e la prudenza realistica del fratello dell’amico (e compagno di sventura) ci sono le notizie oggettivamente incoraggianti delle ultime ore: domenica 7 settembre i medici dell’ospedale di New Delhi, dove Latorre era ricoverato dall’inizio del mese, hanno disposto le dimissioni del militare italiano, avendo valutato in modo positivo le sue condizioni di salute. La causa del malore? Il logoramento psico-emotivo, lo stato di perenne angoscia che l’ufficiale vive ininterrottamente dal febbraio 2012, dall’inizio, cioè, di quel maledetto pastiche internazionale che lo vede coinvolto. Alla luce di ciò le autorità italiane, proprio mentre ringraziano l’India per la qualità delle cure prestate, chiedono anche l’immediato rimpatrio di Latorre: così da evitare che quelle condizioni che ne hanno determinato il cedimento a livello cerebrale possano ripetersi. Nelle ore in cui scriviamo è fissata la prima udienza dei legali del marò davanti alla Corte Suprema indiana.

